Agrigento – Mosella, sequestrata l’Andiva: sigilli alla società dell’appalto da 3,2 milioni. Ora il Comune dica cosa succede ai lavori. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

AGRIGENTO – L’inchiesta sull’appalto della strada Mosella compie un altro passo pesantissimo. La società Andiva S.r.l., aggiudicataria dei lavori di manutenzione straordinaria dell’arteria che collega la SS640 alla SS115, è stata sottoposta a sequestro preventivo e affidata a un amministratore giudiziario.
È la società che sta materialmente eseguendo un appalto del valore di 3.320.965,13 euro, inserito in un intervento complessivo finanziato per 4.508.625,71 euro. Sono queste le cifre esatte riportate negli atti ufficiali: 3.251.447,67 euro di lavori soggetti a ribasso, 69.517,46 euro di costi per la sicurezza e, complessivamente, 3.320.965,13 euro per i lavori.
Adesso, però, oltre all’inchiesta giudiziaria, si apre inevitabilmente un’altra questione: che cosa succederà al cantiere della Mosella?
sequestrata la società che esegue i lavori
Secondo quanto emerso nelle ultime ore, il Gip del Tribunale di Agrigento Giuseppe Miceli ha disposto il sequestro preventivo dell’Andiva, provvedimento eseguito dalla Squadra Mobile. Contestualmente sarebbero stati congelati beni mobili e immobili, rapporti bancari e contrattuali e quote societarie, mentre è stato nominato un amministratore giudiziario chiamato a gestire la società sequestrata.
È un passaggio importante perché il sequestro non significa automaticamente chiusura dell’impresa o interruzione del cantiere. Proprio la nomina di un amministratore giudiziario pone però una domanda immediata alla stazione appaltante: in quali condizioni proseguirà adesso l’appalto?
Il Comune di Agrigento aveva annunciato l’avvio di un intervento da 4,508 milioni di euro, con un tempo contrattuale di 360 giorni per l’esecuzione e 450 giorni complessivi per il collaudo.
secondo la Procura l’Andiva sarebbe stata costituita “ad hoc”
Il cuore dell’inchiesta è ormai noto.
Secondo l’ipotesi della Procura, l’Andiva sarebbe stata costituita “ad hoc” dagli imprenditori Antonino Milioti e Dino Caramazza e formalmente intestata a soggetti ritenuti dagli investigatori dei prestanome. L’accusa sostiene che questa struttura avrebbe consentito di partecipare alla gara sotto una diversa veste societaria, anche in relazione alle problematiche connesse ai controlli antimafia.
Una ricostruzione che dovrà naturalmente superare il vaglio giudiziario e rispetto alla quale vale per tutti gli indagati la presunzione di innocenza.
Ma nelle carte investigative c’è un particolare che merita particolare attenzione: secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la nascita della nuova società si collocherebbe proprio nel periodo in cui sulla Edilroad si concentravano verifiche connesse alla certificazione antimafia.
E successivamente è proprio l’Andiva ad aggiudicarsi la Mosella.
la gara da 3,2 milioni
Il dato ufficiale della piattaforma degli appalti del Comune consente di sgomberare il campo anche da possibili confusioni sulle cifre.
La procedura aperta aveva un valore complessivo di 3.320.965,13 euro, con Gaspare Triassi indicato quale RUP. L’importo base era pari a 3.251.447,67 euro, oltre ai costi della sicurezza. L’intero progetto, comprese le somme a disposizione dell’amministrazione, raggiunge invece 4.508.625,71 euro.
Quindi non un appalto da decine di milioni, ma un’opera da circa 4,5 milioni complessivi, dei quali circa 3,3 milioni relativi ai lavori.
l’ipotesi dei 400 mila euro
L’inchiesta contiene poi un’altra contestazione particolarmente pesante.
Secondo la Procura, sarebbero stati alterati i calcoli relativi alle opere di bitumazione e risagomatura della strada per oltre 400 mila euro, con l’ipotesi che la stazione appaltante potesse essere indotta a contabilizzare e liquidare somme per lavorazioni che, secondo l’accusa, non sarebbero state eseguite.
