Agrigento – Caso Crosta, per cosa ci avrebbe querelato? Agli attacchi social rispondiamo con documenti e domande. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Report Sicilia ha riesaminato tutti gli articoli dedicati all’immobile di contrada Zingarello. Non abbiamo mai attribuito al vicesindaco la costruzione materiale delle opere. Abbiamo raccontato la comproprietà, la domanda di sanatoria pendente dal 1985 e la possibile collocazione della casa entro la fascia dei 150 metri dalla battigia. Ma Crosta e Controcorrente preferiscono le frasi a effetto e gli attacchi personali alla pubblicazione degli atti
Giovanni Crosta ha annunciato pubblicamente di avere querelato Giuseppe Di Rosa, editore di Report Sicilia, per gli articoli riguardanti l’immobile di contrada Zingarello del quale il vicesindaco di Agrigento ha confermato di essere comproprietario insieme alla sorella.
Al momento, tuttavia, non conosciamo il contenuto della querela. Non sappiamo quali frasi Crosta abbia considerato false o diffamatorie, quali fatti abbia contestato e quali documenti abbia eventualmente prodotto per smentire quanto pubblicato.
Non sappiamo neppure se l’atto sia già stato formalmente depositato oppure se, fino a questo momento, ci troviamo soltanto davanti a un annuncio pubblico.
Una querela rappresenta la denuncia di una parte. Non certifica la falsità di una notizia e non costituisce una sentenza di condanna nei confronti del giornalista o dell’editore chiamato in causa. Saranno eventualmente la Procura e l’autorità giudiziaria a valutare gli articoli, le parole utilizzate e soprattutto la documentazione sulla quale si è basato il nostro lavoro.
Nell’attesa abbiamo fatto ciò che dovrebbe fare qualsiasi giornale: abbiamo riletto integralmente tutti gli articoli pubblicati sul caso Crosta e provato a individuare quali possano essere i passaggi contestati dal vicesindaco.
La prima possibile contestazione: “Casa quasi interamente abusiva e insanabile”
Il punto centrale dei nostri articoli riguarda la consistenza urbanistica dell’immobile.
Report Sicilia ha scritto, utilizzando inizialmente formule dubitative, che soltanto una porzione limitata della costruzione risulterebbe sanata, mentre la parte largamente prevalente sarebbe interessata da opere prive di un provvedimento definitivo di sanatoria e potenzialmente non sanabili.
Non si tratta di una ricostruzione formulata sulla base di una voce anonima, di una chiacchiera raccolta per strada o di un’indiscrezione politica. Gli interrogativi nascono dalla documentazione catastale e urbanistica esaminata, dalla consistenza dell’immobile, dal periodo indicato per la sua realizzazione e dalla sua collocazione rispetto alla costa.
Crosta, replicando pubblicamente, ha confermato alcuni elementi essenziali della vicenda:
- l’immobile venne completato dal padre nei primi anni Ottanta;
- nel 1985 fu presentata una domanda di sanatoria;
- quella domanda risulterebbe ancora pendente;
- la proprietà fu successivamente ereditata da Crosta e dalla sorella.
La questione, dunque, non riguarda più l’esistenza della casa, la sua intestazione o la presenza di una domanda di sanatoria. Questi elementi sono stati confermati dallo stesso vicesindaco.
Il punto da chiarire è un altro: la domanda presentata nel 1985 può essere accolta? Esistono il provvedimento definitivo di sanatoria e tutti i nulla osta necessari? Quale parte dell’immobile risulta già regolare e quale, invece, attende ancora una decisione?
Se Crosta ritiene falsa la nostra ricostruzione, può dimostrarlo immediatamente pubblicando:
- il titolo edilizio originario;
- le planimetrie della parte autorizzata;
- la domanda di sanatoria presentata nel 1985;
- l’eventuale provvedimento conclusivo;
- il nulla osta della Soprintendenza;
- ogni altro atto capace di dimostrare la regolarità o la sanabilità dell’intera costruzione.
È esattamente ciò che Report Sicilia ha chiesto fin dal primo articolo.
La seconda possibile contestazione: la distanza dalla battigia
Un altro passaggio che potrebbe avere determinato l’annunciata querela riguarda la distanza dell’immobile dal mare.
Le misurazioni cartografiche effettuate da Report Sicilia collocherebbero il fabbricato indicativamente a circa 96 metri dalla battigia, dunque all’interno della fascia dei 150 metri prevista dall’articolo 15 della legge regionale siciliana numero 78 del 1976.
La norma dispone l’arretramento delle costruzioni di almeno 150 metri dalla battigia, fatti salvi i casi, le condizioni e le eventuali deroghe che devono essere verificati sulla base della data di realizzazione, degli strumenti urbanistici e degli atti rilasciati dagli uffici competenti.
