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Agrigento – Caso Crosta, Di Rosa: «L’odio social si ritorce contro chi lo ha alimentato. Sodano ha già perso credibilità, La Vardera cosa ne pensa?»

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Agrigento – Caso Crosta, Di Rosa: «L’odio social si ritorce contro chi lo ha alimentato. Sodano ha già perso credibilità, La Vardera cosa ne pensa?». Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

Cosa sta succedendo

⏱️Tempo di lettura: 11 min

L’editore di Report Sicilia: «Crosta e i suoi sostenitori hanno cercato di spostare l’attenzione dai documenti contro chi ha condotto l’inchiesta. Il Comune dica se sta verificando i lavori apparentemente eseguiti negli ultimi anni e la Soprintendenza chiarisca se ha trasmesso gli atti alla Procura»

Chi ha realmente alimentato l’odio social sul caso Crosta?

Chi ha trasformato un’inchiesta fondata su documenti, fotografie e immagini storiche in un’aggressione personale contro Giuseppe Di Rosa?

A intervenire è lo stesso Di Rosa, editore di Report Sicilia, presidente dell’associazione Nuovo Millennio ed ex candidato sindaco di Agrigento.

«L’odio social che hanno cercato di indirizzare contro di me – dichiara Di Rosa – si sta ritorcendo contro chi lo ha alimentato. Giovanni Crosta e alcuni suoi sostenitori, che probabilmente considera amici, hanno preferito attaccare chi ha pubblicato gli atti anziché rispondere alle domande poste».

Secondo Di Rosa, la strategia seguita dopo la pubblicazione dell’inchiesta avrebbe prodotto l’effetto opposto rispetto a quello sperato.

«Ogni insulto, ogni insinuazione e ogni tentativo di spostare la discussione hanno spinto Report Sicilia ad approfondire ulteriormente. E più abbiamo approfondito, più sono emersi elementi sui quali gli organi competenti devono fare chiarezza».

Il problema non è soltanto l’immobile ereditato

Fin dall’inizio si è cercato di ridurre l’intera vicenda a una casa abusiva ereditata.

Ma Report Sicilia non ha mai sostenuto che ereditare un immobile costituisca un reato.

Il punto dell’inchiesta è molto più ampio.

Giovanni Crosta ha ricoperto il ruolo di vicesindaco di Agrigento ed era titolare di deleghe particolarmente delicate: Polizia municipale, trasparenza, anticorruzione, affari legali, patrimonio, tributi e personale.

Il problema politico non riguarda soltanto la provenienza dell’immobile, ma anche ciò che sarebbe avvenuto negli anni successivi.

Le immagini pubblicate da Report Sicilia mostrerebbero interventi apparentemente eseguiti in tempi recenti: pavimentazioni, recinzioni, scale, rifacimento del prospetto, modifiche interne e sostituzione del cancello.

Per questi lavori esistono i necessari titoli edilizi?

Sono state presentate comunicazioni o segnalazioni al Comune?

È stata chiesta e ottenuta l’autorizzazione paesaggistica?

Chi ha commissionato gli interventi?

Chi li ha materialmente realizzati?

Chi li ha pagati?

Esistono fatture e documenti fiscali?

«A queste domande – sostiene Di Rosa – Crosta non ha ancora risposto mostrando gli atti. Si è preferito parlare di macchina del fango e attaccare chi aveva scoperto la vicenda».

Crosta e i suoi sostenitori hanno alimentato lo scontro

Secondo Di Rosa, non sarebbe stato Report Sicilia ad alimentare la tempesta social.

Il giornale ha pubblicato un’inchiesta, ha mostrato gli elementi raccolti e ha chiesto alle autorità competenti di effettuare gli accertamenti.

«Chi ha trascinato la vicenda sui social sono stati Crosta e alcuni suoi sostenitori – afferma Di Rosa –. Hanno cercato di costruire una narrazione nella quale l’amministratore pubblico diventava la vittima e chi aveva pubblicato i documenti veniva trasformato nel colpevole».

