Agrigento: chi filma la perdita d’acqua è socio del gestore. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.
Cosa sta succedendo

Video social dell’assessore sulle perdite idriche a Zingarello: ma il Comune di Agrigento è il maggiore socio di AICA.
«Servo la mia macchinetta, in quanto la giro perché possa mangiare.» — Luigi Pirandello, Quaderni di Serafino Gubbio operatore
Pirandello non conobbe Facebook, gli smartphone, le dirette social dei sindaci e la politica amministrativa trasformata in un flusso continuo di immagini. Eppure i Quaderni di Serafino Gubbio operatore sembrano scritti anche per comprendere un fenomeno molto contemporaneo: la trasformazione della realtà in spettacolo e dell’uomo che dovrebbe agire in colui che filma ciò che accade.
Serafino Gubbio gira la manovella. Registra. Guarda. La macchina inghiotte la vita e la restituisce trasformata in rappresentazione. Nel romanzo pirandelliano l’operatore progressivamente scompare dietro l’apparecchio: non interviene più nella realtà, la cattura.
Trasportiamo Serafino ad Agrigento, sostituiamo alla cinepresa lo smartphone e mettiamolo davanti a una condotta dalla quale escono migliaia di litri d’acqua.
La domanda diventa politica: chi sta filmando è davvero uno spettatore?
Se chi riprende è un cittadino, certamente sì. Se è un giornalista, sta documentando. Se è un consigliere d’opposizione, sta esercitando controllo politico. Ma se a impugnare il telefono è chi governa il Comune che partecipa all’azienda pubblica che gestisce il servizio idrico, la scena cambia completamente. Il governante diventa contemporaneamente amministratore e cronista dell’amministrazione.
Ed è precisamente in questa ambiguità che può nascere una formidabile operazione di comunicazione politica.
L’estate agrigentina ha prodotto una liturgia riconoscibile. Una perdita segnalata. L’acqua che scorre per giorni. Il quartiere che protesta. E infine gli amministratori che arrivano, inquadrano, si indignano in diretta.
Il 9 agosto sulla propria pagina facebook l’assessore comunale Giuseppe Riccobene ha documentato l’ennesima rottura in contrada Misita, sulla condotta aerea che alimenta Zingarello, Cipolluzzu e Mandrascava: zone dove l’acqua, dai rubinetti, non arriva da tempo.
L’assessore Riccobene, ingegnere, esponente del Pd e di Legambiente, detiene nella giunta Sodano la delega ai rapporti con i gestori dei servizi idrico e rifiuti. Già l’11 luglio aveva dichiarato pubblicamente di ritenere «inaccettabile la narrazione del gestore AICA secondo cui “manca l’acqua”», annunciando richieste formali all’azienda e affermando che alle responsabilità occorre attribuire «un nome e un cognome». L’assessore scrive: “Chi non riesce a sopportare tutto questo, chi non ha l’acqua in casa e la vede dispersa per strade e campagne, chi vorrebbe tutelare una risorsa preziosa e limitata, ha il diritto e il dovere di intervenire. Chi amministra, ha più doveri degli altri, a iniziare da quello di dare un taglio netto a questo modo di “gestire” il servizio”.
Su questo non c’è nulla da eccepire. La denuncia pubblica di uno sperpero è, in sé, un atto legittimo. Il problema comincia una riga più in là.
La posizione istituzionale di chi impugna il telefono
AICA — Azienda Idrica Comuni Agrigentini — non è una multinazionale straniera atterrata una mattina in provincia di Agrigento. È un’azienda speciale consortile interamente pubblica, partecipata dai Comuni dell’Ambito, che gestisce il servizio idrico integrato nel territorio dei soci.
Il Comune di Agrigento non è terzo rispetto ad AICA: ne è socio con la quota più rilevante dell’intera compagine, che si aggira intorno al 20 per cento. Un quinto dell’azienda. Il sindaco rappresenta l’Ente socio nell’Assemblea, che esercita funzioni di indirizzo e controllo e nomina la governance aziendale. Lo stesso sindaco siede, insieme agli altri primi cittadini, negli organismi dell’ATI Idrico — che è cosa distinta da AICA, ma che dell’affidamento del servizio è l’ente di governo.
È lo stesso schema che AICA rivendicava pubblicamente il 30 dicembre 2025, comunicando l’approvazione dei propri documenti fondamentali: bilanci, piano industriale, relazione sui flussi di cassa, nuova identità aziendale. Nel comunicato si legge di «una forte unità di intenti tra l’Assemblea dei Sindaci, il Consiglio di Amministrazione e il Direttore Generale».
Qui serve una precisazione che nessuno dovrebbe risparmiarsi: quell’Assemblea si tenne sei mesi prima dell’insediamento della giunta Sodano, avvenuto il 16 giugno 2026. Il sindaco di Agrigento che sedeva a quel tavolo era il predecessore. Nessuna contraddizione personale, dunque.
Ma il punto non è personale, ed è più solido proprio per questo. Quel comunicato è la descrizione che AICA dà di sé stessa: l’Assemblea dei Sindaci non è una platea, è un organo che indirizza. Non si può rivendicare una governance unitaria quando si annunciano risultati e presentarla come un corpo estraneo quando emergono i guasti.
