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Agrigento – La Vardera, ma lei sa quante case abusive ci sono in Sicilia? E a quante famiglie vuole dire «vergognatevi»?

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Agrigento – La Vardera, ma lei sa quante case abusive ci sono in Sicilia? E a quante famiglie vuole dire «vergognatevi»?. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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Editoriale

Caro onorevole Ismaele La Vardera, oggi voglio farle una domanda.

Una domanda semplice, alla quale noi abbiamo cercato una risposta prima di scrivere.

Lei sa quante case abusive ci sono in Sicilia?

Glielo chiediamo dopo aver letto la risposta che lei ha dato pubblicamente su Facebook a un cittadino che contestava il sindaco di Agrigento Michele Sodano per la situazione di Maddalusa.

Toto Di Betta aveva scritto:

«Il sindaco di Agrigento non rappresenta i suoi elettori e non rappresenta Agrigento, ha lasciato Maddalusa al suo destino, 2000 persone senza acqua da 106 giorni».

Parole durissime. Una contestazione politica durissima.

Lei avrebbe potuto rispondere spiegando cosa sta facendo il sindaco.

Avrebbe potuto contestare i numeri.

Avrebbe potuto spiegare quali soluzioni state cercando.

Avrebbe potuto semplicemente non rispondere.

Invece ha scelto poche parole:

«Si vergogni lei ad essersi fatto la casa abusiva».

Ed è proprio da quelle parole che nasce questo editoriale.

Onorevole, cominciamo dai numeri

Quanto è grande il fenomeno dell’abusivismo edilizio in Sicilia?

Non esiste un unico numero che possa essere utilizzato correttamente come conteggio di tutte le “case abusive” oggi esistenti nell’Isola. E sarebbe scorretto farlo.

Esistono però numeri impressionanti.

Sono state indicate in passato 736 mila pratiche di richiesta di sanatoria distribuite nei 390 Comuni siciliani e 26.650 casi di abusivismo non sanabile. Numeri che da soli restituiscono le dimensioni storiche del fenomeno.

E attenzione: una domanda di sanatoria non equivale automaticamente a una casa abusiva da demolire.

È proprio questa distinzione che dovrebbe indurre chi ricopre una carica istituzionale alla prudenza prima di appiccicare un’etichetta a una persona.

Il problema, peraltro, non appartiene soltanto al passato.

I dati ISTAT elaborati su stime Cresme hanno fotografato nelle Isole un indice di 36,3 nuove abitazioni abusive ogni 100 autorizzate nel 2022. È un indicatore di flusso, non significa che il 36,3% di tutte le case siciliane sia abusivo, ma dimostra quanto il fenomeno continui a essere enorme.

E Legambiente continua ancora oggi a denunciare la gravità dell’abusivismo nell’Isola e la bassissima capacità di arrivare effettivamente alle demolizioni.

Quindi torniamo alla domanda.

A quante persone vuole dire «si vergogni»?

Se il principio politico espresso nella sua risposta è:

«Si vergogni lei ad essersi fatto la casa abusiva»,

allora dobbiamo capire dove porta questo ragionamento.

Lei intende rivolgere quella frase a tutti i siciliani che vivono in immobili abusivi?

A tutti quelli che hanno una pratica di sanatoria ancora pendente?

A quelli che hanno comprato o ereditato un immobile costruito decenni prima?

Ai figli di chi costruì?

Alle mogli?

Ai nipoti?

A chi oggi abita lì senza avere posato personalmente neppure un mattone?

Chi esattamente deve vergognarsi, onorevole La Vardera?

Perché la frase che lei ha scritto è molto più importante di quanto possa sembrare.

E soprattutto: lei sa davvero che la casa di quel signore è abusiva?

C’è poi una questione preliminare.

Lei ha scritto personalmente a Toto Di Betta:

«Si vergogni lei ad essersi fatto la casa abusiva».

Bene.

Noi non sappiamo quale sia la posizione urbanistica dell’eventuale immobile riconducibile a quel cittadino e non intendiamo inventarla.

Ma allora glielo chiediamo:

lei lo sa?

Ha visto la pratica edilizia?

Conosce l’immobile?

Ha verificato l’esistenza o meno di una concessione?

Sa se esiste una domanda di sanatoria?

Sa quale sia stato il suo esito?

Sa chi abbia materialmente costruito l’immobile e quando?

Oppure ha semplicemente letto “Maddalusa” e concluso: abusivo?

Perché se così fosse avremmo un problema ancora più serio.

Un deputato regionale non dovrebbe trasformare un’intera comunità in una categoria indistinta.

Ma la domanda vera è un’altra: un abusivo può bere?

Arriviamo al punto che interessa a me.

Supponiamo persino, solo per ragionamento, che quell’immobile sia effettivamente abusivo.

E allora?

La casa può essere abusiva.

La persona no.

Quella persona deve bere?

Può lavarsi?

Può utilizzare un bagno?

Può cucinare?

Se ha ottant’anni può avere acqua?

Se è disabile può averla?

Se dentro quella casa vive un bambino, quel bambino ha diritto all’acqua oppure deve prima esibire la concessione edilizia dei genitori o dei nonni?

Questa è la domanda alla quale vorrei che La Vardera rispondesse.

Perché nessuno sta chiedendo di legalizzare una costruzione attraverso un’autobotte.

Nessuno sta dicendo che fornire acqua renda sanabile ciò che non lo è.

