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Agrigento – Maddalusa, Moscato (FdI): «Dalla crisi idrica può nascere una grande opportunità di sviluppo»

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Agrigento – Maddalusa, Moscato (FdI): «Dalla crisi idrica può nascere una grande opportunità di sviluppo». Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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Il responsabile del Dipartimento Imprese propone una nuova perimetrazione e un tavolo tecnico per ripensare il futuro della fascia costiera: «Basta tabù, servono acqua, investimenti, lavoro e una tutela moderna del territorio»

Il caso Maddalusa non deve essere affrontato soltanto come un’emergenza idrica e sociale. Può trasformarsi nell’occasione per restituire dignità alle famiglie che da anni vivono nel territorio e, contemporaneamente, avviare un grande progetto di rilancio economico e turistico della costa agrigentina.

È questa la posizione espressa da Antonio Moscato, responsabile del Dipartimento Imprese di Fratelli d’Italia, che invita istituzioni, politica, professionisti, ambientalisti e categorie produttive a superare contrapposizioni e pregiudizi, aprendo un confronto concreto sulla possibile revisione dei confini della zona A del Parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi.

«La zona balneare di Maddalusa – afferma Moscato – si trova a circa tre chilometri in linea d’aria dalla Valle dei Templi e potrebbe diventare il centro di una rinascita capace, nel tempo, di cambiare l’economia dell’intera provincia. Non deve essere considerato un tabù parlare di nuovi confini e di una nuova perimetrazione».

Secondo Moscato, la distanza, il dislivello e la presenza della strada statale che separa la costa dalla Valle rappresentano elementi da valutare attentamente all’interno di una nuova pianificazione territoriale. Un’eventuale modifica della perimetrazione, sostiene, non intaccherebbe materialmente e visivamente il patrimonio archeologico, purché accompagnata da regole rigorose e da una progettazione compatibile con il paesaggio.

L’attuale sistema di tutela risale a un periodo storico nel quale era necessario difendere la Valle dei Templi dall’espansione incontrollata del cemento. Una scelta che Moscato definisce giusta, ma che, a distanza di molti decenni, dovrebbe essere aggiornata tenendo conto delle nuove conoscenze, delle moderne tecniche costruttive e di una diversa concezione della tutela e della valorizzazione del territorio.

«Rispetto a cinquanta o sessant’anni fa – osserva – sono cambiate la consapevolezza ambientale, la cultura del paesaggio e la concezione stessa del bello. Oggi disponiamo della bioedilizia, della bioarchitettura e dell’archeologia preventiva. Esistono, quindi, strumenti che consentono di progettare interventi non invasivi, capaci di inserirsi in maniera armoniosa nel contesto naturale».

Il responsabile del Dipartimento Imprese di FdI richiama, inoltre, le condizioni nelle quali versa attualmente una parte di Maddalusa. Una zona che, nonostante i vincoli, non apparirebbe adeguatamente curata e protetta.

«Dobbiamo ammettere con onestà intellettuale – sottolinea Moscato – che Maddalusa si trova oggi in uno stato di degrado, per non dire di abbandono. Chi frequenta San Leone e percorre la strada sterrata che collega lo svincolo della statale con il porticciolo turistico si ritrova spesso a fare i conti persino con cumuli di rifiuti. Non si può, quindi, sostenere che quella parte della zona A sia oggi realmente decorosa e tutelata».

Da qui la proposta di una strategia che sappia coniugare tutela ambientale e sviluppo economico, affidando anche agli investimenti privati un ruolo nella riqualificazione della fascia costiera.

«Occorre avere il coraggio di mettere a profitto – continua Moscato – un tratto di costa straordinario, capace di attrarre investimenti, creare occupazione e generare ricchezza. Parlare di profitto non deve essere considerato scandaloso, se gli interventi vengono realizzati nel rispetto del territorio e con regole precise».

Il modello indicato è quello di numerose località internazionali nelle quali strutture ricettive e servizi turistici sono stati inseriti all’interno di contesti naturali di grande pregio attraverso soluzioni architettoniche sostenibili, materiali compatibili e un’attenta pianificazione.

Non una nuova cementificazione indiscriminata, dunque, ma un progetto organico fondato sulla qualità degli interventi, sulla sostenibilità, sulla tutela dei beni archeologici e sulla capacità di creare un’offerta turistica integrata tra la Valle dei Templi e il mare.

Per avviare questo percorso, Moscato propone l’istituzione urgente di un tavolo tecnico al quale chiamare gli assessorati regionali e comunali competenti, la Soprintendenza, gli ordini professionali degli ingegneri e degli architetti, le associazioni ambientaliste, gli albergatori, gli imprenditori e, trasversalmente, le forze politiche portatrici di idee e proposte.

«Bisogna mettere da parte l’ipocrisia, la demagogia e quell’ambientalismo ottuso e ideologico che, fortunatamente, non appartiene a tutti gli ambientalisti. Agrigento potrebbe diventare pioniera di una nuova visione, nella quale tutela e sviluppo non siano necessariamente in conflitto».

Accanto alla prospettiva di lungo periodo, rimane però l’emergenza immediata: garantire l’acqua alle famiglie che vivono a Maddalusa.

Moscato chiede che venga individuata rapidamente una soluzione normativa e amministrativa capace di superare gli ostacoli che impediscono l’approvvigionamento idrico. Una soluzione che garantisca un diritto essenziale senza trasformarsi automaticamente in una sanatoria urbanistica o nel riconoscimento di diritti edificatori inesistenti.

«Nel frattempo – evidenzia – non possiamo abbandonare le famiglie che negli anni hanno popolato questa zona. Occorre trovare una deroga o comunque uno strumento che permetta di superare le norme che oggi impediscono l’accesso al più fondamentale dei diritti: quello all’acqua».

Il punto politico posto da Moscato è netto: la tutela della Valle dei Templi non può tradursi nella negazione di un servizio essenziale alle persone e neppure nella condanna di un’intera porzione di territorio al degrado e all’immobilismo.

«Siamo ad Agrigento, culla della cultura occidentale, nel 2026 e non in uno sperduto villaggio di un angolo remoto del mondo. Le regole, le leggi e i regolamenti sono fatti dagli uomini e, in quanto tali, possono essere modificati, abrogati o integrati. Anche se viviamo nella città degli dei, queste leggi non sono state scolpite da loro».

La proposta apre inevitabilmente un confronto complesso, che dovrà tenere insieme il diritto all’acqua, la tutela del patrimonio archeologico e paesaggistico, la certezza delle regole, la pianificazione urbanistica e lo sviluppo economico.

Ma continuare a lasciare Maddalusa senz’acqua, senza servizi, senza decoro e senza una prospettiva non può essere considerato un modello di tutela. La vera sfida sarà trasformare un’emergenza ormai insostenibile in un progetto trasparente, sostenibile e capace di restituire valore al territorio e dignità a chi lo abita.

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Fonte: Report Sicilia

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