Report Sicilia non ha mai presentato la propria misurazione come un rilievo tecnico ufficiale o come una sentenza definitiva. Abbiamo precisato che il dato dovrà essere verificato attraverso un accertamento degli uffici e una misurazione asseverata.
Rimane però la domanda: se la casa fu completata nei primi anni Ottanta e ricade effettivamente entro i 150 metri dalla battigia, con quale titolo potrebbe essere sanata?
Se Crosta sostiene che la distanza indicata sia falsa, può produrre un rilievo tecnico asseverato. Se ritiene che la costruzione possa essere regolarizzata nonostante la collocazione nella fascia costiera, può mostrare il provvedimento e il nulla osta necessari.
Una distanza si accerta con una misurazione. La regolarità urbanistica si dimostra con i titoli. Nessuno dei due elementi può essere sostituito dall’annuncio di una querela.
Non abbiamo mai scritto che Crosta costruì personalmente la casa
Questo punto deve essere chiarito senza lasciare spazio a equivoci o comode ricostruzioni.
Report Sicilia non ha mai attribuito a Giovanni Crosta la realizzazione materiale delle opere.
Al contrario, già nel primo articolo abbiamo distinto espressamente la proprietà attuale dall’individuazione di chi costruì l’immobile e dal periodo nel quale vennero eseguiti i lavori.
Dopo la replica del vicesindaco abbiamo riportato la sua versione: la casa sarebbe stata completata dal padre nei primi anni Ottanta, quando Crosta aveva circa undici anni, e sarebbe stata successivamente ereditata da lui e dalla sorella.
Nessuno ha mai sostenuto che un bambino di undici anni abbia commesso un abuso edilizio. Una simile affermazione, evidentemente assurda, non compare in nessuno degli articoli di Report Sicilia.
Il problema sollevato è diverso ed è politico e istituzionale.
Crosta oggi è comproprietario dell’immobile. È inoltre vicesindaco di Agrigento e titolare delle deleghe agli Affari legali e generali, alla Trasparenza e anticorruzione, alla Polizia municipale, al Patrimonio, ai Tributi e al Personale.
Proprio la Polizia municipale svolge funzioni di vigilanza e accertamento anche in materia urbanistica ed edilizia.
Essere erede non significa avere costruito personalmente. Ma ereditare un immobile non rende automaticamente regolari le opere eventualmente prive di titolo.
Sono due questioni completamente differenti e nei nostri articoli sono sempre rimaste distinte.
La terza possibile contestazione: l’utilizzo della casa
Crosta ha sostenuto che l’immobile non sarebbe stabilmente abitato e che verrebbe utilizzato soltanto durante le vacanze.
Report Sicilia dispone però di testimonianze, fotografie ed elementi che documenterebbero l’utilizzo estivo della proprietà da parte di persone appartenenti alla stretta cerchia familiare del vicesindaco.
Anche questo aspetto potrebbe essere stato ritenuto offensivo o falso.
Ma non è decisivo stabilire se la casa venga utilizzata per dodici mesi all’anno, soltanto in estate o durante periodi limitati. Il nodo principale resta la situazione urbanistica dell’immobile e l’esistenza dei titoli necessari.
Abbiamo parlato di utilizzo familiare per evidenziare che non si tratterebbe soltanto di una vecchia intestazione formale completamente estranea alla vita e alla disponibilità del proprietario.
Se Crosta contesta anche questo elemento, sarà possibile confrontare le rispettive documentazioni nelle sedi competenti.
La quarta possibile contestazione: la fornitura idrica
Nei primi articoli abbiamo scritto che l’immobile risultava servito dalla condotta idrica. Crosta ha successivamente negato l’esistenza di una corrente utenza.
A quel punto abbiamo posto domande precise:
- esiste o è esistita un’utenza idrica?
- a nome di chi sarebbe stata eventualmente registrata?
- quando sarebbe stato realizzato l’allaccio?
- da chi viene fornita l’acqua utilizzata nella casa?
- l’immobile dispone di una cisterna, di un pozzo o di un altro sistema di approvvigionamento?
Sono domande di evidente interesse pubblico, soprattutto mentre circa duemila residenti di Maddalusa continuano a vivere una gravissima emergenza idrica e si sentono opporre la condizione urbanistica degli immobili come ostacolo alla regolare fornitura dell’acqua.
Se non esiste alcuna utenza, basta produrre la certificazione del gestore.
Se, invece, esiste o è esistito un allaccio, è legittimo chiedere quando sia stato autorizzato, a nome di chi e sulla base di quali presupposti.
La fornitura dell’acqua non sana un eventuale abuso edilizio. Ma il differente trattamento tra immobili e cittadini costituisce una questione politica che un giornale ha il diritto e il dovere di approfondire.
