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Agrigento – Francesco Pira: “Ho Licata nel cuore e rivendico la gioia di portarla nel mondo”

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Agrigento – Francesco Pira: “Ho Licata nel cuore e rivendico la gioia di portarla nel mondo”. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.

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Francesco Pira è per me una vecchia conoscenza. Ci legano anni ed anni di amicizia e colleganza. A Tele Video Faro di Licata, dove lui è stato il primo Direttore Responsabile di un telegiornale tutto licatese, all’esperienza in quotidiani o tv regionali. Insieme abbiamo provato a raccontare una città che amiamo e che negli ultimi 30 anni è profondamente cambiata. Lui ha scelto di andar via per tanti anni dalla Sicilia e poi è tornato come docente universitario a Messina mantenendo vivo il suo rapporto con la città d’origine. E quando va in giro per il mondo con orgoglio rivendica le sue origini siciliane e licatesi.

“Ricordo- racconta – nel 1992 andai in Iraq per realizzare per Video Music, tv nazionale un reportage sull’Embargo, che fu trasmesso prima di un grande concerto per la Pace di Franco Battiato al Teatro di Bagdad. Quando arrivammo nella capitale irachena con la regista Chiara Martinetti, l’operatore e l’assistente, uno degli uomini dei servizi segreti di Saddam, mi chiese da quale regione venivo perché era stato in vacanza in Italia. Io risposi subito Sicilia, e lui mi disse senza esistare…. Sicilia? Totò Schillaci e Mafia. E’ questo il marchio che ci portiamo dietro nel mondo. Ed è difficile per un siciliano alzarsi ogni mattina e dimostrare in Sicilia, in Italia e nel mondo di non essere mafioso”.

E quindi ci viene da pensare che il rapporto con Licata è controverso come quello con la Sicilia. “Lo è – ribatte- ma è una terra che ho imparato ad amare perché mio papà Gino, mi ha trasmesso questo amore per Licata. Un amore che, come tutti gli amori, ti può portare in cielo e dare felicità e farti soffrire tantissimo. L’ho vissuta con ruoli diversi è una terra che spesso non sa amare i suoi figli. Mio padre mi presentò da ragazzo Rosa Balistreri, che poi intervistai proprio a Tele Video Faro. Lei mi insegnò che un licatese spesso non è apprezzato nemmeno da morto”.

Professore Associato di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università degli Studi di Messina, ha conseguito l’Abilitazione Scientifica Nazionale di Professore Ordinario (prima fascia), Francesco Pira insegna Teorie e tecniche del giornalismo digitale, Social media e comunicazione d’impresa, Giornalismo sportivo nel corso di laurea triennale e Giornalismo digitale nel corso di laurea magistrale presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne, dove il Direttore professor Giuseppe Ucciardello lo ha nominato Delegato alla Comunicazione dello stesso Dipartimento. Insegna inoltre Tecniche comunicative in sanità pubblica nel corso di laurea in Tecniche della Riabilitazione Psichiatrica presso il Dipartimento BIOMORF dello stesso Ateneo ed è componente del Collegio dei Docenti del Dottorato in Scienze Politiche. Laureato in Sociologia all’Università “Gabriele d’Annunzio” di Chieti, ha conseguito cum laude il dottorato di ricerca in comunicazione all’Università Pontificia Salesiana. Affianca all’impegno universitario una intensa attività di studio, scrittura e formazione.

Saggista e giornalista, autore di oltre ottanta pubblicazioni tra monografie, saggi, contributi in volume e articoli scientifici in italiano, inglese e spagnolo, è condirettore della rivista Addiction & Social Media Communication. Il suo itinerario scientifico ha assunto negli anni un respiro internazionale: è visiting professor presso l’Università Rey Juan Carlos di Madrid, docente Erasmus presso l’Università Marie Curie di Lublino, membro del Comitato Accademico del Observatorio Euromediterráneo de Democracia y Espacio Público e ha preso parte a rilevanti esperienze di ricerca e cooperazione accademica europea, tra cui il progetto OIR – Open Innovative Resources, dedicato alla didattica inclusiva e sostenuto dall’Unione Europea. Visiting Marie Curie Staff Member presso il Center for Social Science, Tiblisi (Georgia), nell’ambito del Progetto SHADOW (MSCA-RISE call H2020-MSCA-RISE-2017. Docente alla International Summer School di Timișoara, chair di un panel al Congresso della Federazione Spagnola di Sociologia a Bilbao Tra i più recenti incarichi figura la nomina a membro dello Steering Committee della 12ª Conferenza Mondiale sui Media e la Comunicazione di Massa – MEDCOM 2027, in programma a Bangkok il 5 e 6 aprile 2027.

