Agrigento – Maddalusa, i “top player” e la casa di Crosta, Alonge: «Mostri i documenti o tragga le dovute conclusioni». Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Il caso dell’immobile di contrada Zingarello appartenente al vicesindaco Giovanni Crosta continua ad alimentare il confronto politico ad Agrigento. A intervenire nuovamente è Dino Alonge, consigliere comunale ed ex candidato sindaco, che collega la vicenda alla gravissima emergenza idrica vissuta dagli abitanti di Maddalusa.
In una nota dai toni duri, Alonge torna a chiedere al vicesindaco di chiarire pubblicamente la situazione urbanistica della casa, soprattutto alla luce degli ultimi elementi emersi attraverso l’inchiesta giornalistica di Report Sicilia.
«Il vicesindaco chiarisca, documenti alla mano, o altrimenti tragga le conclusioni dovute. In alternativa sia il sindaco a porre rimedio», afferma Alonge
Maddalusa senz’acqua da quasi quattro mesi
Il consigliere parte dal 9 maggio, giorno in cui è cessata l’erogazione idrica nella zona A di Maddalusa.
«Siamo a quasi quattro mesi – scrive Alonge –. È stato creato un ghetto, gli abitanti sono stati demonizzati e Maddalusa è diventata il simbolo dell’abusivismo ad Agrigento».
Nonostante le tante dichiarazioni, le riunioni e gli impegni assunti nel corso dei mesi, la situazione sarebbe rimasta sostanzialmente immutata. Secondo Alonge, vi sarebbe inoltre il rischio che a breve possano essere “tagliate” altre utenze idriche ricadenti nella zona A.
«In questa situazione drammatica – sottolinea – l’amministrazione in carica non riesce a trovare una soluzione degna di questo nome».
Il consigliere ricorda come in campagna elettorale avesse parlato della necessità di pacificare la città. Un obiettivo che, a suo giudizio, sarebbe stato completamente disatteso.
«Oggi, con l’utilizzo strumentale dei social per meri interessi, Agrigento è diventata una foresta oscura e pericolosa, dove nulla viene risparmiato a nessuno. Dovremmo ricordarci tutti che veleno porta veleno».
«Agrigento chiedeva un sindaco moderno e dinamico»
Alonge rivolge una critica diretta al sindaco Michele Sodano e alla narrazione costruita intorno alla sua Giunta.
«Agrigento voleva un sindaco moderno e dinamico, capace di affrontare le difficoltà e segnare un’inversione di marcia. Abbiamo invece un sindaco che, davanti alla più grave emergenza degli ultimi anni, non ha ancora trovato una risposta».
Il riferimento è anche ai “top player”, espressione utilizzata durante la campagna elettorale per descrivere la squadra che avrebbe dovuto affiancare il nuovo sindaco.
«Il sindaco, fermo e indomito, continua a parlare di top player. I suoi lo sarebbero tutti: persone capaci di trasformare la terra in oro, ultra competenti e meravigliose. Per carità, piano piano li sto conoscendo: brave persone, anche simpatiche, ma non vedo campioni».
Alonge aggiunge però una premessa: «Siamo tutti peccatori, il primo sono io». Una precisazione attraverso la quale il consigliere prende le distanze da ogni pretesa di superiorità morale.
Il “guanto da rivoltare” e il caso Crosta
In questo clima politico e sociale arriva la vicenda del vicesindaco Crosta, definita da Alonge «spiazzante».
Il consigliere ricorda che, soltanto pochi giorni prima, Crosta aveva utilizzato l’immagine del “guanto da rivoltare” per rappresentare il cambiamento che la nuova amministrazione avrebbe voluto imprimere alla città.
«Consiglio di riporre il guanto, viste le temperature, in un cassetto per tempi migliori», commenta ironicamente Alonge.
Il riferimento è al contrasto tra gli slogan sulla moralizzazione della vita pubblica e gli interrogativi che riguardano l’immobile appartenente allo stesso vicesindaco.
Alonge afferma di avere già invitato Crosta a chiarire pubblicamente la propria posizione, mostrando gli atti relativi alla casa. Un chiarimento che, secondo il consigliere, non sarebbe ancora arrivato.
«Come ha potuto dimenticare quella casa durante la campagna elettorale?»
Alonge pone quindi una domanda politica molto precisa.
«Crosta, durante la campagna elettorale, tenuto conto della propria appartenenza politica e degli slogan del suo mentore, come ha potuto dimenticare di essere proprietario di una casa abusiva, seppure ereditata?».
Il riferimento è evidentemente a Controcorrente e al suo fondatore Ismaele La Vardera, che hanno fatto della denuncia pubblica, della moralizzazione e della lotta all’abusivismo alcuni dei principali argomenti della propria iniziativa politica.
