Agrigento – Favara, grazie al Comitato San Giuseppe: dieci giorni che hanno portato la città su Rai 1 e nel cuore di migliaia di persone. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo
Quattro anni di crescita continua, un programma di dimensioni mai viste, sacrifici personali ed economici dei componenti del direttivo. Ora la città dovrebbe riconoscere pubblicamente questo impegno: una benemerenza civica al presidente Roberto Cipolla, in rappresentanza di tutto il comitato.
Le luci di piazza Cavour si sono spente da poche ore, i palazzi storici hanno smesso di riflettere i bagliori dello spettacolo piromusicale e la Renault Clio della lotteria ha già trovato il suo proprietario. È il momento giusto per fermarsi e dire una cosa semplice, che troppo spesso si dà per scontata: grazie!
Grazie all’Associazione Culturale San Giuseppe, al suo presidente Roberto Cipolla, al direttore artistico della festa, Gerlando Stuto e a tutte le persone che, per mesi, hanno lavorato in silenzio per regalare a Favara un’edizione che resterà negli annali.
Un crescendo che dura da quattro anni
Chi segue la festa da tempo lo sa: quella di agosto 2026 non è un exploit isolato. È il punto di arrivo, per ora, di un percorso che negli ultimi quattro anni ha visto il comitato alzare l’asticella edizione dopo edizione. Quando, il 3 agosto, il programma è stato presentato in conferenza stampa, l’ambizione dichiarata era chiara: competere con le più importanti manifestazioni del genere in Sicilia e portare la festa anche tra i favaresi emigrati all’estero.
Dieci giorni, dal 22 al 31 agosto, guidati dal tema “Padre, lavoratore, custode della speranza”. Un cartellone che ha tenuto insieme, senza che nulla stonasse, in un sapiente equilibrio, le Messe dall’alba, le minestre nei quartieri offerte dalle famiglie, la raccolta del grano con i cavalli bardati, la benedizione degli animali, i tornei per i ragazzi, il burraco e la musica della tradizione siciliana sulla terrazza della Matrice, la prosa e la danza, il folklore internazionale del Fawar Folk Fest, la pittura estemporanea sul sagrato e sei serate musicali con artisti di caratura nazionale: Aleandro Baldi e Massimo Galfano, Cecilia Gayle, Neja, gli Audio 2, Fred De Palma e Francesco Renga. Per il concerto di Fred De Palma sono arrivati pullman perfino dalla Calabria.
Favara su Rai 1: una vetrina che vale più di qualunque campagna promozionale
Tra tutti i risultati di questa edizione ce n’è uno che merita un ragionamento a parte. Domenica 23 agosto la Santa Messa celebrata in Chiesa Madre dall’arcivescovo Alessandro Damiano è stata trasmessa in diretta nazionale da Rai 1, all’interno della rubrica “A Sua Immagine”.
Prima del rito, le telecamere hanno mostrato a milioni di italiani il Castello Chiaramontano, la Biblioteca “Antonio Mendola”, il Farm Cultural Park, la chiesa del Rosario, gli scorci del centro storico e la Valle dei Templi. Un biglietto da visita che nessun ufficio turistico avrebbe potuto comprare a quel prezzo. È stato il comitato a volere e a ottenere quella diretta, aggiungendo un tassello che ha dato alla festa, e con essa alla città, una risonanza senza precedenti.
Non era scontato. E vale la pena ricordare con quale sobrietà l’arciprete don Nino Gulli ha gestito l’evento: nessun invito, nessun posto riservato, la chiesa aperta a tutti fino a esaurimento dei posti. Anche questo è un messaggio.
I sacrifici dietro le quinte
Una festa così non si improvvisa e non si finanzia da sola. Lo sforzo economico è stato notevole, e chi conosce da vicino il comitato sa che una parte rilevante di quell’impegno è ricaduta direttamente sulle spalle dei componenti del direttivo, che hanno messo in gioco tempo, energie e risorse proprie. La lotteria, con i biglietti a dieci euro, è stata pensata proprio per contribuire a coprire le spese organizzative, ma da sola non basta a coprire le spese di un programma di questa straordinaria portata.