Nel 2025 è stato nominato componente del Comitato Scientifico dell’Intergruppo Parlamentare sul Digitale ed è entrato in un gruppo di ricerca del Centro de Investigación Social Aplicada dell’Università di Malaga sulla famiglia digitale in Europa e nel Mediterraneo.

Al tempo stesso, il suo nome è legato a un lavoro costante sui temi della Media Education, delle fake news e della responsabilità comunicativa. È consigliere nazionale dell’UCSI – l’Unione Cattolica Stampa Italiana – e il quotidiano Avvenire lo ha indicato come uno dei maggiori analisti italiani del fenomeno delle notizie false. Le sue analisi sono apprezzate anche dagli spettatori televisivi di canali nazionali e regionali e, da oltre un anno, è ospite fisso della trasmissione nazionale Fatti di Nera, in onda sul canale 122 del digitale terrestre. Nel 2008, per la sua attività di ricerca e saggistica, è stato insignito dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Il Premio Rosa Balistreri International 2026  ti indica come “Licatese eccellente nel mondo”. Che significato ha per Te ricevere questo riconoscimento proprio dalla sua città natale?

Ricevere questo premio a Licata ha per me un significato molto particolare. È sempre emozionante essere riconosciuti dalla propria città, soprattutto quando il premio porta il nome di una figura straordinaria come Rosa Balistreri. Essere accostato, anche solo idealmente, a una donna che ha saputo trasformare la propria esperienza personale in una voce capace di raccontare un’intera comunità rappresenta un motivo di grande orgoglio e, allo stesso tempo, una grande responsabilità.

Il premio è intitolato proprio a Rosa Balistreri, una delle figure più importanti della cultura popolare siciliana. Cosa rappresenta per Te la sua figura?

Rosa Balistreri rappresenta una Sicilia autentica, spesso difficile e dolorosa, ma capace di trovare nella cultura e nella musica una straordinaria forza di riscatto. La sua è stata una voce fuori dagli schemi, una voce che ha raccontato la povertà, le disuguaglianze, la condizione femminile, la violenza e le ingiustizie.

Ma Rosa non è stata soltanto un’interprete. È stata una vera cantastorie. Attraverso le sue canzoni ha dato voce agli ultimi e ha trasformato la propria vicenda personale in una storia collettiva. È questo, probabilmente, uno degli aspetti che rendono ancora oggi così attuale la sua figura.

Tu e Rosa Balistreri avete seguito percorsi profondamente diversi, ma avete in comune la stessa città d’origine. Quanto pesa Licata nella Tua storia personale e professionale?

Licata è una parte fondamentale della mia identità. È la città nella quale sono cresciuto e dalla quale sono partito per costruire il mio percorso professionale e accademico. Anche quando si va lontano, le proprie radici continuano ad accompagnarci.

È una città che, attraverso persone e percorsi diversi, riesce a proiettare nel mondo storie, cultura, ricerca e conoscenza.

Rosa Balistreri partì da Licata con la sua voce. Ti hai portato fuori dalla Sicilia la ricerca e lo studio della comunicazione. È possibile trovare un filo comune tra queste due esperienze?

Credo che il filo comune sia rappresentato dalla capacità di raccontare. Rosa lo ha fatto attraverso la musica e il canto; io lo faccio attraverso la ricerca, l’insegnamento, la scrittura e lo studio dei processi comunicativi.

Sono linguaggi diversi, ma entrambi possono contribuire a raccontare la realtà e a costruire consapevolezza. La comunicazione, quando è fatta con responsabilità, non è soltanto trasmissione di informazioni: è anche uno strumento per comprendere la società.

Ma nessun paragone con Rosa. Io mi sento piccolo rispetto a lei.

Insegni Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università degli Studi di Messina. Quali sono oggi le principali sfide per chi studia la comunicazione?

Viviamo in una società nella quale la comunicazione digitale ha assunto un ruolo centrale. I social media hanno modificato profondamente il modo in cui ci informiamo, costruiamo relazioni e partecipiamo alla vita pubblica.

Una delle sfide più importanti riguarda sicuramente la capacità di distinguere le informazioni attendibili dalla disinformazione. Le fake news rappresentano un problema serio perché possono condizionare le opinioni, alimentare paure e compromettere la fiducia nelle istituzioni e nei media.

Per questo ritengo fondamentale investire nella Media Education e nell’educazione alla cittadinanza digitale.

Il Tuo lavoro scientifico si concentra proprio su comunicazione digitale, fake news, Media Education e responsabilità dell’informazione. Quanto è importante oggi recuperare il senso della responsabilità nella comunicazione?

È fondamentale. Abbiamo a disposizione strumenti potentissimi, ma spesso non abbiamo ancora sviluppato una sufficiente consapevolezza del loro impatto.

Ogni contenuto pubblicato può raggiungere migliaia o milioni di persone in pochissimo tempo. Questo significa che chi comunica, sia professionalmente sia attraverso i social, deve essere consapevole delle conseguenze delle proprie parole.

