Agrigento – L’affondo di Controcorrente: “Aica ha fallito, Cda valuti un passo indietro”. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Attualità.
Cosa sta succedendo

Gli invasi sono pieni e la risorsa è disponibile, eppure interi quartieri continuano a rimanere senz’acqua per giorni, sottoposti a turni assurdi, irregolari e comunicati senza chiarezza. Famiglie, anziani e attività commerciali vivono nell’incertezza, senza sapere quando arriverà l’acqua e per quanto tempo sarà erogata. Nel 2026, ad Agrigento, aprire un rubinetto è ancora una scommessa.
Recentemente AICA, forse per giustificarsi, ha sostenuto di essere ancora in attesa di altre autobotti. Ma questa spiegazione è inaccettabile: le autobotti rappresentano una misura straordinaria e temporanea, non possono diventare il modello ordinario di distribuzione dell’acqua. Il compito di AICA, azienda interamente pubblica dei Comuni, è far arrivare l’acqua attraverso la rete, non amministrare un’emergenza permanente su gomma.
Ma persino questo sistema emergenziale funziona male. Gli operatori privati qualificati devono passare attraverso procedure centralizzate, verifiche preventive, autorizzazioni, ticket digitali e punti di carico obbligati. Anche la gestione dei ticket appare opaca. Riceviamo segnalazioni di cittadini fermi da luglio nella stessa posizione e di richieste che, nel giro di poche ore, sarebbero arretrate dal 37° al 72° posto senza alcuna spiegazione. Se esistono criteri di priorità, devono essere pubblici e verificabili. Ogni variazione deve essere tracciata e motivate, sull’acqua non possono esistere corsie preferenziali o misteriosi scavalcamenti.
A differenza degli anni precedenti, dove i disservizi non sono stati maggiori di quelli odierni, oggi non ci si può più nascondere dietro la parola “siccità”. Se l’acqua è presente negli invasi ma non arriva nelle case, il problema è nella gestione, nelle reti colabrodo, nei guasti continui e nell’organizzazione inefficiente del servizio ordinario e straordinario.
AICA deve rispondere anche di una situazione finanziaria gravissima, oltre 23 milioni di euro di fatture pregresse verso il fornitore sovrambito, conti pignorati e un intervento regionale da 20 milioni per impedire che la crisi finanziaria provochi ulteriori interruzioni. I cittadini rischiano così di pagare tre volte: con la bolletta, con le tasse destinate al salvataggio di AICA e con le spese sostenute per affrontare privatamente la mancanza d’acqua.
A rendere il quadro ancora più inquietante sono le indagini riguardanti l’appalto della nuova rete idrica. Spetterà alla magistratura accertare eventuali condotte dolose e responsabilità penali, ma il fallimento della gestione è già evidente.
Di fronte a tutto questo, il CDA non può comportarsi come se nulla fosse accaduto. AICA non è una normale società privata, ma un’azienda speciale consortile interamente pubblica, costituita e controllata dai Comuni aderenti. Proprio per questo i suoi amministratori hanno una responsabilità ancora maggiore verso la collettività, devono rispondere dei risultati e, quando il fallimento gestionale è così evidente, prendere provvedimenti.
Controcorrente Agrigento chiede: il ripristino eccezionale e temporaneo del precedente sistema di distribuzione, consentendo ai cittadini di rivolgersi direttamente agli operatori privati qualificati; una momentanea liberalizzazione controllata del servizio, con verifiche sanitarie sui mezzi, tracciabilità dell’acqua, ticket di carico, tariffe pubbliche e controlli contro abusi e speculazioni; urni pubblici, chiari, attendibili e aggiornati in tempo reale; la pubblicazione dei criteri di assegnazione delle autobotti e dello storico anonimizzato delle variazioni nelle graduatorie; la pubblicazione dei volumi disponibili, immessi in rete e realmente distribuiti; indennizzi automatici per i cittadini che subiscono disservizi prolungati; piena trasparenza su bilanci, debiti, appalti e responsabilità. La richiesta di una riflessione nel CDA non è propaganda, ma la conseguenza inevitabile di un fallimento gestionale che ricade ogni giorno sui cittadini. Mantenere in carica lo stesso CDA significherebbe negare l’evidenza e sottrarsi a ogni responsabilità. Gli agrigentini non possono continuare a essere ostaggi di un sistema che pretende pagamenti puntuali senza garantire un servizio altrettanto puntuale. L’acqua è un diritto e deve arrivare nelle case attraverso una rete funzionante. Le autobotti devono essere l’eccezione, non la regola.
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Fonte: Grandangolo Agrigento
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