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Agrigento – Caso Crosta, i lavori degli ultimi cinque anni non sono un’eredità: Sapeva della sanatoria pendente e della sua illeggittimità, chi ha autorizzato gli interventi?

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Agrigento – Caso Crosta, i lavori degli ultimi cinque anni non sono un’eredità: Sapeva della sanatoria pendente e della sua illeggittimità, chi ha autorizzato gli interventi?. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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Il vicesindaco non poteva ignorare la situazione urbanistica della casa. Le immagini documenterebbero pavimentazioni, recinzioni, scale e altre trasformazioni recenti: il padre può aver lasciato l’immobile, non le opere eseguite dopo la sua morte

La vecchia domanda di sanatoria non può coprire una costruzione che risulterebbe realizzata dopo il 1976 nella fascia dei 150 metri, né gli interventi apparentemente eseguiti da Crosta nell’ultimo quinquennio. Cosa ne pensano Angelo Cambiano, Legambiente, Europa Verde e la sinistra agrigentina?

Chi si schiera pregiudizialmente con Giovanni Crosta, ignorando i documenti, le immagini storiche e le trasformazioni apparentemente eseguite nell’ultimo quinquennio, non sta difendendo il garantismo. Sta scegliendo di non pretendere l’applicazione delle stesse regole invocate ogni giorno nei confronti dei comuni cittadini.

Il garantismo impone di non attribuire responsabilità penali prima degli accertamenti della magistratura. Non impone al sindaco di chiudere gli occhi, evitare i controlli o difendere politicamente il proprio vicesindaco ancora prima che gli uffici abbiano effettuato un sopralluogo e acquisito tutti gli atti.

Michele Sodano ha presentato la propria giunta come “l’amministrazione della legalità”. La parola legalità è stata collocata davanti a ogni iniziativa, ripetuta nei discorsi pubblici e trasformata nella bandiera del presunto cambiamento.

Adesso quella promessa viene sottoposta alla sua prima vera prova.

La legalità non consiste nel difendere chi appartiene alla propria amministrazione. Consiste nell’applicare a un vicesindaco lo stesso metro che verrebbe applicato a qualsiasi altro proprietario di un immobile interessato da abusi edilizi, da una domanda di sanatoria pendente e da opere apparentemente realizzate in epoca recente.

La domanda di sanatoria non è una sanatoria

La prima mistificazione da smontare riguarda la vecchia domanda presentata dal padre di Crosta.

Una domanda di sanatoria non equivale a una concessione rilasciata. Non rende automaticamente legittima la costruzione, non cancella gli abusi e, soprattutto, non consente di eseguire successivamente nuovi lavori sulle porzioni prive di titolo.

Dalla documentazione acquisita da Report Sicilia risulterebbe che l’immobile di contrada Zingarello si trovi a circa 96 metri dalla battigia e che la parte prevalente della costruzione sia stata realizzata dopo l’entrata in vigore della legge regionale siciliana 12 giugno 1976, numero 78.

Se questi dati saranno confermati dagli uffici competenti, la pratica non potrà continuare a essere utilizzata come uno scudo.

L’articolo 15, lettera a), della legge regionale numero 78 del 1976 prevede l’arretramento delle costruzioni di 150 metri dalla battigia. La giurisprudenza amministrativa ha ripetutamente ricondotto tale previsione a un vincolo di inedificabilità assoluta, escludendo dalla sanatoria le costruzioni realizzate in violazione del limite, salvo le specifiche eccezioni stabilite dalla legge per le opere iniziate prima della sua entrata in vigore e completate nelle strutture essenziali entro il 31 dicembre 1976.

Il punto, dunque, non è da quanti anni la domanda sia depositata. Il punto è se quella costruzione, per epoca di realizzazione, distanza dal mare e consistenza, possieda i requisiti indispensabili per essere sanata.

Se la casa è stata costruita dopo il 1976 dentro la fascia dei 150 metri e non ricorre alcuna delle eccezioni previste, la domanda deve essere istruita e conclusa con un provvedimento espresso. Ricorrendone i presupposti, dovrà essere respinta.

Una pratica pendente da quarant’anni non può diventare una sanatoria eterna per silenzio amministrativo.

Il padre può avere lasciato la casa, non i lavori dell’ultimo quinquennio

La seconda mistificazione è ancora più evidente.