La libertà di espressione deve andare di pari passo con la responsabilità. È un principio che riguarda giornalisti, comunicatori, istituzioni, aziende e anche cittadini.

La Tua attività accademica ha ormai una dimensione internazionale, con collaborazioni e incarichi in diversi Paesi. Quanto è importante per un professore universitario confrontarsi con realtà oltre i confini italiani?

È indispensabile. La ricerca scientifica cresce attraverso il confronto. Le collaborazioni internazionali permettono di osservare gli stessi fenomeni da prospettive differenti e di comprendere quanto alcuni cambiamenti siano globali.

Nel mio percorso ho avuto l’opportunità di lavorare con università e ricercatori di diversi Paesi. Attualmente sono impegnato anche in un progetto che riguarda la famiglia digitale in Europa e nel Mediterraneo e sono membro di organismi accademici internazionali.

Questo confronto arricchisce la ricerca e mi arricchisce anche personalmente.

Tra i suoi incarichi figura anche la partecipazione allo Steering Committee della Conferenza Mondiale sui Media e la Comunicazione di Massa, MEDCOM 2027, che si terrà a Bangkok. Cosa significa per lei questo nuovo incarico?

È un riconoscimento importante per il percorso scientifico che ho costruito negli anni. Far parte dello Steering Committee di una conferenza internazionale significa contribuire al confronto su temi che oggi sono centrali nel dibattito sulla comunicazione e sui media.

È anche una responsabilità, perché la ricerca deve riuscire a interpretare fenomeni in continua evoluzione e offrire strumenti utili per comprenderli.

Nel 2008 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano le ha conferito l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Oggi arriva un riconoscimento diverso, ma legato alle Tue radici. Come vivi questi due momenti?

Sono due riconoscimenti differenti e non credo sia corretto metterli sullo stesso piano. L’onorificenza del Presidente della Repubblica rappresentò un momento importantissimo del mio percorso.

Il Premio Rosa Balistreri International ha però una dimensione profondamente personale. Arriva dalla mia città e porta il nome di una donna che appartiene alla storia e all’identità di Licata e della Sicilia.

Per questo lo considero un riconoscimento che parla anche delle mie radici.

Sei anche autore di oltre ottanta pubblicazioni e svolgi un’intensa attività di divulgazione e intervento nel dibattito pubblico. Quanto è importante per uno studioso uscire dall’università e confrontarsi con la società?

L’università non può essere una torre d’avorio. La ricerca ha senso anche quando riesce a dialogare con la società e a offrire strumenti per interpretare ciò che accade.

Per questo considero importante affiancare alla ricerca scientifica anche l’attività di divulgazione e il confronto con il pubblico. Parlare di comunicazione significa, oggi più che mai, parlare della nostra quotidianità.

Da oltre un anno è ospite fisso della trasmissione nazionale “Fatti di Nera”. Anche la televisione può diventare uno strumento di divulgazione scientifica?

Certamente. La televisione e i media possono contribuire a rendere accessibili temi complessi. Naturalmente bisogna evitare semplificazioni eccessive, ma uno studioso ha anche il dovere di trovare linguaggi comprensibili.

La divulgazione non significa impoverire i contenuti, ma renderli accessibili a un pubblico più ampio.

Tornando a Rosa Balistreri: cosa pensi che possa insegnare ancora oggi alle nuove generazioni?

Rosa insegna soprattutto il valore della memoria, della dignità e della capacità di trasformare anche le esperienze più dolorose in qualcosa che possa parlare agli altri.

La sua storia dimostra che la cultura può nascere anche dalla sofferenza e dalle condizioni più difficili. E dimostra che una voce, quando è autentica, può superare i confini del tempo e dello spazio.

Che cosa vorrebbe dire oggi a un giovane di Licata che sogna di costruire il proprio futuro lontano dalla Sicilia?

Gli direi di partire, se sente di dover partire, ma di non dimenticare mai da dove viene. Andare via non significa necessariamente rinunciare alle proprie radici.

Anzi, spesso è proprio quando ci allontaniamo che comprendiamo meglio quanto le nostre origini abbiano contribuito a costruire ciò che siamo.

Infine, se dovesse sintetizzare in una sola espressione il significato di questo Premio Rosa Balistreri International 2026, quale sceglierebbe?

C’è una Licata che sa superare tutti i confini.

Perché questo premio racconta una città che può andare oltre i propri confini attraverso le persone che da essa sono partite. Rosa Balistreri lo ha fatto con la sua voce e con la sua musica. Io cerco di farlo attraverso l’università, la ricerca e la comunicazione.

Ricevere questo premio significa quindi portare con me Licata, anche quando lavoro e viaggio lontano dalla Sicilia“.

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Fonte: quilicata.it

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