Agrigento – Caso Crosta, Di Rosa: «Togliere una delega non chiude il conflitto. Le toppe ormai sono più piccole del buco». Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Nella diretta del 9 settembre l’editore di Report Sicilia torna sull’immobile di Zingarello, riconosce la coerenza di La Vardera e incalza Sodano: «I controlli arrivano soltanto adesso. Se emergono opere abusive, gli atti dovranno essere trasmessi all’autorità giudiziaria». Poi gli altri fronti: ASACOM, Fondazione Agrigento 2025, relazione di inizio mandato e bilanci
«Questa vicenda poteva essere chiusa in mezza giornata: bastava mostrare le carte, disporre immediatamente i controlli e rimuovere ogni possibile conflitto d’interessi».
Giuseppe Di Rosa, editore di Report Sicilia, torna sul caso dell’immobile di contrada Zingarello del quale il vicesindaco Giovanni Crosta è comproprietario. Lo fa durante la diretta di mercoledì 9 settembre, allargando però il ragionamento alla credibilità dell’intera amministrazione guidata da Michele Sodano.
Al centro dell’intervento c’è la dichiarazione con la quale il sindaco ha annunciato l’avvio dei controlli sulla «presunta attività edilizia recente» nell’immobile e la revoca a Crosta della delega alla Polizia municipale, scelta della quale lo stesso vicesindaco avrebbe condiviso l’opportunità.
Per Di Rosa è un primo passo, ma arriva in ritardo e soprattutto non risolve la questione politica.
«Continuate a mettere una toppa sopra ogni problema, ma la toppa è sempre più piccola del buco. E il buco continua a fare acqua», afferma.
I controlli che potevano partire subito
La prima domanda riguarda i tempi.
Report Sicilia ha pubblicato fotografie, riprese, confronti con immagini storiche e domande precise sui lavori apparentemente eseguiti negli ultimi anni. Ha inoltre trasmesso un esposto al Comune, alla Soprintendenza e al Centro Anticrimine Natura dei Carabinieri, chiedendo l’acquisizione dei fascicoli, un sopralluogo e la verifica delle autorizzazioni.
Perché l’amministrazione non ha annunciato immediatamente i controlli? Perché è stato necessario attendere la rottura tra La Vardera e Sodano, l’espulsione di Crosta da Controcorrente e una crisi politica ormai nazionale?
La verifica non può limitarsi a una ricognizione informale. Dovrà stabilire quali lavori siano stati effettivamente realizzati, quando, da chi, con quali titoli edilizi e paesaggistici e su quali porzioni dell’immobile.
Dovranno essere ricercati, se necessari in relazione alla natura degli interventi, Cila, Scia, permessi, nulla osta paesaggistici, fatture, documentazione dell’impresa e certificazioni degli impianti.
«Non vogliamo rassicurazioni verbali – ribadisce Di Rosa – ma un procedimento formalmente aperto, protocollato e affidato a personale posto in condizioni di assoluta indipendenza».
La revoca della delega non basta
Di Rosa contesta soprattutto la rappresentazione secondo la quale il ritiro della delega alla Polizia municipale avrebbe eliminato ogni problema.
La revoca riduce certamente un punto diretto di sovrapposizione, ma Crosta rimane vicesindaco. Conserva quindi un ruolo istituzionale particolarmente rilevante e, nei casi previsti dalla legge, è chiamato a sostituire il sindaco.
L’articolo 53 del Testo unico degli enti locali stabilisce infatti che il vicesindaco sostituisce il sindaco in caso di assenza, impedimento temporaneo o sospensione.
Non è dunque esatto affermare che il vicesindaco eserciti permanentemente tutti i poteri del sindaco senza alcuna distinzione. È però altrettanto evidente che la sua funzione non coincide con quella di un assessore titolare soltanto di specifiche deleghe.
Per questo la rinuncia a una singola delega non esaurisce il problema dell’opportunità politica e delle garanzie istituzionali.
Occorre stabilire formalmente che Crosta non possa prendere parte ad alcuna riunione, interlocuzione, procedimento o decisione riguardante direttamente o indirettamente l’immobile, la pratica di sanatoria, i controlli edilizi, le utenze e gli eventuali provvedimenti conseguenti.
Serve inoltre che il sindaco e il Segretario generale garantiscano la conservazione dei fascicoli, il tracciamento degli accessi e l’assoluta autonomia degli uffici.
«Non stiamo contestando l’eredità, ma ciò che sarebbe avvenuto dopo»
Di Rosa torna quindi sulla distinzione che Report Sicilia ha posto sin dall’inizio e che anche Ismaele La Vardera ha ormai pubblicamente riconosciuto.
A Crosta non viene attribuita una responsabilità per avere ereditato l’immobile. Il punto riguarda ciò che sarebbe accaduto dopo l’eredità.
Le immagini disponibili sembrerebbero mostrare, nel periodo compreso tra il 2021 e il 2026, modifiche al prospetto, alle recinzioni, ai cancelli, agli spazi esterni e ad altre parti della costruzione.