Crosta afferma di avere ereditato l’immobile dopo la morte del padre e di non poter essere giudicato per una costruzione realizzata quando era giovane. Anche il sindaco Sodano ha concentrato la propria difesa su questo argomento.

Ma nessuno sta sostenendo che Giovanni Crosta debba rispondere automaticamente di tutto ciò che avrebbe costruito il padre.

La questione personale riguarda gli interventi apparentemente eseguiti dopo la morte del genitore e, in particolare, nell’ultimo quinquennio.

Un padre può lasciare in eredità un immobile, una comproprietà e una vecchia pratica amministrativa. Non può lasciare in eredità pavimentazioni, recinzioni, scale, rifiniture, sistemazioni esterne e altri lavori eseguiti anni dopo la propria morte.

Dal confronto tra le immagini storiche e quelle più recenti, nella disponibilità di Report Sicilia, sembrerebbero emergere trasformazioni realizzate tra il 2021 e il 2026. Le fotografie e le riprese effettuate con il drone mostrano oggi un immobile rifinito e curato, spazi esterni pavimentati e attrezzati, arredi, vegetazione mantenuta e altri elementi incompatibili con la rappresentazione di un rudere abbandonato.

Questi interventi devono essere ricostruiti uno per uno.

Occorre accertare:

  • quali pavimentazioni e sistemazioni esterne siano state realizzate;
  • se siano state costruite o modificate recinzioni e scale;
  • quali opere abbiano riguardato coperture, prospetti e rifiniture;
  • se siano stati realizzati o modificati impianti idrici, elettrici e di scarico;
  • quando siano iniziati e terminati i lavori;
  • chi li abbia commissionati e pagati;
  • quale impresa li abbia materialmente eseguiti;
  • se esistano fatture, bonifici, contratti o documentazione fiscale;
  • se siano state presentate Cila, Scia, richieste di permesso di costruire o altre pratiche edilizie;
  • se sia stata richiesta e rilasciata l’autorizzazione paesaggistica;
  • se gli interventi abbiano interessato una parte legittima oppure porzioni ancora oggetto della domanda di sanatoria.

Spetta agli organi competenti stabilire definitivamente se ogni singolo intervento sia abusivo. Tuttavia Crosta, invece di mostrare i titoli, ha inizialmente descritto l’immobile come un rudere, ha sostenuto che non fosse abitato e ha richiamato la domanda presentata dal padre.

Le immagini delle festività estive, le riprese più recenti e gli elementi raccolti da Report Sicilia hanno però reso necessarie verifiche molto più approfondite. Persino Controcorrente, il movimento nel quale Crosta è stato eletto, ha chiesto le sue dimissioni, affermando che il problema riguarda anche dichiarazioni ritenute non coerenti con la realtà emersa successivamente.

Chi ha autorizzato e pagato quei lavori?

Questa è la domanda che Sodano continua a evitare.

Chi ha commissionato le opere realizzate nell’ultimo quinquennio? Chi le ha pagate? Quale impresa è entrata nel cantiere? Quali permessi sono stati presentati? Su quale parte della costruzione sono stati eseguiti gli interventi?

Se i lavori sono stati effettuati quando il padre era già morto, non possono essere attribuiti al genitore.

Se sono stati commissionati da Crosta, non siamo più davanti soltanto a un’eredità ricevuta passivamente. Saremmo davanti a una condotta personale che deve essere verificata attraverso gli atti edilizi, le autorizzazioni paesaggistiche e la documentazione tecnica e fiscale.

E se quei lavori fossero stati effettuati su porzioni abusive o ancora interessate da una domanda di sanatoria, la situazione diventerebbe ulteriormente grave.

Una domanda di condono pendente non autorizza nuovi interventi. La parte oggetto della domanda non può essere trattata come se fosse già regolare.

Bastava mandare la Polizia locale

Per ottenere le prime risposte sarebbe bastato poco.

Dopo avere ricevuto la PEC inviata da Giuseppe Di Rosa il 5 settembre, il sindaco avrebbe potuto disporre immediatamente, attraverso gli uffici competenti, un sopralluogo sull’immobile.

La Polizia locale avrebbe potuto fotografare lo stato dei luoghi, confrontarlo con le planimetrie depositate, identificare le opere più recenti e acquisire i titoli edilizi relativi agli ultimi cinque anni.

