Agrigento – Maddalusa, Legambiente scopre oggi il problema delle case abusive. Ma la vera questione è il perimetro del Parco. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo
C’è qualcosa di paradossale nel comunicato diffuso da Legambiente sulla vicenda di Maddalusa. Da un lato si riconosce che siamo davanti a un problema che si trascina da decenni e che necessita finalmente di una soluzione definitiva. Dall’altro, però, la soluzione indicata sembra essere sempre la stessa: non mettere in discussione norme e vincoli, ma intervenire sulle case.
Tradotto senza giri di parole: le abitazioni sono abusive, il problema esiste, dunque bisogna trovare il modo di liberarsene. Ma è davvero questa l’unica strada?
La domanda è inevitabile perché la storia urbanistica e ambientale di questo territorio non comincia oggi. Legambiente, già decenni fa, contribuì a sostenere una visione del territorio che portò a una perimetrazione del Parco della Valle dei Templi considerata da molti sproporzionata e profondamente problematica per alcune aree abitate. E oggi, dopo quarant’anni di contenziosi, disagi e situazioni rimaste sospese, la stessa associazione torna a parlare di Maddalusa proponendo sostanzialmente di non toccare nulla: né le norme, né i perimetri, né i vincoli. A cambiare, secondo questa impostazione, dovrebbero essere le persone e le loro case.
È una posizione legittima, naturalmente. Ma è anche una posizione che merita di essere discussa apertamente. Perché nessuno vuole negare l’esistenza dell’abusivismo edilizio. Nessuno pretende di cancellare con un colpo di spugna le violazioni urbanistiche. E nessuno sostiene che le regole non debbano essere rispettate. Il punto è un altro: si può affrontare una vicenda vecchia di decenni continuando semplicemente a dire che il problema sono le case e che quelle case devono essere abbattute?
Maddalusa non è una pratica amministrativa comparsa ieri sulla scrivania di un dirigente. Dentro quelle abitazioni ci sono famiglie, storie personali, persone che vivono quotidianamente una condizione di precarietà che si trascina da generazioni. E proprio per questo la questione non può essere ridotta a una contrapposizione semplicistica tra “ambiente” e “abusivismo”.
Legambiente sostiene che la concessione dell’acqua dovrebbe essere soltanto temporanea, in attesa che gli occupanti lascino le abitazioni abusive. Ma questa impostazione rischia di confondere due questioni diverse: la legittimità urbanistica di un immobile e il diritto delle persone ad avere servizi essenziali.
L’acqua non può diventare lo strumento attraverso il quale si risolve, indirettamente, una questione urbanistica. Se una casa è abusiva, si affronti il problema nelle sedi e secondo le procedure previste dalla legge. Ma non si può far ricadere sulle famiglie il peso di una situazione amministrativa e urbanistica che dura da decenni. E soprattutto non è corretto sostenere che ogni richiesta di acqua per Maddalusa rappresenti un tentativo di “legittimare l’abusivismo”. Questa è una semplificazione che non aiuta a risolvere la questione. Le persone che chiedono l’acqua non stanno chiedendo necessariamente una sanatoria. Stanno chiedendo l’acqua.
Il vero nodo, allora, potrebbe essere un altro e riguarda proprio la pianificazione del territorio. Perché non si discute seriamente della perimetrazione? Perché non si verifica, con gli strumenti tecnici e scientifici disponibili, se quei confini siano ancora adeguati alla realtà del territorio dopo decenni di trasformazioni? È questa la domanda che Legambiente dovrebbe avere il coraggio di affrontare. Una perimetrazione abnorme, pessima e fatta con i piedi, mortificante, desolante e a tratti anche ridicola.
Perché i perimetri non sono tavole sacre. Sono strumenti amministrativi e urbanistici, che possono essere studiati, verificati e, quando necessario, modificati secondo le procedure previste. Se un determinato confine produce da decenni conflitti, contenziosi, emergenze sociali e situazioni irrisolte, forse sarebbe più utile interrogarsi sulla sua efficacia anziché limitarsi a chiedere l’abbattimento delle abitazioni.
Altrimenti si rischia di arrivare a un paradosso: un problema creato e lasciato marcire per decenni viene presentato oggi come se la soluzione fosse semplicemente cancellare ciò che nel frattempo è diventato la vita quotidiana di centinaia di persone.
E c’è un’altra questione che merita chiarezza. Legambiente chiede al Consiglio comunale di sostenere il sindaco Michele Sodano perché possa “chiudere una vicenda aperta da sessant’anni”. Bene. Ma chiudere una vicenda non significa necessariamente abbattere le case. Potrebbe significare anche avere finalmente il coraggio politico di affrontare il problema nella sua interezza: abusivismo, vincoli, perimetrazione, tutela ambientale, diritti fondamentali, pianificazione urbanistica e futuro delle famiglie. Perché se dopo sessant’anni l’unica soluzione che riusciamo ancora a proporre è “le case sono abusive, quindi vanno abbattute”, allora forse il problema non è soltanto Maddalusa. Il problema è che in sessant’anni nessuno è riuscito a trovare una soluzione diversa.
E oggi Legambiente, invece di chiedere semplicemente di non toccare nulla, dovrebbe forse spiegare agli agrigentini perché una perimetrazione pensata decenni fa debba essere considerata intoccabile per l’eternità. Difendere l’ambiente è sacrosanto. Difendere le regole è altrettanto sacrosanto. Ma difendere le regole non significa necessariamente rifiutarsi di discutere se quelle regole, quei confini e quelle scelte territoriali siano ancora quelli giusti.
Maddalusa non ha bisogno di slogan. Ha bisogno di una soluzione. E una soluzione non può essere costruita soltanto sulle macerie delle case degli altri.
N.B. Il presidente del Circolo Rabat quando non gradisce articoli sulla questione prende carta e penna e scrive all’Ordine dei Giornalisti di Sicilia per segnalare un giornalista cattivo e burbero.
A noi è già capitato…
Ma non hanno ottenuto i risultati sperati…
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Fonte: Sicilia24h
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