Agrigento – Caso Crosta, il Pd chiede di «abbassare i toni» ma dimentica di chiedere le carte. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

I democratici esprimono preoccupazione per la crisi della maggioranza e confermano la fiducia a Sodano, ma nel comunicato non compaiono richieste di verifiche, rinuncia alle deleghe o pubblicazione dei documenti. La stabilità non può diventare silenzio e il cambiamento non si difende ricomponendo tutto come se nulla fosse
Il Partito Democratico di Agrigento rompe il silenzio sulla crisi esplosa tra Ismaele La Vardera, Michele Sodano e Giovanni Crosta. Lo fa con una nota che esprime «preoccupazione per le tensioni politiche», conferma la fiducia nell’esperienza amministrativa guidata dal sindaco e auspica una ricomposizione fondata sul dialogo, sulla responsabilità e sul senso delle istituzioni.
Tutto comprensibile. Ma nel comunicato manca proprio ciò che, in questo momento, dovrebbe venire prima della stabilità della coalizione: la verità sul caso Crosta.
Il Pd non chiede al vicesindaco di pubblicare i documenti. Non domanda perché non abbia ancora risposto alla PEC inviata da Controcorrente. Non sollecita un sopralluogo indipendente. Non affronta la questione delle deleghe alla legalità, alla trasparenza, all’anticorruzione e alla Polizia municipale. Non dice una parola sui lavori apparentemente eseguiti sull’immobile negli ultimi anni.
Chiede di «abbassare i toni». Ma prima ancora dei toni esistono i fatti.
La crisi non è una semplice tensione interna
Il Pd sostiene di non volere entrare nelle dinamiche interne di un’altra forza politica. È una posizione formalmente rispettabile, ma insufficiente.
Non siamo davanti a una lite tra iscritti, a una disputa per una nomina o a un conflitto sulla distribuzione delle deleghe. Il caso riguarda il vicesindaco di Agrigento, titolare di funzioni delicatissime, e un immobile sul quale risultano necessari accertamenti urbanistici, edilizi e paesaggistici.
Riguarda inoltre la scelta del sindaco di difendere Crosta nonostante Controcorrente ne abbia chiesto le dimissioni e La Vardera ne abbia annunciato l’espulsione dal movimento.
Quando una vicenda coinvolge il vicesindaco e può incidere sulla credibilità dell’intera amministrazione, non esistono dinamiche puramente interne a un partito. Esiste una questione istituzionale sulla quale ogni forza della maggioranza ha il dovere di esprimersi.
Il Pd non può contemporaneamente dichiararsi estraneo alla vicenda e confermare il proprio sostegno a Sodano. Sostenere il sindaco è già una scelta politica. E ogni scelta comporta delle responsabilità.
Cosa dovrebbe essere «ricomposto»?
La parola utilizzata dal Partito Democratico è “ricomposizione”.
Ma cosa dovrebbe essere ricomposto?
Il rapporto tra La Vardera e Sodano, lasciando Crosta al proprio posto? La permanenza del vicesindaco in giunta nonostante l’espulsione da Controcorrente? Il silenzio intorno agli accertamenti? Oppure un equilibrio politico che consenta a tutti di conservare incarichi e posizioni?
Una vera ricomposizione può nascere soltanto dalla trasparenza.
Crosta produca i documenti. Il Comune disponga verifiche indipendenti. Il sindaco ritiri almeno temporaneamente le deleghe potenzialmente collegate agli accertamenti. Gli uffici acquisiscano e conservino integralmente il fascicolo edilizio e la pratica di sanatoria. Vengano verificati i lavori apparentemente eseguiti negli ultimi anni, i relativi titoli, le eventuali autorizzazioni paesaggistiche, le fatture e l’identità dell’impresa esecutrice.
Dopo potranno essere valutate le responsabilità politiche.
Ricomporre prima di accertare significherebbe invece chiedere alla verità di farsi da parte per salvare la coalizione.
Il cambiamento non è un lasciapassare
Il Pd richiama il risultato elettorale e la volontà degli agrigentini di superare i modelli delle precedenti amministrazioni di centrodestra.
Ma il voto non rappresenta un lasciapassare valido per cinque anni. E il cambiamento non si misura con il colore politico della giunta, bensì con il comportamento tenuto quando un problema riguarda uno dei propri uomini.
È facile invocare trasparenza, legalità e rigore quando gli accertamenti riguardano un avversario. Il cambiamento diventa credibile soltanto quando quelle stesse regole vengono applicate a un alleato, a un assessore o al vicesindaco.
La Vardera lo ha compreso. Ha inizialmente sostenuto Crosta sulla base della prima ricostruzione, ma ha modificato la propria posizione quando gli elementi pubblicati da Report Sicilia hanno fatto emergere nuove contraddizioni.
Ha chiesto chiarimenti, ha inviato una PEC, ha interessato gli uffici regionali, ha domandato la rinuncia alle deleghe e infine ha espulso Crosta da Controcorrente.
Il Pd, invece, davanti alle stesse circostanze chiede soprattutto di preservare l’esperienza amministrativa.
Ma quale cambiamento si preserva difendendo gli equilibri prima di conoscere la verità?
Abbassare i toni o evitare le domande?
Il Partito Democratico invita anche a «evitare una spettacolarizzazione delle divergenze politiche» e a riportare il confronto nelle sedi proprie della politica.
È un principio condivisibile, purché non diventi un modo elegante per chiedere silenzio.
Il caso Crosta non è stato creato dalla spettacolarizzazione. È nato da fotografie, immagini storiche, dichiarazioni pubbliche, documenti e domande alle quali non sono ancora seguite risposte complete.