Una strategia che avrebbe consentito di spostare l’attenzione dal vero problema.

Anziché mostrare i titoli edilizi e paesaggistici, si è discusso delle presunte intenzioni di Giuseppe Di Rosa.

Anziché spiegare chi avesse commissionato i lavori apparentemente eseguiti negli ultimi anni, si è parlato della precedente candidatura a sindaco dell’autore dell’inchiesta.

Anziché pretendere controlli immediati, si è tentato di dipingere Report Sicilia come parte di un progetto politico di destabilizzazione.

Ma una candidatura elettorale non cancella i documenti.

E il ruolo politico ricoperto in passato da Di Rosa non rende false le fotografie, gli atti amministrativi e le domande poste.

Sodano e il suo «fratello Giovanni»

A rendere ancora più grave il clima creatosi attorno alla vicenda è stato l’intervento del sindaco Michele Sodano.

Dopo le dimissioni di Crosta, il primo cittadino lo ha chiamato pubblicamente «fratello Giovanni», lo ha descritto come un amministratore pienamente all’altezza del ruolo e come la prima vittima di un sistema che starebbe reagendo senza scrupoli contro l’Amministrazione.

Non solo.

Sodano ha parlato di una presunta operazione di destabilizzazione e ha persino lasciato intravedere un possibile ritorno di Crosta.

«Il sindaco deve spiegare a chi si riferisse – dichiara Di Rosa –. Sta forse sostenendo che Giuseppe Di Rosa e Report Sicilia facciano parte di un sistema senza scrupoli? Se possiede elementi concreti, deve recarsi in Procura e fare nomi e cognomi. Se non li possiede, deve ritirare le proprie insinuazioni».

Secondo Di Rosa, Crosta e Sodano avrebbero agito politicamente nella stessa direzione: trasformare l’inchiesta in un attacco personale contro chi l’ha condotta.

«Hanno tentato di sviare l’attenzione dal vero problema e di indirizzare l’odio social contro di me. Ma gli insulti non sostituiscono le risposte e l’amicizia personale non può sostituire gli accertamenti amministrativi».

Il Comune sta verificando i lavori oppure per il sindaco non esiste già alcun problema?

Report Sicilia ha trasmesso una segnalazione formale chiedendo controlli sull’immobile e sugli interventi apparentemente realizzati negli ultimi anni.

Adesso il Comune di Agrigento deve dire cosa sta facendo.

La Polizia locale ha effettuato un sopralluogo?

Gli uffici hanno acquisito i titoli relativi ai lavori?

Sono state confrontate le condizioni attuali dell’immobile con quelle riportate nella pratica originaria?

È stata verificata la presenza di eventuali autorizzazioni edilizie e paesaggistiche?

Sono stati individuati i committenti e gli esecutori delle opere?

È stata accertata la loro datazione?

«Il sindaco ha difeso Crosta prima ancora di rendere pubblici gli esiti degli accertamenti – sottolinea Di Rosa –. Sulla base di quali documenti ha potuto affermare che non sarebbe accaduto nulla? Aveva già ricevuto una relazione dagli uffici? Era già stato effettuato un sopralluogo? Oppure ha emesso un’assoluzione politica preventiva perché Crosta è il suo “fratello”?».

Il Comune non può rimanere in silenzio.

I cittadini hanno diritto di conoscere se gli accertamenti siano stati avviati e se vengano svolti in condizioni di assoluta imparzialità.

La Soprintendenza ha trasmesso gli atti alla Procura?

Anche la Soprintendenza di Agrigento deve chiarire il proprio operato.

La pratica risalente al 2011 sarebbe rimasta senza definizione per circa quindici anni, nonostante una richiesta di integrazioni documentali che non risulta soddisfatta.

Soltanto dopo l’inchiesta di Report Sicilia e l’esplosione del caso è arrivata la conclusione negativa del procedimento.