Ciò che nella difesa è esatto
Va detto con onestà quel che nella posizione dell’amministrazione è vero, perché un’analisi che non lo riconosca non serve a nessuno.
Il Comune non gestisce l’acqua. Le condotte non le ha rotte questa giunta. La rete di Agrigento è un colabrodo ereditato da decenni di mancati investimenti. Un socio al 20 per cento non ha maggioranza in Assemblea e non può, da solo, imporre alcunché. Un assessore, per di più, non siede nell’Assemblea di AICA: quella è composta dai sindaci. E la trasparenza verso i cittadini è un dovere, non una colpa: mostrare l’acqua che si disperde mentre interi quartieri restano a secco è informazione dovuta.
Tutto esatto. Tutto insufficiente a fondare la posa dello spettatore.
Perché la stessa amministrazione, il 29 luglio 2026, ha notificato ad AICA una formale diffida, prospettando sanzioni amministrative, sanzioni da Codice della Strada per manomissione della sede stradale e azioni in sede civile, penale, amministrativa e per danno erariale. Il documento porta la firma del sindaco Sodano, dell’assessore Riccobene, dell’assessora ai Lavori pubblici Maria Miccichè e del vicesindaco Giovanni Crosta.
Non si diffida ciò di cui si è estranei. Si diffida ciò su cui si vanta un titolo per pretendere.
Il meccanismo: perché la posa funziona
Ed eccoci alla domanda che il romanzo aiuta a formulare.
Nel racconto di Pirandello la macchina non è neutra: è ciò che consente a Gubbio di non partecipare. L’obiettivo gli offre un alibi tecnico — io registro, non intervengo — che lo assolve dal peso della scena. È l’impassibilità come forma di sopravvivenza.
Trasferito nella comunicazione amministrativa, quel meccanismo produce un effetto politico preciso e verificabile, indipendentemente dalle intenzioni di chi lo aziona.
Primo: sposta il soggetto. Il video costruisce due poli, il colpevole inquadrato e l’indignato che inquadra. La titolarità della quota societaria, la firma sulla diffida, il RUP comunale escono dal campo visivo. Non vengono negati: semplicemente non sono ripresi.
Secondo: converte l’ereditato in accusato. La crisi idrica agrigentina è vecchia di decenni. L’immagine la comprime nell’istante: quella perdita, oggi, colpa di quel gestore. Il tempo lungo della responsabilità scompare.
Terzo: trasforma il potere in merito. Chi ha strumenti per agire in Assemblea si presenta come chi ha il merito di aver segnalato. È il rovesciamento più efficace, perché ottiene consenso proprio dall’assenza di risultati: più a lungo dura il guasto, più materiale ha la telecamera.
Quarto: rende impossibile la verifica. Un post non ha protocollo, non ha data certa di ricezione, non attiva la filiera tecnica. Una segnalazione al RUP, al direttore dei lavori e all’impresa sì. La differenza fra i due strumenti non è di stile: è di tracciabilità.
Non serve attribuire malafede a nessuno per constatare che questo è l’effetto. Chiamarlo strategia deliberata richiederebbe una prova che non c’è. Chiamarlo effetto oggettivo di una scelta comunicativa richiede soltanto di guardare la scena per intero.
La responsabilità tecnica si attribuisce, quella politica non evapora
Qui sta la distinzione che va tenuta ferma, perché è l’unica che non fa sconti a nessuno.
La responsabilità tecnica è divisibile e va attribuita con precisione: il gestore per l’esercizio della rete consegnata, la stazione appaltante per l’affidamento, il direttore dei lavori per il controllo dell’esecuzione, l’impresa per il cantiere, il RUP per il procedimento. Nomi, funzioni, atti. Su questo Riccobene ha ragione: serve un nome e un cognome.
La responsabilità politica funziona diversamente. Non si divide per quote e non si trasferisce filmando. Chi rappresenta il maggiore Comune socio di un’azienda pubblica risponde dell’indirizzo che a quell’azienda ha dato — o non ha dato. Quali richieste sono state portate in Assemblea? Quali atti di indirizzo sono stati proposti? Se la gestione è giudicata tanto inadeguata da meritare una diffida e la minaccia di azioni per danno erariale, la questione della fiducia nei vertici è ancora una questione marginale?
Sono domande che non hanno bisogno di una risposta polemica. Hanno bisogno di una risposta protocollata.
L’ultima inquadratura
Nel finale del romanzo Serafino Gubbio continua a girare la manovella mentre davanti all’obiettivo si consuma una tragedia. Non interviene. Registra fino all’ultimo fotogramma, e da quel giorno diventa muto. La sua impassibilità professionale gli costa la voce.
È l’immagine che consegniamo al lettore agrigentino, senza forzarla.
Un amministratore che scelga stabilmente la posizione dell’operatore — che filmi ciò che dovrebbe governare — non commette alcun illecito. Ottiene però, alla lunga, lo stesso risultato di Gubbio: conserva l’immagine e perde la parola politica. Perché arriva il momento in cui i cittadini con la bottiglia vuota, inquadrati come testimoni, smettono di chiedere chi ha filmato la perdita e cominciano a chiedere chi doveva chiuderla.
La macchinetta, intanto, continua a mangiare.
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

