Agrigento – Caso Crosta, la Soprintendenza boccia la sanatoria e la moglie lancia la petizione su Facebook per salvare il marito in Giunta: la politica agrigentina sprofonda nel surreale. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo
Il caso Crosta non si chiude. Anzi, si complica.
La Soprintendenza ai Beni culturali ha espresso diniego alla richiesta di sanatoria relativa all’immobile di Zingarello riconducibile alla famiglia del vicesindaco Giovanni Crosta. Secondo quanto emerso, alla base del provvedimento ci sarebbe una carenza nella documentazione presentata a corredo della pratica.
Un atto che, al di là degli eventuali sviluppi amministrativi e giudiziari, aggiunge un altro tassello a una vicenda che ormai da giorni ha travolto la politica agrigentina.
Crosta, lo ricordiamo, non è accusato di essere un delinquente e il punto non è stabilire attraverso la polemica politica se sia o meno una persona perbene. Il problema è un altro: la sua posizione istituzionale e l’opportunità politica di continuare a ricoprire contemporaneamente il ruolo di vicesindaco e assessore mentre la vicenda dell’immobile è sottoposta a verifiche.
Ed è proprio questo il nodo che adesso torna prepotentemente sul tavolo del sindaco Michele Sodano.
Non è un caso che proprio nelle stesse ore Sodano abbia incontrato Ismaele La Vardera. Un faccia a faccia riservato, nel quale il futuro politico di Crosta sarebbe stato uno degli argomenti centrali.
La Vardera ha già assunto una posizione netta, chiedendo le dimissioni del vicesindaco ed espellendolo successivamente da Controcorrente. Sodano, invece, fino a questo momento ha scelto una linea diversa, mantenendo Crosta all’interno della propria squadra e limitandosi a revocargli la delega alla Polizia municipale, affidandola all’assessore Dario Cipolla.
Ora arriva il diniego della Soprintendenza. E la domanda politica diventa inevitabile: può un’amministrazione che dichiara di voler combattere l’abusivismo edilizio avere al proprio interno, come vicesindaco e assessore, un esponente direttamente coinvolto in una vicenda urbanistica ancora aperta
La famiglia Crosta potrebbe adesso valutare un ricorso al Tar contro il provvedimento della Soprintendenza. Se ciò avvenisse, la vicenda assumerebbe inevitabilmente una nuova dimensione amministrativa e giudiziaria. Ma intanto resta la questione politica. E quella non può essere rinviata all’infinito.
Come se non bastassero il diniego della Soprintendenza sulla sanatoria dell’immobile di Zingarello, le verifiche sull’abitazione e lo scontro politico sulla permanenza di Giovanni Crosta nella Giunta Sodano, adesso arriva anche la petizione della moglie. Sulle pagine Facebook è stata infatti promossa un’iniziativa per raccogliere firme a sostegno della permanenza del marito nell’esecutivo guidato da Michele Sodano. Una scelta che sta già facendo discutere e che, sul piano politico, appare quantomeno singolare.
Il futuro di un vicesindaco e assessore comunale dovrebbe essere deciso nelle sedi istituzionali e politiche, sulla base delle responsabilità, delle opportunità e della fiducia che il sindaco ripone nel proprio amministratore. Non attraverso una raccolta di firme sui social promossa dalla moglie.
Qui non è più soltanto il “caso Crosta” a fare discutere. È il metodo. E viene spontaneo chiedersi: siamo arrivati al punto che per stabilire chi debba restare in una Giunta comunale serva mobilitare Facebook e chiedere ai cittadini di firmare una sorta di appello familiare? Francamente, una vicenda già politicamente imbarazzante rischia così di assumere contorni surreali. La politica dovrebbe assumersi le proprie responsabilità. Anche quando le decisioni sono difficili. Perché una Giunta comunale non è un affare di famiglia e la permanenza di un vicesindaco non dovrebbe diventare oggetto di una petizione domestica trasferita sui social.
Una caduta di stile che, in una vicenda già delicatissima, poteva tranquillamente essere evitata.
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Fonte: Sicilia24h
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