Nell’indagine risultano coinvolti anche funzionari comunali. Le contestazioni formulate a vario titolo comprendono turbata libertà degli incanti, trasferimento fraudolento di beni, truffa aggravata per erogazioni pubbliche e induzione indebita.
Anche in questo caso siamo di fronte a ipotesi accusatorie e non a responsabilità definitivamente accertate.
il direttore dei lavori e quella consulenza da oltre 100 mila euro
Un altro capitolo riguarda l’ingegnere Salvatore Castaldo, direttore dei lavori, destinatario di una misura interdittiva.
Secondo la contestazione della Procura, Castaldo, pur conoscendo le presunte irregolarità relative alla Andiva, avrebbe ritardato ordini di servizio e lavorazioni in cambio dell’affidamento di una consulenza superiore a 100 mila euro al cognato, l’architetto Alessandro Rizzo. Castaldo ha respinto le accuse nell’interrogatorio preventivo.
Un altro elemento che rende ancora più delicata una vicenda che riguarda non soltanto un’impresa privata, ma un’opera pubblica finanziata con milioni di euro.
Report Sicilia aveva acceso i riflettori molto prima degli arresti
Ed è qui che occorre ricordare un fatto.
Report Sicilia aveva cominciato a porre domande sulla Mosella molto prima degli arresti, delle misure interdittive e del sequestro dell’Andiva.
Avevamo analizzato la procedura, le imprese partecipanti e le anomalie che ritenevamo meritevoli di approfondimento.
Oggi quelle domande si incrociano con un’indagine della Procura che ha assunto dimensioni certamente più rilevanti di quanto inizialmente potesse apparire.
Questo non significa avere anticipato sentenze o responsabilità penali. Quelle spettano esclusivamente alla magistratura.
Significa, però, che gli atti amministrativi esistevano prima dell’inchiesta e potevano essere letti, confrontati e raccontati.
È esattamente ciò che il giornalismo dovrebbe fare: porre domande prima, non limitarsi a raccontare arresti e sequestri dopo.
adesso il Comune non può rimanere in silenzio
Ma oggi la domanda più urgente riguarda il futuro.
Il Comune di Agrigento è la stazione appaltante.
L’impresa aggiudicataria è stata sequestrata.
Un amministratore giudiziario dovrà occuparsi della sua gestione.
E l’opera deve andare avanti.
Per questo sarebbe opportuno che l’amministrazione comunale spiegasse immediatamente alla città quale sia la situazione del contratto, se il cantiere continuerà regolarmente, quale sia lo stato di avanzamento dei lavori, se esistano conseguenze sul cronoprogramma e quali iniziative siano state adottate per tutelare il finanziamento pubblico.
Non è una questione secondaria.
La Mosella rappresenta uno dei collegamenti viari più importanti della città e il progetto prevede il rifacimento della sede stradale, la sostituzione dei giunti sui viadotti, il rinnovo delle barriere di sicurezza, interventi sulle strutture in cemento armato e sulla segnaletica.
la magistratura farà il suo lavoro. La politica faccia il proprio
Le responsabilità penali saranno eventualmente accertate nei tribunali.
Ma esiste una responsabilità amministrativa e politica completamente diversa: garantire che un’opera pubblica da 4,5 milioni non venga compromessa dagli sviluppi dell’inchiesta.
Il sequestro dell’Andiva non consente automaticamente di concludere che i lavori si fermeranno. Proprio per questo serve chiarezza.
Il sindaco Michele Sodano e gli uffici competenti dovrebbero dire alla città cosa accadrà da domani mattina sulla Mosella.
Perché dopo mesi di indagini, perquisizioni, arresti, interdizioni e adesso persino il sequestro della società aggiudicataria, una cosa non può essere sequestrata insieme all’Andiva:
il diritto degli agrigentini a vedere completata un’opera pubblica finanziata con oltre 4,5 milioni di euro.
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