La Soprintendenza ha trasmesso alla Procura della Repubblica il fascicolo e gli elementi eventualmente rilevanti?

Ha informato il Comune delle possibili difformità?

Ha chiesto una verifica sullo stato attuale dell’immobile?

Ha confrontato le opere rappresentate nella pratica originaria con quelle visibili oggi?

Se dagli atti o dai sopralluoghi dovessero emergere ipotesi di violazioni amministrative o penali, spetterebbe agli organi competenti valutarle e procedere secondo legge.

Non è Report Sicilia a dover stabilire l’esistenza di reati.

Il giornale ha svolto il proprio compito: ha pubblicato i documenti, formulato domande e trasmesso una segnalazione.

Adesso tocca alle istituzioni.

Sodano ha già perso credibilità

Sul caso Crosta, il sindaco Michele Sodano ha già compromesso una parte consistente della propria credibilità politica.

Ha scelto di difendere pubblicamente l’ex vicesindaco senza attendere che venissero resi noti gli esiti delle verifiche.

Ha parlato di un “sistema” senza indicarne i componenti.

Ha accusato soggetti indefiniti di agire senza scrupoli.

Ha descritto Crosta come vittima, amministratore esemplare e persona della quale Agrigento avrebbe ancora bisogno.

Eppure non ha mostrato i documenti che dimostrerebbero la regolarità dei lavori apparentemente eseguiti negli ultimi anni.

Non ha spiegato quali controlli siano stati disposti.

Non ha chiarito se la Polizia locale abbia già effettuato il sopralluogo.

«Sodano ha già perso credibilità – afferma Di Rosa –. Ha scelto l’amicizia e la difesa politica prima della trasparenza. Ha pronunciato una sorta di assoluzione preventiva mentre gli accertamenti, almeno ufficialmente, dovevano ancora essere completati».

E se arrivasse un avviso di garanzia?

Di Rosa pone quindi una domanda volutamente provocatoria, ma politicamente inevitabile.

«E se domani Crosta ricevesse un avviso di garanzia o un altro atto giudiziario collegato a quanto sta emergendo attorno a questa vicenda, cosa accadrebbe alla credibilità del sindaco? Chi si assumerebbe la responsabilità della campagna scatenata contro di me e contro Report Sicilia?».

Occorre essere chiarissimi.

Non risulta, allo stato, alcun avviso di garanzia e Report Sicilia non anticipa l’esistenza di provvedimenti giudiziari dei quali non ha conoscenza.

Un eventuale avviso di garanzia, inoltre, non rappresenterebbe una condanna e non dimostrerebbe la colpevolezza di Crosta. Avrebbe la funzione di informarlo dell’esistenza di un’indagine e di garantirgli il diritto di difesa.

Ma le conseguenze politiche per Sodano sarebbero pesantissime.

Il sindaco dovrebbe spiegare sulla base di quali accertamenti abbia proclamato preventivamente la sostanziale estraneità del suo «fratello Giovanni».

Dovrebbe chiarire perché abbia parlato di un complotto e di un sistema senza scrupoli.

Dovrebbe spiegare perché abbia spostato il sospetto contro chi chiedeva controlli anziché attendere il lavoro degli uffici e delle autorità.

Se Sodano ha già perso credibilità per il modo in cui ha gestito politicamente la vicenda, figurarsi cosa accadrebbe qualora arrivassero atti giudiziari.

Gli amministratori ricordano cosa dichiarano durante il giuramento?

Chi assume una carica pubblica non giura fedeltà a un amico, a un movimento o a una maggioranza politica.

Si impegna a osservare lealmente la Costituzione e ad adempiere alle proprie funzioni nel rispetto delle leggi.

Quel giuramento non può essere ricordato soltanto durante la cerimonia d’insediamento.

Deve guidare l’amministratore soprattutto quando la trasparenza istituzionale entra in conflitto con un’amicizia personale o con la convenienza politica.