Stiamo parlando di esseri umani.

Se un immobile è insanabile e la legge impone di demolirlo, lo Stato faccia il proprio dovere.

Ma finché dentro quell’immobile lo Stato consente che vivano delle persone, quelle persone continuano ad essere persone.

Quando servivano le telecamere, però, Maddalusa era diversa

Ed è qui che la vicenda diventa politica.

Perché noi ricordiamo bene La Vardera a Maddalusa.

Ricordiamo le telecamere.

Ricordiamo i video.

Ricordiamo la battaglia sul diritto all’acqua.

Ricordiamo Michele Sodano.

Ricordiamo la denuncia pubblica di una situazione considerata intollerabile.

E allora viene spontanea un’altra domanda:

cos’è cambiato?

È cambiato forse che oggi Michele Sodano non è più il candidato da accompagnare nelle battaglie ma è il sindaco che quelle battaglie dovrebbe trasformare in soluzioni?

Perché il cittadino al quale La Vardera ha risposto non stava insultando gratuitamente qualcuno.

Stava contestando politicamente il sindaco Michele Sodano.

Ed è intervenuto La Vardera a difenderlo.

Con quella frase.

Sodano agli Stati generali di ControCorrente

D’altronde il rapporto politico è sotto gli occhi di tutti.

Il 5 e 6 settembre Agrigento ospiterà gli Stati generali di ControCorrente.

E chi troviamo nelle locandine pubblicate dalla pagina di La Vardera?

Michele Sodano – Sindaco di Agrigento – speaker.

Nulla di illegittimo.

Ma politicamente è tutto molto chiaro.

Sodano è parte di quel progetto politico e La Vardera continua a rivendicarne la presenza.

Proprio per questo diventa ancora più interessante vedere il leader di ControCorrente intervenire personalmente quando un cittadino attacca il sindaco sul problema dell’acqua.

La Sicilia dell’abusivismo non è nata ieri

C’è poi qualcosa che non accetto.

Far passare il messaggio secondo il quale il dramma dell’abusivismo siciliano possa essere liquidato con un «si vergogni».

L’abusivismo in Sicilia è il prodotto di decenni di mancata pianificazione urbanistica, condoni nazionali, inerzie amministrative, clientele, mancati controlli, demolizioni mai eseguite e pratiche rimaste per decenni negli armadi dei Comuni.

Questo non assolve chi ha violato la legge.

Ma racconta la storia per intero.

Se centinaia di migliaia di pratiche hanno attraversato gli uffici siciliani, significa che siamo davanti a un fenomeno sociale, urbanistico e politico gigantesco.

E la politica che ha governato questa Regione negli ultimi quarant’anni dov’era?

Io non difendo l’abusivismo. Difendo una distinzione elementare

Non voglio equivoci.

Una casa abusiva insanabile deve essere trattata secondo la legge.

Punto.

Ma non accetterò mai l’equazione:

casa abusiva = persona senza diritti.

È culturalmente e politicamente pericolosa.

E soprattutto non può valere a giorni alterni.

Non può essere che quando bisogna fare il video a Maddalusa l’acqua sia un diritto universale e quando un abitante di Maddalusa critica il sindaco amico diventi quello che deve «vergognarsi».

No.

La politica seria sceglie un principio e lo applica sempre.

Anche quando è scomodo.

Allora, onorevole La Vardera, risponda

Le domande sono pubbliche.

Sa quante centinaia di migliaia di pratiche di sanatoria hanno interessato la Sicilia?

Sa che una pratica di condono pendente non equivale automaticamente a un immobile definitivamente dichiarato insanabile?

Sa quanti siciliani vivono direttamente o indirettamente dentro questa gigantesca vicenda urbanistica?

E soprattutto:

a tutti loro direbbe «vergognatevi»?

Ma c’è una domanda ancora più semplice.

A una persona che vive in una casa abusiva, l’acqua la darebbe oppure no?

Perché è inutile nascondersi dietro mille discorsi.

Il punto è questo.

La nostra risposta

Alla domanda iniziale — quante case abusive ci sono in Sicilia? — la risposta più corretta è che non disponiamo di un censimento unico e aggiornato che permetta di trasformare il fenomeno in un numero certo di abitazioni.

Ma sappiamo che la Sicilia ha accumulato centinaia di migliaia di pratiche di sanatoria, che sono stati censiti decine di migliaia di casi non sanabili e che ancora oggi gli indicatori collocano il Mezzogiorno e le Isole ai vertici dell’abusivismo edilizio.

Un fenomeno di queste dimensioni non si cancella insultando un cittadino su Facebook.

Si affronta governando.

Si pianifica.

Si decide cosa è sanabile e cosa non lo è.

Si demolisce ciò che la legge impone di demolire.

E soprattutto si smette di lasciare le pratiche sospese per decenni.

Quanto all’acqua, la mia risposta è ancora più semplice:

sì, va garantita alle persone.

Perché la legalità deve essere applicata agli immobili attraverso gli strumenti previsti dalla legge.

La sete, invece, non può diventare una pena accessoria dell’abusivismo edilizio.

E adesso la risposta la aspettiamo da Ismaele La Vardera.

Onorevole, in una Sicilia con centinaia di migliaia di pratiche di sanatoria alle spalle, a quante persone è disposto a dire «si vergogni»?

E soprattutto: l’acqua è ancora un diritto di tutti oppure lo era soltanto quando davanti alle telecamere conveniva dirlo?

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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