La proprietà dell’immobile è stata ammessa dallo stesso Crosta, che ha parlato di un “rudere”, ha precisato che non avrebbe destinazione residenziale e ha fatto riferimento a una domanda di sanatoria.
Restano però da mostrare pubblicamente la concessione eventualmente rilasciata, il nulla osta della Soprintendenza e tutti gli atti capaci di definire con precisione quali parti della costruzione siano regolari e quali risultino ancora oggetto della pratica.
La convivenza politica con Legambiente
Un altro interrogativo sollevato da Alonge riguarda la presenza di Legambiente nella coalizione e nell’amministrazione Sodano.
«Come può Crosta convivere politicamente con Legambiente, le cui posizioni sull’abusivismo sono chiarissime da anni? Come ha potuto accettare certe deleghe?».
Crosta è infatti titolare, tra le altre, delle deleghe agli Affari legali, alla Trasparenza e anticorruzione, alla Polizia municipale, al Patrimonio, ai Tributi e al Personale.
«Gli slogan, i proclami, la moralizzazione e le iniziative valgono soltanto per gli altri?», domanda Alonge.
Il consigliere chiama quindi in causa non soltanto il vicesindaco, ma l’intera maggioranza politica che sostiene Sodano e le forze ambientaliste presenti all’interno della Giunta.
I presunti lavori recenti
Alonge richiama poi uno degli aspetti più delicati emersi dalle ultime verifiche di Report Sicilia.
«Alla luce delle ultime indagini giornalistiche sembrerebbe che sulla casa ereditata siano state effettuate ulteriori lavorazioni, e ciò recentemente. Su questo dato è necessario un chiarimento immediato da parte di Crosta».
Le immagini storiche confrontate con quelle attuali sembrerebbero indicare interventi eseguiti negli ultimi anni. Occorre però accertare la natura esatta di tali lavori, quando siano stati realizzati, chi li abbia commissionati e quale titolo edilizio sia stato utilizzato.
Non tutti gli interventi richiedono necessariamente una Scia: il titolo dipende dalla tipologia delle opere. Proprio per questo il vicesindaco dovrebbe rendere pubbliche le eventuali pratiche edilizie, le autorizzazioni paesaggistiche, i nominativi dell’impresa e dei tecnici incaricati e la documentazione relativa ai lavori.
Se gli interventi sono stati regolarmente autorizzati, gli atti potranno chiarire definitivamente la vicenda. In caso contrario, si porrebbe anche il problema della regolarità delle opere più recenti.
«A Maddalusa criminalizzato un intero quartiere»
Il confronto con Maddalusa rappresenta il punto politico centrale dell’intervento di Alonge.
«A Maddalusa è stato criminalizzato un intero quartiere, lasciandolo senza acqua, un bene primario. E lì sembrerebbe che si tratti di abusi risalenti a cinquant’anni fa».
Da una parte, dunque, centinaia di famiglie private dell’approvvigionamento idrico per immobili costruiti decenni fa; dall’altra il vicesindaco della città, proprietario di una casa sulla cui situazione urbanistica e sugli eventuali lavori recenti non sono ancora stati mostrati tutti i documenti.
Alonge chiede che non vengano utilizzati due criteri differenti: uno inflessibile nei confronti dei cittadini di Maddalusa e un altro più indulgente quando la vicenda riguarda un componente della Giunta.
«Mostri gli atti o tragga le conclusioni»
La richiesta conclusiva del consigliere è netta.
«Su questi fatti il vicesindaco chiarisca, documenti alla mano, o altrimenti ne tragga le conclusioni dovute. Se non lo farà, sia il sindaco a porre rimedio».
Alonge non chiede quindi nuove dichiarazioni generiche, ma la pubblicazione degli atti: titolo edilizio, domanda ed eventuale concessione in sanatoria, nulla osta della Soprintendenza, planimetrie e documentazione relativa agli interventi che sarebbero stati effettuati recentemente.
Il consigliere rivendica infine la propria appartenenza politica.
«Se questo è lo stato delle cose, affermo di essere orgoglioso di appartenere al centrodestra, con tutte le sue contraddizioni e criticità».
Poi la conclusione, tra amarezza e disincanto: «Non ho mai apprezzato i moralizzatori, né quelli vecchi né quelli nuovi. Rimango a guardare questi signori con la consapevolezza che il “Paese delle meraviglie” si sia già dissolto».
Adesso la risposta spetta a Crosta e al sindaco Sodano. Il primo deve mostrare i documenti; il secondo deve chiarire se ritenga ancora compatibile la permanenza del vicesindaco nella Giunta con gli interrogativi sollevati sulla sua casa e con le delicate deleghe che gli sono state affidate.
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Fonte: Report Sicilia
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