Agrigento – Sicilia, e se fosse tornato il sistema Montante? Il potere che cambia volto, le nomine ai vertici, i rapporti con la politica e la stampa. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Dalle istituzioni regionali agli enti pubblici, dalle aziende partecipate alle amministrazioni locali, fino ai rapporti con il mondo dell’informazione. Il sistema Montante ha rappresentato una delle pagine più controverse della storia siciliana recente. Oggi, osservando alcune dinamiche della politica e della gestione pubblica nell’Isola, torna un interrogativo inquietante. Sono davvero scomparsi quei metodi oppure hanno soltanto cambiato protagonisti? Anche Agrigento offre vicende sulle quali riflettere.
PALERMO. E se in Sicilia fosse tornato il sistema Montante?
Non necessariamente con gli stessi uomini, non necessariamente con le stesse strutture e certamente non con responsabilità che possano essere attribuite senza prove.
Ma con quei metodi di costruzione e conservazione del potere che le indagini giudiziarie e la Commissione regionale Antimafia hanno contribuito a portare alla luce.
La domanda riguarda tutta la Sicilia.
Riguarda Palermo, dove si concentrano le principali decisioni politiche e amministrative della Regione. Riguarda le province, dove quelle decisioni producono effetti concreti attraverso nomine, incarichi, finanziamenti e scelte gestionali.
Riguarda anche Agrigento, naturalmente, dove Report Sicilia ha più volte documentato vicende amministrative che sollevano interrogativi sulla trasparenza e sul funzionamento degli organismi pubblici.
Ma sarebbe riduttivo limitare la riflessione a una sola provincia.
Il sistema Montante fu una vicenda di dimensione regionale. Ed è proprio su scala regionale che bisogna interrogarsi sull’eventuale sopravvivenza dei metodi che lo caratterizzarono.
come funzionava il sistema Montante, dalla scelta dei vertici alla costruzione del consenso
Per comprendere la portata dell’interrogativo occorre ricordare che cosa rappresentò il cosiddetto sistema Montante.
Antonello Montante, già presidente di Confindustria Sicilia, per anni considerato uno dei simboli dell’antimafia imprenditoriale, è stato al centro di una complessa vicenda giudiziaria.
Le indagini e la relazione della Commissione regionale Antimafia, presieduta da Claudio Fava, hanno descritto una rete di relazioni che coinvolgeva ambienti imprenditoriali, politici e istituzionali.
Uno degli elementi più significativi riguardava l’influenza esercitata attraverso rapporti con persone collocate in posizioni strategiche.
Il potere non si manifestava soltanto attraverso le cariche formalmente ricoperte.
Poteva svilupparsi attraverso la capacità di orientare scelte, consolidare alleanze, ottenere informazioni e costruire rapporti privilegiati con figure di vertice.
In un simile modello, la scelta delle persone assume un’importanza fondamentale.
Avere interlocutori fidati nei luoghi decisionali può significare esercitare un’influenza che va oltre il ruolo istituzionale formalmente ricoperto.
Naturalmente, non ogni rapporto personale o nomina costituisce un illecito. Il problema nasce quando le relazioni vengono utilizzate per condizionare le istituzioni e perseguire interessi diversi da quelli pubblici.
È questo uno degli aspetti che la Sicilia dovrebbe ricordare.
il ruolo della stampa, quando l’informazione diventa uno strumento di potere
C’è poi un capitolo particolarmente delicato.
Quello dei rapporti tra il sistema Montante e il mondo dell’informazione.
La Commissione regionale Antimafia ha dedicato uno specifico approfondimento a questo argomento, ricostruendo rapporti con giornalisti ed editori, iniziative editoriali, sostegni economici e possibili forme di condizionamento.
Secondo quella ricostruzione, la costruzione dell’immagine pubblica di Montante come simbolo della legalità ebbe un ruolo importante nel consolidamento della sua autorevolezza.
L’informazione poteva contribuire a rafforzare il consenso, mentre nei confronti di soggetti considerati ostili sono state descritte attività di pressione e dossieraggio.
Le valutazioni della Commissione devono essere distinte dalle responsabilità individuali definitivamente accertate in sede giudiziaria.
Resta però un insegnamento.
Un sistema di potere può cercare di influenzare non soltanto chi amministra, ma anche chi racconta ciò che accade nelle amministrazioni.
Ed è proprio questo il passaggio che merita maggiore attenzione.
Perché una stampa indipendente rappresenta uno degli strumenti fondamentali attraverso i quali i cittadini possono conoscere le decisioni delle istituzioni.