La quinta possibile contestazione: la domanda sulle acque nere
Report Sicilia ha chiesto anche dove vengano scaricate le acque reflue prodotte durante l’utilizzo dell’immobile.
Non abbiamo scritto che Giovanni Crosta scarichi illegalmente liquami. Non abbiamo attribuito al vicesindaco alcun reato ambientale.
Abbiamo posto una domanda: esiste un allaccio alla rete fognaria, una fossa Imhoff regolarmente autorizzata oppure un altro sistema di raccolta e smaltimento?
La domanda nasce dalla collocazione dell’immobile, dalla vicinanza alla costa e dall’utilizzo della casa, almeno durante il periodo estivo.
Non rappresenta l’attribuzione di una condotta illecita, ma la richiesta di conoscere quale sistema sia stato adottato e quali autorizzazioni siano state rilasciate.
Anche questa risposta può essere fornita attraverso gli atti.
La sesta possibile contestazione: la richiesta di dimissioni
Report Sicilia ha sostenuto che la permanenza di Crosta nella giunta Sodano sia politicamente insostenibile e ne ha chiesto le dimissioni.
Si tratta di una valutazione politica formulata sulla base del ruolo ricoperto, delle deleghe ricevute e della situazione ancora non chiarita dell’immobile.
Crosta può naturalmente respingere la richiesta e difendere la propria permanenza nell’amministrazione. Ma chiedere le dimissioni di un vicesindaco non equivale ad attribuirgli automaticamente un reato.
Il giudizio politico nasce dal contrasto tra la vicenda dell’immobile e le deleghe alla Trasparenza, all’Anticorruzione, alla Polizia municipale, al Patrimonio e agli Affari legali.
Nasce anche dal ruolo dirigente ricoperto in Controcorrente, movimento che ha costruito una parte importante della propria azione pubblica sulla denuncia dell’abusivismo, sulla trasparenza e sul rispetto delle regole.
La coerenza politica si misura soprattutto quando gli stessi principi devono essere applicati ai componenti della propria squadra.
Le nostre domande sono state riprese anche in Consiglio comunale
Le richieste di chiarimento non sono rimaste isolate.
Il consigliere comunale Dino Alonge, richiamando espressamente i principi del garantismo e della democrazia, ha invitato Crosta a produrre gli atti relativi alla situazione urbanistica, alla distanza dalla battigia, alle concessioni, alla sanatoria, all’accatastamento, alle utenze e allo smaltimento delle acque reflue.
Ciò dimostra che la vicenda presenta un interesse pubblico e politico oggettivo, indipendente dalla posizione editoriale di Report Sicilia.
Quando la persona coinvolta è la seconda carica della città e detiene deleghe direttamente collegate alla legalità, alla vigilanza urbanistica, al patrimonio e alla trasparenza, chiedere documenti non significa mettere in moto una “macchina del fango”.
Significa esercitare il diritto-dovere di informare.
Crosta e Controcorrente preferiscono le frasi a effetto
C’è poi un altro aspetto che non può essere ignorato.
Giovanni Crosta e diversi esponenti o sostenitori di Controcorrente, anziché rispondere nel merito attraverso la pubblicazione degli atti, continuano a utilizzare frasi a effetto, slogan e accuse da rilanciare sui social contro Report Sicilia e contro Giuseppe Di Rosa personalmente.
Si parla di “macchina del fango”, di informazioni false e di giornalismo costruito per colpire.
Sono espressioni particolarmente pesanti che, tuttavia, non spiegano quale documento sarebbe stato interpretato in maniera errata, quale circostanza sarebbe stata inventata e quale passaggio dei nostri articoli risulterebbe concretamente falso.
Anche l’annuncio della querela è stato immediatamente trasformato in uno strumento del confronto politico e comunicativo, quasi rappresentasse già una sentenza e dimostrasse automaticamente la responsabilità del giornale.
Ma presentare una querela è un diritto. Dimostrare che una notizia sia falsa o diffamatoria è un’altra cosa.
Nel caso Crosta, l’annuncio dell’iniziativa giudiziaria appare utilizzato anche come argomento per attaccare personalmente Giuseppe Di Rosa, screditare Report Sicilia e spostare l’attenzione dal contenuto dell’inchiesta al suo autore.
Il meccanismo è ormai evidente: il giornale pubblica documenti e pone domande; Crosta e l’area politica che lo sostiene rispondono con frasi a effetto; quelle espressioni vengono poi ripetute e amplificate sui social, dove il confronto sulla situazione urbanistica dell’immobile si trasforma in un’aggressione personale contro chi ha sollevato il caso.
Non si risponde alla domanda. Si prova a delegittimare chi l’ha posta.