Non spetta al giornale stabilire definitivamente la natura giuridica di ogni intervento. Spetta agli uffici accertare se quei lavori siano stati realizzati, quando siano terminati, quale titolo richiedessero e se siano intervenuti su parti legittime oppure ancora oggetto della pratica di sanatoria.
La collocazione dell’immobile in una zona sottoposta a vincoli rende inoltre indispensabile l’intervento della Soprintendenza. Anche opere che sotto il profilo strettamente edilizio potrebbero rientrare in categorie semplificate possono richiedere una valutazione paesaggistica quando interessano immobili o aree vincolate.
È quindi prematuro liquidare tutto come semplice edilizia privata priva di autorizzazioni specifiche. Prima bisogna identificare le opere e applicare a ciascuna la disciplina corretta.
Sanatoria, distanza dalla costa e fotografie storiche
Un ulteriore fronte riguarda la domanda di sanatoria che, secondo Crosta, sarebbe stata presentata dal padre negli anni Ottanta.
Report Sicilia chiede che venga verificata l’epoca effettiva di costruzione delle singole parti dell’immobile, anche attraverso le fotografie aeree e la documentazione tecnica disponibile.
Secondo gli elementi acquisiti dal giornale, la costruzione non risulterebbe visibile nella fotogrammetria del 1976 e neppure in quella immediatamente successiva. La misurazione richiamata negli approfondimenti collocherebbe inoltre l’immobile a circa 96 metri e mezzo dalla battigia.
Queste circostanze dovranno essere verificate dagli organi competenti. Non basta l’esistenza formale di una domanda di sanatoria per dimostrare che l’immobile sia sanabile. La domanda apre un procedimento; non ne anticipa l’esito.
Occorre accertare la data di costruzione, la normativa applicabile, la distanza effettiva dal mare, la consistenza originaria, le trasformazioni successive e l’esistenza degli eventuali pareri della Soprintendenza.
Solo dopo sarà possibile stabilire quali parti possano essere regolarizzate e quali, eventualmente, risultino insanabili.
Se emergesse un reato, scatterebbero gli obblighi di legge
Di Rosa richiama poi un aspetto particolarmente delicato: l’esito degli accertamenti comunali.
Se le verifiche dovessero fare emergere non una semplice irregolarità amministrativa, ma una notizia di reato perseguibile d’ufficio, i pubblici ufficiali e gli incaricati di pubblico servizio che ne vengano a conoscenza nell’esercizio delle proprie funzioni sono tenuti a trasmettere senza ritardo una denuncia al pubblico ministero o a un ufficiale di polizia giudiziaria, secondo quanto previsto dall’articolo 331 del Codice di procedura penale.
Questo non significa affermare oggi che un reato sia stato commesso. Significa ricordare che un controllo amministrativo non può essere utilizzato per chiudere politicamente la vicenda qualora emergano fatti aventi possibile rilievo penale.
«Sarà il sopralluogo a stabilire cosa esiste, quando è stato realizzato e con quali autorizzazioni – precisa Di Rosa – ma, se gli uffici dovessero accertare fatti penalmente rilevanti, non potranno nasconderli in un cassetto».
La Vardera ha dimostrato coerenza
Durante la diretta Di Rosa riconosce apertamente il comportamento tenuto da Ismaele La Vardera.
Il leader di Controcorrente aveva inizialmente espresso solidarietà a Crosta, ritenendo che nessuno potesse essergli rimproverato per avere ereditato una casa abusiva. Dopo la pubblicazione delle fotografie e degli altri elementi, ha però modificato la propria posizione.
Ha chiesto chiarimenti, ha inviato una PEC, ha interessato gli uffici regionali, ha sollecitato la rinuncia alle deleghe e infine ha annunciato l’espulsione del vicesindaco dal movimento.
«Devo fare tanto di cappello a La Vardera – afferma Di Rosa – perché ha dimostrato di sapere applicare ai propri uomini lo stesso metro che avrebbe applicato agli avversari».
La coerenza di La Vardera rende ancora più evidente il contrasto con il comportamento tenuto ad Agrigento da quanti hanno difeso Crosta prima ancora di conoscere gli atti o hanno cercato di delegittimare Report Sicilia.
«Più ci insultano, più dimostrano di non sapere rispondere alle nostre domande. Noi non ci fermiamo: abbiamo lavorato sulle carte e chiediamo che alle carte si risponda».
«Ad Agrigento Controcorrente rischia di essere soltanto un’etichetta»
La parte più politica della diretta riguarda il gruppo che ha sostenuto Sodano e che continua a difendere il progetto amministrativo nonostante la crisi.
Secondo Di Rosa, ad Agrigento molti di coloro che si presentano come protagonisti del cambiamento non avrebbero realmente combattuto il sistema di potere cittadino. Avrebbero invece trovato spazio al suo interno, assumendone rapidamente metodi e riflessi.
È una valutazione politica molto dura, rivolta soprattutto a chi utilizza i social per attaccare il giornale anziché chiedere a Crosta di produrre autorizzazioni e fatture.