Gli uffici avrebbero potuto chiedere:

  • Cila, Scia e permessi di costruire;
  • autorizzazioni paesaggistiche;
  • comunicazioni di apertura del cantiere;
  • nominativo dell’impresa esecutrice;
  • documenti fiscali relativi ai lavori;
  • dichiarazioni di conformità degli impianti;
  • atti riguardanti l’approvvigionamento idrico;
  • autorizzazioni relative alla fognatura o al sistema autonomo di smaltimento dei reflui.

Sodano lo ha fatto? Ha disposto il sopralluogo? Ha acquisito i documenti? Ha chiesto a Crosta di indicare l’impresa e di produrre i permessi?

Oppure ha preferito difendere il proprio vicesindaco prima ancora di completare gli accertamenti?

Il controllato è anche il referente politico dei controllori

La situazione è resa ancora più delicata dalle deleghe attribuite a Crosta.

Il vicesindaco detiene, tra le altre, quelle alla Polizia municipale, alla Trasparenza e anticorruzione, agli Affari legali, al Patrimonio, ai Tributi e al Personale.

La Polizia locale svolge sopralluoghi e accertamenti urbanistico-edilizi. Il Patrimonio può essere coinvolto nelle conseguenze derivanti dall’inottemperanza alle ordinanze riguardanti immobili abusivi. Gli Affari legali possono essere chiamati a seguire eventuali contenziosi. La delega alla Trasparenza e anticorruzione impone un livello ancora maggiore di prudenza e credibilità.

Il problema non è affermare che Crosta abbia già condizionato gli uffici. Il problema è che non dovrebbe trovarsi nella posizione politica di poterlo fare o anche soltanto di poter apparire in grado di farlo.

La sua astensione da ogni atto collegato alle sanatorie, ai controlli edilizi e alla propria pratica avrebbe dovuto essere immediata, totale e formalmente documentata.

L’atto di indirizzo sulle sanatorie

A questo quadro si aggiunge quanto riferito da Grandangolo: Crosta avrebbe sottoscritto un atto di indirizzo finalizzato a sollecitare la rapida definizione delle pratiche di sanatoria.

Se la notizia sarà confermata, ci troveremmo davanti a un fatto politicamente gravissimo.

Un amministratore comproprietario di un immobile interessato da una sanatoria pendente non dovrebbe intervenire, neppure attraverso un indirizzo generale, sulla velocizzazione delle pratiche appartenenti alla stessa materia.

Occorre pubblicare integralmente quell’atto, con data, protocollo, firme e destinatari. Bisogna stabilire se la pratica della casa di Zingarello rientri tra quelle interessate, se Crosta abbia avuto interlocuzioni con gli uffici e perché sarebbe stata scavalcata l’assessore all’Urbanistica Eleonora Sciortino.

Sodano ha già dimenticato “l’amministrazione della legalità”?

Michele Sodano ha gridato fin dall’insediamento di voler guidare “l’amministrazione della legalità”.

Ma la legalità non può essere uno slogan da utilizzare nelle conferenze stampa e mettere da parte quando riguarda il proprio vicesindaco.

Se la casa fosse appartenuta a un comune cittadino, gli uffici avrebbero atteso una riunione politica di Controcorrente prima di controllarla? Avrebbero chiesto il parere dei probiviri di un movimento? Oppure avrebbero verificato titoli, planimetrie e stato dei luoghi?

La legalità non ha amici, avversari o compagni di giunta.

Per questa ragione, chi difende Crosta chiedendo di ignorare le contraddizioni e rinviare i controlli si colloca politicamente contro la trasparenza e contro l’applicazione imparziale delle regole.

Non chiediamo a nessuno di pronunciare una condanna. Chiediamo di pretendere gli atti. Chi rifiuta perfino questa richiesta non sta esercitando garantismo: sta offrendo una protezione politica.

Angelo Cambiano, simbolo dell’antiabusivismo, cosa dice?

Una domanda precisa deve essere rivolta al deputato regionale del Movimento 5 Stelle Angelo Cambiano.

Cambiano è stato sindaco di Licata e ha costruito una parte fondamentale della propria storia politica sulla lotta all’abusivismo edilizio. Durante la sua amministrazione furono avviate demolizioni di immobili abusivi e per quella battaglia subì minacce e intimidazioni, diventando uno dei simboli siciliani dell’applicazione delle ordinanze di demolizione. Oggi è deputato della XVIII legislatura dell’Assemblea regionale siciliana.