La Vardera ha inoltre raccontato di avere cercato inizialmente una soluzione all’interno del movimento. Secondo la sua ricostruzione, avrebbe chiesto a Crosta di mettere a disposizione le deleghe e di assumere un impegno pubblico sulla sorte dell’immobile qualora ne fosse stata accertata definitivamente l’abusività. Crosta avrebbe opposto il dissenso della sorella comproprietaria e avrebbe lasciato la riunione.
Sempre secondo La Vardera, Sodano sarebbe stato informato della richiesta di un passo indietro prima della sua diffusione sulla stampa.
Pertanto le sedi riservate sarebbero già state utilizzate. È stato il mancato raggiungimento di una soluzione a rendere pubblico lo scontro.
Chiedere oggi di riportare tutto dentro le stanze della politica rischia di apparire come il tentativo di sottrarre ai cittadini una vicenda che riguarda direttamente la credibilità delle loro istituzioni.
Il Pd non può limitarsi a fare da pompiere
Il comunicato democratico sembra scritto per spegnere un incendio politico. Ma prima di spegnere l’incendio bisognerebbe capire che cosa lo ha provocato.
Il problema non è il tono utilizzato da La Vardera. Non è l’inchiesta di Report Sicilia. Non è neppure la richiesta di dimissioni.
Il problema è che Crosta non ha ancora pubblicato la documentazione capace di chiarire definitivamente la vicenda e continua a ricoprire deleghe che lo pongono nella condizione politicamente inaccettabile di essere, almeno potenzialmente, controllore e controllato.
Il problema è che Sodano ha scelto una difesa pubblica a spada tratta del vicesindaco, arrivando a delegittimare chi ha svolto l’inchiesta.
E il problema è che, secondo quanto riferito da La Vardera, lo stesso sindaco gli avrebbe confidato che, conoscendo prima la situazione, Crosta non sarebbe stato candidato.
Il Pd non può fare soltanto da pompiere della coalizione. Deve dire se considera politicamente compatibile la permanenza di Crosta nella carica e nell’esercizio delle deleghe durante gli accertamenti.
Le domande al Partito Democratico
Il comunicato porta il nome del Partito Democratico di Agrigento e richiama, tra gli altri, Giampiero Carta, Sandro Fanara, Eleonora Sciortino, Giuseppe Riccobene, Diego Granata, Giovanna Iacono e Michele Catanzaro.
A loro Report Sicilia rivolge alcune domande semplici.
Il Pd chiede a Crosta di pubblicare tutti i documenti relativi all’immobile?
Ritiene opportuno che conservi le deleghe alla Polizia municipale, alla legalità, alla trasparenza e all’anticorruzione durante gli accertamenti?
Condivide la richiesta di un sopralluogo indipendente?
Chiede di verificare chi abbia commissionato e realizzato i lavori apparentemente eseguiti negli ultimi anni, con quali autorizzazioni e con quali fatture?
Se gli accertamenti dovessero dimostrare l’esecuzione di interventi privi dei necessari titoli, il Pd chiederebbe le dimissioni di Crosta?
E se fosse confermato che Sodano conosceva la gravità politica della vicenda, riteneva che Crosta non sarebbe stato candidato e tuttavia ha continuato a difenderlo attaccando il giornale, quale valutazione esprimerebbe il Partito Democratico?
Sono domande politiche, non sentenze penali. Rispondere non significa essere giustizialisti. Significa assumersi la responsabilità di governare.
Non si salva una giunta sacrificando la trasparenza
Il Pd afferma che Agrigento ha davanti questioni importanti e complesse e ha bisogno di un’amministrazione pienamente concentrata sull’azione di governo.
È vero. Ma proprio per questo la crisi non può essere lasciata marcire.
Una giunta paralizzata da un caso irrisolto, da una rottura con il movimento determinante per l’elezione del sindaco e da una guerra quotidiana sui social non può lavorare serenamente per la città.
La strada più rapida non è nascondere la questione. È chiarirla.
Basterebbe acquisire gli atti, disporre i controlli, sospendere le deleghe potenzialmente incompatibili e rendere pubblici gli esiti. Se tutto risultasse regolare, Crosta avrebbe gli strumenti per difendersi e Report Sicilia ne darebbe conto. Se emergessero irregolarità, dovrebbero arrivare le conseguenze previste dalla legge e dalla responsabilità politica.
La stabilità costruita sulla rimozione dei problemi è soltanto immobilismo. La responsabilità istituzionale non consiste nel mantenere tutti al proprio posto, ma nel proteggere la credibilità del Comune.
La prima prova del nuovo corso
Questa è la prima vera prova del cambiamento promesso agli agrigentini.
Non saranno i comunicati concilianti a stabilire se il nuovo corso sia realmente diverso dal passato. Lo stabilirà il modo in cui la maggioranza affronterà una vicenda scomoda che riguarda uno dei suoi massimi rappresentanti.
Se prevarranno gli atti, i controlli e la trasparenza, il progetto potrà ancora dimostrare di essere differente.
Se invece prevarranno la difesa dell’appartenenza, la paura di perdere gli equilibri e il tentativo di delegittimare chi ha posto le domande, allora il “sistema Agrigento” non sarà stato sconfitto. Avrà semplicemente cambiato interpreti.
Caro Partito Democratico, non basta chiedere che vengano abbassati i toni. Bisogna alzare il livello della responsabilità.
Prima della ricomposizione vengono le verifiche. Prima della stabilità viene la trasparenza. Prima della sopravvivenza della giunta viene la credibilità delle istituzioni.
Il mandato di cambiamento non si preserva proteggendo una maggioranza a ogni costo. Si preserva dimostrando che, quando il dubbio riguarda uno dei propri uomini, le regole valgono davvero per tutti.
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Fonte: Report Sicilia
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