Crosta ricopriva il ruolo di vicesindaco e possedeva deleghe direttamente collegate alla Polizia municipale, alla trasparenza e all’anticorruzione.

Sodano è il sindaco della città e deve garantire che ogni verifica venga svolta tempestivamente, imparzialmente e senza condizionamenti.

«Conoscete cosa dichiarano gli amministratori al momento del giuramento? – domanda Di Rosa –. Quel dovere viene prima degli amici e dei “fratelli” politici».

La Vardera cosa pensa di tutto questo?

A questo punto esiste un’altra domanda che non può più essere evitata.

Ismaele La Vardera cosa pensa della condotta e delle dichiarazioni di Michele Sodano?

La Vardera ha espulso Crosta da Controcorrente, ha riconosciuto pubblicamente la rilevanza dell’inchiesta di Report Sicilia e ha distinto correttamente il piano giudiziario da quello politico.

Sodano ha fatto esattamente il contrario.

Non ha revocato Crosta.

Ha atteso le sue dimissioni.

Poi lo ha definito vittima, lo ha chiamato «fratello», ne ha esaltato le qualità amministrative e ne ha auspicato il ritorno.

Le due posizioni sono incompatibili.

Per La Vardera, Crosta non poteva più rappresentare Controcorrente.

Per Sodano, invece, Crosta sarebbe stato ingiustamente travolto da un sistema senza scrupoli e Agrigento avrebbe ancora bisogno di lui.

Chi rappresenta veramente Controcorrente ad Agrigento?

La Vardera condivide l’assoluzione politica preventiva pronunciata dal sindaco?

Condivide le accuse contro un indefinito sistema?

Considera accettabile il tentativo di trasformare Giuseppe Di Rosa e Report Sicilia nei responsabili della crisi, anziché rispondere agli interrogativi sull’immobile?

E se domani arrivassero notifiche giudiziarie, continuerebbe a sostenere Sodano o gli chiederebbe conto della difesa costruita attorno al suo «fratello Giovanni»?

Il silenzio di La Vardera rischia di diventare una risposta

La Vardera non può chiedere trasparenza alla Soprintendenza e contemporaneamente evitare di pretenderla dal sindaco espressione del proprio movimento.

Non può chiedere l’apertura dei cassetti regionali e ignorare ciò che stanno facendo gli uffici del Comune di Agrigento.

Non può espellere Crosta e rimanere in silenzio mentre Sodano ne prepara politicamente la riabilitazione.

Controcorrente deve chiarire quale sia la propria linea.

Crosta non può essere contemporaneamente incompatibile con il movimento e vittima innocente di un complotto.

Sodano non può essere contemporaneamente il sindaco del cambiamento e il difensore di un amministratore sul quale gli accertamenti non risultano ancora conclusi.

«La Vardera dica pubblicamente cosa pensa – conclude Di Rosa –. Perché il suo silenzio sulle parole di Sodano rischia di diventare politicamente una risposta. E sarebbe la peggiore possibile».

Gli insulti non cancellano i documenti

La vicenda può essere chiarita in un solo modo.

Il Comune renda noti gli accertamenti effettuati.

La Polizia locale chiarisca se abbia svolto il sopralluogo richiesto.

La Soprintendenza dica se abbia trasmesso gli atti agli organi competenti.

Crosta mostri i titoli relativi agli interventi apparentemente realizzati negli ultimi anni.

Sodano spieghi sulla base di quali verifiche abbia definito il suo «fratello Giovanni» vittima di un sistema.

La Vardera dica se la linea di Controcorrente sia quella da lui annunciata o quella praticata dal sindaco.

«Più cercano di spostare l’attenzione – conclude Di Rosa – più emergono le contraddizioni di chi dovrebbe semplicemente rispondere con gli atti».

Gli insulti possono confondere i social per qualche giorno.

I documenti, invece, restano.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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