Cosa pensa del caso Crosta?

Ritiene sufficiente richiamare una domanda di sanatoria presentata quarant’anni fa, qualora la costruzione risulti successiva al 1976 e collocata dentro la fascia dei 150 metri?

Ritiene accettabile che un amministratore con delega alla Polizia municipale continui a esercitare quel ruolo mentre proprio la Polizia locale dovrebbe controllare la sua proprietà?

E soprattutto: cosa pensa degli interventi apparentemente realizzati nell’ultimo quinquennio, che non possono essere attribuiti al padre defunto?

Da Cambiano attendiamo una risposta coerente con la battaglia che lo ha reso un simbolo nazionale dell’antiabusivismo.

Legambiente, Europa Verde e la sinistra applichino lo stesso metro

Le stesse domande riguardano Legambiente, Europa Verde, Sinistra Italiana, il Partito Democratico e tutte le forze progressiste che hanno sempre rivendicato la tutela del paesaggio, delle coste e della legalità urbanistica.

Su Maddalusa e su altre zone di Agrigento sono state sostenute posizioni durissime: nessuna sanatoria indiscriminata, rispetto dei vincoli, acquisizione e demolizione delle costruzioni insanabili.

Quel rigore vale anche per la casa del vicesindaco?

Se un cittadino comune possiede un immobile insanabile, la legge deve essere applicata. Se il proprietario è il vicesindaco, invece, bisogna aspettare, minimizzare e parlare soltanto dell’eredità?

Legambiente ritiene necessario un sopralluogo immediato? Europa Verde chiede la pubblicazione dei titoli edilizi? La sinistra agrigentina considera compatibile la permanenza di Crosta nella carica e nelle deleghe alla Polizia municipale, alla Trasparenza e al Patrimonio?

Il silenzio, su una vicenda così documentata, assumerebbe inevitabilmente un significato politico.

Intervengano il Prefetto e la Procura

Report Sicilia ha trasmesso una segnalazione formale al Comune, al sindaco, al Segretario generale, alla Soprintendenza e agli organi competenti.

Adesso occorre garantire che gli accertamenti siano realmente indipendenti.

Il Prefetto chieda al Comune quali misure siano state adottate per separare Crosta dagli uffici chiamati a verificare la sua posizione. La Procura valuti l’acquisizione del fascicolo edilizio, della domanda di sanatoria, delle planimetrie, dell’atto di indirizzo sulle sanatorie e della documentazione relativa ai lavori dell’ultimo quinquennio.

Devono essere preservati i protocolli, le comunicazioni interne, gli eventuali accessi informatici al fascicolo e tutti i documenti capaci di ricostruire la cronologia delle opere.

Non si chiede di anticipare responsabilità penali. Si chiede di impedire che ruoli politici così rilevanti possano interferire, anche soltanto potenzialmente, con la conservazione e l’acquisizione delle prove.

Crosta lasci le deleghe, Sodano scelga da che parte stare

Crosta deve dimettersi dalla carica di vicesindaco e rinunciare immediatamente alle deleghe collegate agli accertamenti.

Non sarebbe un’ammissione di responsabilità penale. Sarebbe il minimo indispensabile per tutelare l’autonomia degli uffici, la credibilità del Comune e la serenità delle verifiche.

Sodano deve decidere se essere davvero il sindaco “dell’amministrazione della legalità” oppure il difensore politico del proprio vice.

Se Crosta non si dimetterà, dovrà revocarlo. Se Sodano continuerà a proteggerlo senza disporre controlli indipendenti, senza pubblicare gli atti e senza spiegare chi abbia autorizzato i lavori più recenti, si assumerà tutta la responsabilità politica della vicenda.

A quel punto la questione non riguarderà più soltanto Crosta.

Riguarderà un’intera amministrazione che ha gridato “legalità” fin dal primo giorno e che, davanti al primo caso interno, rischia di dimostrare che quella legalità vale soltanto per gli altri.

Chi pretende accertamenti non si schiera contro Crosta. Si schiera a favore delle istituzioni.

Chi, invece, difende Crosta senza chiedergli di mostrare permessi, autorizzazioni e documenti relativi ai lavori dell’ultimo quinquennio, sceglie consapevolmente di stare contro la trasparenza e contro la legalità che Sodano aveva promesso alla città.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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