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Agrigento – Concorso per ricercatore in Botanica, il TAR Catania annulla ancora la commissione: Una vicenda iniziata nel 2010

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Agrigento – Concorso per ricercatore in Botanica, il TAR Catania annulla ancora la commissione: Una vicenda iniziata nel 2010. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

Cosa sta succedendo

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A sedici anni dal bando la procedura non è ancora arrivata definitivamente al traguardo. Il TAR Sicilia, sezione staccata di Catania, interviene nuovamente sul concorso per ricercatore in Botanica, accoglie il ricorso in ottemperanza di un candidato e dichiara nulli gli atti adottati dall’amministrazione. Università di Catania e Ministero dovranno ripartire rispettando quanto stabilito dalle precedenti sentenze.

CATANIA – Un concorso bandito nel 2010 che, nel 2026, continua ancora a transitare dalle aule universitarie a quelle della giustizia amministrativa.

È la vicenda relativa alla procedura per un posto da ricercatore in Botanica, sulla quale è intervenuta ancora una volta la Seconda Sezione staccata di Catania del TAR Sicilia.

Con la sentenza del 10 agosto 2026, i giudici amministrativi hanno accolto il ricorso in ottemperanza presentato dal candidato G. B., assistito dagli avvocati Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia, travolgendo nuovamente la composizione della commissione esaminatrice.

Una storia giudiziaria lunga sedici anni

Il dato che inevitabilmente colpisce è quello temporale.

Il bando risale infatti al 2010 e da allora la procedura di reclutamento è stata al centro di un articolato contenzioso amministrativo, caratterizzato da ricorsi, appelli, annullamenti e giudizi di ottemperanza davanti al TAR e al Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana.

Sedici anni durante i quali uno dei nodi centrali è rimasto quello relativo alle modalità attraverso le quali deve essere costituita la commissione chiamata a giudicare i candidati.

Ed è proprio su questo punto che arriva il nuovo pronunciamento.

Il nodo della commissione

Secondo quanto emerge dalla decisione, la commissione avrebbe dovuto essere costituita applicando rigorosamente la disciplina vigente al momento in cui la procedura concorsuale venne indetta.

In particolare, sarebbe stato necessario predisporre una nuova lista di professori ordinari appartenenti allo specifico settore BIO/03, dalla quale procedere successivamente al sorteggio dei commissari esterni.

Università e Ministero dell’Università e della Ricerca avevano invece seguito un percorso differente.

Erano stati utilizzati elenchi riconducibili all’Abilitazione Scientifica Nazionale (ASN), integrandoli anche con docenti appartenenti a settori ritenuti affini, nello specifico BIO/01, BIO/02 e BIO/15.

Alla base di questa scelta era stata indicata l’impossibilità tecnica di riattivare la precedente piattaforma ministeriale, ormai dismessa.

Una motivazione che, però, non ha superato il vaglio del TAR.

Per il TAR il giudicato deve essere rispettato

I giudici amministrativi hanno infatti aderito alle tesi sostenute dagli avvocati Rubino e Impiduglia.

Il principio affermato appare netto: eventuali modifiche normative intervenute successivamente o difficoltà di carattere materiale e tecnico non possono modificare il vincolo derivante dal giudicato e, soprattutto, non possono consentire all’amministrazione di individuare soluzioni alternative incompatibili con quanto stabilito da precedenti sentenze ormai irrevocabili.

La conseguenza è particolarmente rilevante: il TAR ha dichiarato la nullità degli atti adottati dall’amministrazione per violazione del giudicato.

Non si tratta, dunque, semplicemente dell’ennesimo passaggio interlocutorio di una controversia ormai ultradecennale.

Università e Ministero sono chiamati ancora una volta a intervenire sulla procedura.

Centoventi giorni per conformarsi alla sentenza

La decisione impone infatti all’Università degli Studi di Catania e al Ministero dell’Università e della Ricerca di riavviare e conformare la procedura alle precedenti sentenze di merito.

Il termine indicato è di 120 giorni dalla comunicazione della decisione.

L’Ateneo dovrà quindi procedere nuovamente partendo dalla corretta formazione dell’elenco dei docenti che potranno essere sorteggiati per comporre la commissione.

Non solo.

Dovrà essere assunta anche una posizione formale sulle questioni preliminari riguardanti i requisiti dei candidati.

Università e Ministero condannati anche alle spese

La sentenza si conclude inoltre con la condanna alle spese.

Il TAR ha condannato in solido l’Università degli Studi di Catania e il Ministero dell’Università e della Ricerca al pagamento delle spese processuali in favore del ricorrente.

La somma è stata quantificata in 1.450 euro, oltre agli eventuali accessori di legge.

Un concorso del 2010 ancora aperto nel 2026

Al di là degli aspetti strettamente giuridici, resta un dato difficile da ignorare: siamo nell’agosto del 2026 e si discute ancora delle modalità di composizione della commissione di un concorso bandito nel 2010.

Una procedura di reclutamento universitario che, anziché esaurirsi nella fisiologica selezione dei candidati, si è trasformata in una vicenda giudiziaria lunga sedici anni.

E la nuova sentenza del TAR Catania dice soprattutto una cosa: quando esiste un giudicato, l’amministrazione non può aggirarlo facendo ricorso a procedure alternative, neppure quando quelle originariamente previste risultano oggi tecnicamente più difficili da applicare.

Adesso Università e Ministero hanno 120 giorni per adeguarsi.

Dopo sedici anni di contenzioso, resta da vedere se questa volta la procedura riuscirà finalmente a imboccare la strada che conduce alla sua conclusione.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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