Un post sui social non sostituisce il nulla osta
Controcorrente ha costruito gran parte della propria comunicazione politica sulle denunce pubbliche, sui video, sulle frasi a effetto e sull’esposizione mediatica delle persone chiamate in causa.
Adesso che le domande riguardano uno dei suoi dirigenti e il vicesindaco di Agrigento, lo stesso metodo viene rivolto contro Report Sicilia.
Si pronunciano accuse forti, si annunciano iniziative giudiziarie e si alimentano gli attacchi social. Ma non vengono mostrati gli atti che potrebbero chiarire la vicenda.
Una querela non determina la distanza dell’immobile dalla battigia.
Una frase contro Giuseppe Di Rosa non sostituisce il nulla osta della Soprintendenza.
L’accusa di avere organizzato una “macchina del fango” non equivale a un provvedimento definitivo di sanatoria.
Un post sui social non dimostra la regolarità urbanistica della costruzione e non chiarisce le modalità di approvvigionamento idrico o di smaltimento delle acque reflue.
Se Report Sicilia ha pubblicato notizie false, Crosta indichi pubblicamente quali siano e mostri i documenti che le smentiscono.
Altrimenti l’annuncio della querela rischia di apparire soprattutto come uno strumento per alimentare l’attacco social contro il giornale e il suo editore.
Una querela non sostituisce i documenti
Il diritto di cronaca e di critica non è illimitato. Richiede interesse pubblico, correttezza del linguaggio e verità dei fatti, anche nella forma della verità putativa fondata su un serio lavoro di verifica.
Sono questi i parametri che l’autorità giudiziaria sarà eventualmente chiamata a valutare.
Noi siamo pronti a consegnare gli articoli, la documentazione esaminata e gli elementi raccolti.
Ma soprattutto attendiamo di conoscere quale fatto Crosta consideri falso.
La comproprietà? È stata confermata.
La costruzione nei primi anni Ottanta? È stata dichiarata dal vicesindaco.
La domanda di sanatoria presentata nel 1985 e ancora pendente? È stata confermata dallo stesso Crosta.
La distanza inferiore a 150 metri? Abbiamo sempre chiesto che venga verificata ufficialmente.
L’assenza di un provvedimento definitivo di sanatoria e del nulla osta? Attendiamo che Crosta mostri questi documenti.
L’utilizzo estivo della casa? Conserviamo gli elementi raccolti.
L’acqua e lo smaltimento dei reflui? Abbiamo formulato domande alle quali non sono ancora seguite risposte documentali definitive.
Report Sicilia non arretra: agli slogan rispondiamo con gli atti
Non sappiamo ancora per quale frase Crosta abbia presentato querela, né se l’atto sia stato formalmente depositato o soltanto annunciato. Per questa ragione non attribuiamo al vicesindaco motivazioni giudiziarie che non conosciamo.
Possiamo però valutare ciò che sta accadendo pubblicamente: l’annuncio della querela è diventato un’altra frase a effetto da utilizzare sui social contro Report Sicilia e contro Giuseppe Di Rosa, mentre le domande sull’immobile di contrada Zingarello rimangono senza risposte documentali definitive.
Una cosa è certa: nessuno dei nostri articoli ha sostenuto che Giovanni Crosta abbia costruito personalmente la casa quando aveva undici anni.
Abbiamo sempre distinto le eventuali responsabilità originarie dalla condizione attuale dell’immobile e dalla responsabilità politica di chi oggi ne è comproprietario e ricopre il ruolo di vicesindaco.
Siamo disponibili a pubblicare ogni documento capace di smentire o correggere la nostra ricostruzione.
Se Crosta produrrà il titolo edilizio dell’intero fabbricato, il provvedimento definitivo di sanatoria, il nulla osta relativo al vincolo costiero, la certificazione della distanza dalla battigia e gli atti sulle utenze e sugli scarichi, Report Sicilia ne darà conto con la stessa evidenza riservata all’inchiesta.
Fino a quel momento restano la domanda di sanatoria presentata nel 1985, la collocazione dell’immobile che le nostre misurazioni indicherebbero entro i 150 metri dalla battigia, i documenti esaminati e le domande ancora aperte.
Crosta e Controcorrente potranno continuare a scegliere gli slogan, le accuse e le frasi costruite per ottenere consenso sui social.
Noi continueremo a scegliere i documenti.
La querela seguirà il proprio percorso. Il giornalismo continuerà a fare il proprio lavoro.
Adesso attendiamo due risposte: quali sarebbero esattamente le notizie false pubblicate da Report Sicilia e dove sono gli atti capaci di dimostrarlo?
Agrigento, e se il Vicesindaco avesse una casa abusiva e in parte insanabile?
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