«Essere Controcorrente non significa scriverlo sulla tessera o sui social – sostiene Di Rosa – significa restare coerenti quando il problema riguarda un proprio amico. In questo momento La Vardera lo sta facendo. Ad Agrigento, invece, vediamo troppi silenzi, troppe difese d’ufficio e troppa paura di perdere una posizione».
Il cambiamento non si dimostra sostituendo alcuni nomi con altri. Si dimostra rifiutando il metodo del vecchio sistema: proteggere l’appartenenza, isolare chi denuncia e trasformare ogni domanda in un’aggressione politica.
ASACOM: gli annunci non bastano senza copertura finanziaria
La diretta affronta anche la questione del servizio ASACOM.
L’amministrazione ha annunciato l’avvio del servizio dal primo giorno di scuola e per l’intero monte ore. Subito dopo, però, le cooperative interessate hanno evidenziato che le risorse attualmente disponibili potrebbero non essere sufficienti a garantire la continuità del servizio per tutto il periodo previsto.
Di Rosa chiede quindi al sindaco di pubblicare il quadro economico completo: somme disponibili, fabbisogno totale, numero degli operatori, ore programmate e copertura fino alla conclusione dell’anno scolastico.
«Non basta fare partire il servizio a pieno regime se poi, tra qualche mese, si dovrà comunicare alle famiglie che le risorse sono terminate».
Il tema riguarda bambini, famiglie e lavoratori. Non può essere affrontato attraverso fotografie, incontri selettivi o annunci privi di un prospetto finanziario verificabile.
I 400 mila euro della Fondazione Agrigento 2025
Di Rosa richiama quindi i circa 400 mila euro collegati alla Fondazione Agrigento 2025 e invita l’amministrazione a stabilire priorità precise.
L’eventuale utilizzo di quelle somme deve naturalmente rispettarne la destinazione, gli atti e i vincoli giuridici. Ma, laddove esistano margini legali per una diversa programmazione, secondo Di Rosa la precedenza dovrebbe andare ai servizi essenziali e alle persone fragili, non a «feste e festine».
La domanda al Consiglio comunale è chiara: prima di autorizzare qualsiasi impiego delle risorse, i consiglieri pretendano di conoscere le emergenze finanziarie del Comune e il costo necessario per garantire integralmente il servizio ASACOM.
La città non ha bisogno di annunci spettacolari se poi mancano i fondi per assicurare diritti fondamentali.
Relazione di inizio mandato e bilanci
L’ultimo capitolo riguarda la situazione contabile dell’ente.
Di Rosa ricorda di avere già chiesto la pubblicazione della relazione di inizio mandato, il documento che deve offrire una fotografia della situazione finanziaria e patrimoniale ricevuta dalla nuova amministrazione.
Alla data della diretta, il documento non risultava facilmente reperibile nelle sezioni pubbliche consultate da Report Sicilia.
L’invito al Comune è semplice: se la relazione è stata predisposta e sottoscritta nei termini, venga pubblicata immediatamente e ne sia data comunicazione. In caso contrario, il sindaco spieghi le ragioni del ritardo.
Restano inoltre aperte le questioni relative al rendiconto 2025 e agli strumenti di programmazione finanziaria. Report Sicilia chiede un quadro ufficiale delle scadenze, degli atti già predisposti e di quelli ancora mancanti.
Senza bilanci, rendiconti e programmazione non esiste azione amministrativa credibile. Esistono soltanto promesse in attesa di copertura.
«Dal centounesimo giorno parleremo anche di politica»
Di Rosa chiude ricordando l’impegno assunto dopo le elezioni: concedere all’amministrazione cento giorni prima di formulare un giudizio politico complessivo.
«Fino al centesimo giorno abbiamo osservato gli atti. Dal centounesimo diremo fino in fondo come stanno le cose anche politicamente».
Il caso Crosta, tuttavia, avrebbe già compromesso una parte essenziale della credibilità del progetto Sodano. Non tanto per l’esistenza di una casa ereditata, quanto per il modo in cui l’amministrazione ha gestito le domande, i controlli e il conflitto d’interessi.
Una vicenda che poteva essere chiarita rapidamente è diventata una crisi politica perché si è scelto prima di difendere e soltanto dopo di verificare.
Adesso non servono altre toppe. Servono gli atti.
Crosta produca i documenti. Gli uffici svolgano un sopralluogo indipendente. Il Comune renda pubblici gli esiti. La Soprintendenza verifichi la pratica e gli eventuali lavori recenti. Il sindaco garantisca che il vicesindaco resti completamente estraneo al procedimento.
Se tutto risulterà regolare, Report Sicilia ne darà conto con la stessa evidenza riservata alle domande. Se invece emergeranno opere prive dei titoli necessari, dovranno seguire i provvedimenti amministrativi e, ricorrendone i presupposti, la trasmissione degli atti all’autorità giudiziaria.
A quel punto Crosta non potrà restare al proprio posto. E Sodano, dopo avere scelto di difenderlo e di attaccare chi aveva condotto l’inchiesta, dovrà assumersi fino in fondo la responsabilità politica della propria decisione.
Perché il cambiamento non si proclama. Si dimostra, soprattutto quando la legalità bussa alla porta di casa propria.
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Fonte: Report Sicilia
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