E poi ci sono state le difficoltà che nessuno aveva previsto. Il 18 agosto, in pieno giorno, ignoti hanno danneggiato gravemente i pannelli LED installati in piazza Cavour per promuovere il programma: un danno di migliaia di euro e, soprattutto, uno sfregio al lavoro dei volontari. La risposta del comitato è stata quella giusta: il pannello è tornato ad accendersi nel giro di due giorni e il programma è andato avanti senza una sola variazione. “Favara ha bisogno di persone che costruiscono, non di mani che distruggono”, disse allora don Gulli. I fatti gli hanno dato ragione.
Nei giorni precedenti, gli stessi volontari erano in piazza a potare gli alberi e sistemare il decoro di piazza Cavour, con i mezzi messi a disposizione da un privato e il supporto del personale ESA. E, a festa quasi conclusa, hanno trovato il tempo di donare nuovi leggii alla Banda Musicale “Giuseppe Lentini”, riconoscendo il valore educativo della musica per i giovani del territorio.
I nomi di chi ha reso possibile tutto questo
Il ringraziamento va, per nome, al consiglio direttivo dell’Associazione Culturale San Giuseppe: Roberto Cipolla, presidente, Gerlando Luparello, vicepresidente, Giuseppe Palumbo Piccionello, vicepresidente, Gerlando Stuto, segretario, Antonio Milazzo, tesoriere, Calogero Cusumano, consigliere, Antonio Moscato, consigliere
Un pensiero particolare a Gerlando Stuto, che nel ruolo di direttore artistico ha costruito un cartellone che quest’anno ha superato ogni aspettativa, e a sua moglie Sonia Vetro, che lo ha affiancato in ogni fase del lavoro e, quest’anno ha anche piacevolmente presentato alcune serate. A tutti i soci, alle “quote rosa” e ai tanti volontari che hanno preparato le minestre, montato le strutture, presidiato la piazza e accompagnato il simulacro nei quartieri.
E, sopra tutti, a don Nino Gulli. Sempre presente, sempre propositivo, capace di tenere insieme il rigore della liturgia e la gioia della festa di piazza, e di ricordare a tutti, quando è servito, che la festa è un patrimonio della città intera. Senza la sua guida, questo equilibrio tra fede e spettacolo non sarebbe stato possibile.
L’Amministrazione comunale Palumbo, con l’assessore Angelo Airò Farulla, è stata al fianco del comitato con il patrocinio, le misure sulla viabilità, la navetta gratuita e l’area riservata alle persone con disabilità. Così come è stata preziosa la presenza del comandante della Tenenza dei Carabinieri,Alberto Santino, degli uomini e le donne dell’arma, dei volontari della Croce Rossa.Una collaborazione che ha funzionato e che va data per acquisita anche per le prossime edizioni.
Un’estate che ha rimesso in moto la città
C’è un effetto, forse il più importante, che va oltre i dieci giorni di festa. Anche i festeggiamenti per San Calogero, quest’anno, sono stati organizzati con grande cura. E non è un caso: quando una comunità vede che è possibile fare le cose in grande, il desiderio di rilancio si propaga. La festa di San Giuseppe ha stimolato in Favara la voglia di rivivere e far rinascere momenti di sviluppo economico, di turismo e, insieme, di preghiera. Le strutture ricettive piene, i ristoranti e i bar del centro che hanno lavorato per dieci sere consecutive, i visitatori arrivati da tutta la provincia e da fuori regione: sono numeri che il paese non vedeva da tempo.
Anche il gemellaggio con Saarlouis, firmato a novembre, ha trovato in questa festa la sua prima concretizzazione: la grande tela dipinta dal vivo sul sagrato della Chiesa Madre partirà per la Germania, per portare la devozione a San Giuseppe ai figli e ai nipoti dei favaresi emigrati.
Una proposta: la benemerenza a Roberto Cipolla
Tutto questo ha un valore che la città dovrebbe riconoscere formalmente.
Proponiamo che il Consiglio comunale valuti il conferimento di una benemerenza civica al presidente Roberto Cipolla, in rappresentanza di tutto il comitato, per il lavoro svolto in questi anni. Non un premio a una persona, ma il riconoscimento pubblico di un metodo: quello di chi si assume responsabilità, anche economiche, per il bene di tutti, senza chiedere nulla in cambio.
Favara ha bisogno di persone così. E ha il dovere di dirglielo.
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Fonte: Sicilia On Press
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