Agrigento – Esclusiva Report Sicilia – la lettera di Siciliacque certifica il disastro AICA: Senza i 20 milioni della Regione la società era già al collasso. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Per oltre un anno sono stati accusati di fare allarmismo.
Hanno denunciato il debito crescente di AICA, le criticità economiche della società, le responsabilità gestionali, le perdite della rete, il rapporto con Siciliacque e il rischio concreto che il sistema pubblico dell’acqua potesse implodere.
Quelle denunce partirono dalla Consulta AICA, organismo previsto dallo Statuto per rappresentare gli utenti.
Furono trasmesse al Prefetto di Agrigento, ad ARERA, al Governo regionale, ai sindaci, all’ATI e agli altri organismi istituzionali.
In molti le ignorarono.
Altri le ridicolizzarono.
La Consulta venne progressivamente delegittimata fino ad essere soppressa dall’attuale presidente di AICA, Danila Nobile.
Oggi, però, arriva un documento destinato a cambiare completamente la lettura di quella vicenda.
Report Sicilia è l’unica testata giornalistica ad essere entrata in possesso della risposta di 17 pagine che Siciliacque ha inviato al deputato regionale Ismaele La Vardera.
E ciò che emerge è impressionante.
Il vero problema non era soltanto la siccità
Per mesi ai cittadini è stato raccontato che la crisi idrica era conseguenza della scarsità di piogge.
La lettera di Siciliacque dimostra invece che esisteva un’altra emergenza, molto più pericolosa: quella economica e finanziaria di AICA.
La società che gestisce l’approvvigionamento idrico regionale ricostruisce infatti come AICA abbia accumulato un debito enorme nei propri confronti, tanto da rendere necessario un intervento straordinario della Regione Siciliana.
Non si tratta di interpretazioni.
Lo scrive Siciliacque.
I venti milioni della Regione hanno evitato il collasso del sistema
Il documento ricorda che il credito vantato da Siciliacque nei confronti di AICA aveva raggiunto circa 23,3 milioni di euro.
Solo dopo la prima tranche dell’anticipazione regionale, pari a 10 milioni di euro, quel debito si è ridotto a circa 16,1 milioni di euro.
Questa è la vera notizia.
La Regione Siciliana non è intervenuta per finanziare nuovi investimenti.
Non è intervenuta per realizzare nuove condotte.
È intervenuta perché AICA non era più in grado di sostenere il proprio debito verso il principale fornitore di acqua della Sicilia.
È questo il punto che qualcuno continua ad evitare.
La Consulta AICA lo aveva denunciato molto prima
Quando la Consulta parlava di conti fuori controllo, di esposizione debitoria, di rischio per la continuità aziendale e della necessità di un immediato intervento istituzionale, quelle relazioni venivano considerate eccessive.
Eppure oggi Siciliacque descrive uno scenario che coincide, nella sostanza, con quelle denunce.
Non solo.
La società ricorda anche che AICA aveva interrotto i pagamenti previsti dai contratti pur continuando ad incassare i corrispettivi dagli utenti, situazione che ha richiesto l’intervento finanziario della Regione.
Quel debito non è scomparso
C’è un equivoco che deve essere chiarito.
I venti milioni messi a disposizione dalla Regione non hanno cancellato il problema.
Lo hanno semplicemente rinviato.
Il debito continua ad esistere.
La società dovrà comunque farvi fronte.
Ed è qui che emerge un’altra questione che nessuno affronta.
I Comuni sono proprietari di AICA
AICA è una società pubblica.
Gli azionisti sono i trenta Comuni della provincia di Agrigento.
Questo significa che il patrimonio, ma anche le difficoltà economiche della società, riguardano direttamente gli enti proprietari.
Il Comune di Agrigento, ad esempio, possiede circa il 20% della società.
Rapportando quella quota ad un’esposizione finanziaria di circa venti milioni di euro, il peso teorico riconducibile al principale socio supera i quattro milioni di euro.
Quattro milioni che, indirettamente, rappresentano una criticità patrimoniale anche per il Comune capoluogo.
Lo stesso ragionamento vale, in proporzione, per tutti gli altri Comuni soci.
Ed è proprio questo il motivo per cui la gestione economica di AICA non riguarda soltanto gli amministratori della società.
Riguarda tutti i sindaci della provincia.
Chi pagherà quel conto?
La domanda è inevitabile.
Se AICA dovrà restituire le somme anticipate dalla Regione e contemporaneamente continuare a sostenere i propri costi di gestione, da dove arriveranno le risorse?
Le possibilità sono poche.
Da una gestione finalmente efficiente.
Da ulteriori interventi pubblici.
Oppure dalle tariffe pagate dagli utenti.
È un interrogativo che oggi nessuno può più evitare.
Non solo debiti
La lettera di Siciliacque è anche un durissimo atto d’accusa sulla gestione.
Parla di perdite della rete di distribuzione prossime al 60%, a fronte di perdite del 20% sulla rete di adduzione regionale.
Richiama il mancato rispetto di diversi obblighi regolatori previsti da ARERA.
Evidenzia penalità milionarie applicate all’azienda.
Contesta la gestione della fatturazione e delle informazioni fornite agli utenti nelle bollette.
È una ricostruzione durissima, proveniente non da un soggetto politico, ma dal principale gestore dell’acqua all’ingrosso della Sicilia.
La domanda politica
Esiste infine un aspetto che merita una riflessione.
Il deputato regionale Ismaele La Vardera ha oggi reso pubblica una lettera che, nei fatti, conferma molte delle criticità denunciate dalla Consulta AICA.
Tuttavia, quando quella stessa Consulta veniva delegittimata e successivamente soppressa dall’attuale presidente Danila Nobile, non risultano prese di posizione pubbliche dello stesso deputato in difesa dell’unico organismo di partecipazione degli utenti previsto dallo Statuto della società.
Se quelle denunce erano fondate, come oggi sembrano confermare le affermazioni contenute nella lettera di Siciliacque, la loro tutela avrebbe meritato un sostegno istituzionale ben diverso.
Adesso qualcuno dovrà rispondere
Per mesi si è cercato di spostare il dibattito esclusivamente sulla siccità.
Oggi emerge con chiarezza che il problema era anche economico, gestionale e finanziario.
La lettera di Siciliacque non assolve nessuno.
Al contrario, apre interrogativi ancora più pesanti.
Chi ha consentito che AICA accumulasse un’esposizione così elevata?
Perché gli allarmi lanciati dalla Consulta sono rimasti inascoltati?
Perché l’organismo che denunciava quelle criticità è stato eliminato anziché ascoltato?
E soprattutto, chi pagherà il conto di un debito che continua a gravare sulla società pubblica, sui Comuni che ne sono proprietari e, inevitabilmente, sui cittadini della provincia di Agrigento?
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