Se l’informazione diventa propaganda, il controllo democratico si indebolisce.
Se chi esercita il diritto di critica viene delegittimato anziché ricevere risposte nel merito, il confronto pubblico rischia di trasformarsi in uno scontro tra chi detiene il potere e chi chiede di verificarne l’operato.
la Sicilia delle nomine, degli incarichi e delle relazioni politiche
Guardiamo adesso alla Sicilia di oggi.
La Regione controlla o partecipa a numerosi enti, aziende e organismi nei quali vengono nominati presidenti, componenti dei consigli di amministrazione, dirigenti e consulenti.
Le amministrazioni locali partecipano a loro volta alla governance di società pubbliche, consorzi, fondazioni e strutture che gestiscono servizi essenziali.
Sono incarichi che comportano responsabilità importanti e, spesso, la gestione di risorse economiche considerevoli.
Chi sceglie queste persone?
Quali criteri vengono realmente utilizzati?
Le competenze professionali sono sempre determinanti oppure gli equilibri politici finiscono per avere un peso prevalente?
Quanto contano le relazioni personali?
E soprattutto, chi controlla i risultati di coloro che vengono nominati?
Sono domande che riguardano l’intera classe dirigente siciliana.
Non significa che ogni nomina politica sia irregolare o che esista un unico centro occulto capace di controllare le istituzioni regionali.
Significa che, proprio alla luce delle vicende del passato, la trasparenza dovrebbe essere una condizione imprescindibile di ogni scelta.
La Sicilia non può permettersi di considerare normali procedure nelle quali i cittadini conoscono il nome del nominato ma faticano a comprendere le ragioni della nomina.
il potere regionale e le sue ramificazioni nelle province
Uno degli aspetti più importanti riguarda il rapporto tra il centro politico regionale e le amministrazioni territoriali.
Le decisioni assunte a Palermo possono influenzare profondamente la vita delle province.
Finanziamenti, programmi infrastrutturali, nomine, indirizzi amministrativi e gestione delle emergenze passano attraverso una rete di competenze e responsabilità che collega la Regione agli enti locali.
È un sistema istituzionale legittimo e necessario.
Ma proprio per questo richiede controlli rigorosi.
Perché quando gli equilibri politici prevalgono sulle valutazioni tecniche, il rischio è che le scelte vengano percepite come il risultato di accordi tra gruppi di potere anziché di una programmazione nell’interesse collettivo.
E quando una gestione produce risultati insoddisfacenti, la responsabilità non può essere attribuita soltanto all’ultimo amministratore che ha firmato un provvedimento.
Occorre verificare anche chi lo ha nominato, quali indirizzi gli sono stati impartiti e quali controlli siano stati effettivamente esercitati.
agrigento, un esempio delle domande che riguardano tutta la Sicilia
La provincia di Agrigento rappresenta uno dei territori nei quali queste questioni emergono con particolare evidenza.
Basti pensare alla gestione del servizio idrico integrato.
AICA, azienda speciale consortile partecipata dai Comuni, attraversa una fase caratterizzata da difficoltà economiche, un pesante contenzioso con Siciliacque e numerose contestazioni sul funzionamento del servizio.
Il debito rivendicato da Siciliacque supera i 27 milioni di euro.
Nel frattempo, i cittadini continuano a denunciare interruzioni della distribuzione, turnazioni insufficienti, perdite idriche e difficoltà nell’approvvigionamento.
Report Sicilia ha ripetutamente sollevato interrogativi sulla governance dell’azienda, sulle competenze degli organi amministrativi e sulle decisioni riguardanti la Consulta delle associazioni.
Nel verbale del Consiglio di Amministrazione del 28 gennaio 2026, il consigliere Francesco Puma ha segnalato una mancanza di collegialità, contestazione respinta dalla presidente.
Sono vicende che non dimostrano l’esistenza di un sistema illecito, ma che rendono indispensabile una verifica rigorosa delle competenze, delle procedure e delle responsabilità.
Perché quando un’azienda pubblica attraversa una crisi, non basta chiedere ulteriori risorse economiche.
Occorre spiegare come sono state gestite quelle già disponibili e quali risultati abbiano prodotto le scelte amministrative.
i sindaci, i consigli comunali e il controllo che troppo spesso non si vede
La questione riguarda anche il ruolo degli amministratori locali.
In Sicilia numerosi servizi pubblici vengono gestiti attraverso organismi nei quali i Comuni esercitano funzioni di indirizzo e controllo.
I sindaci partecipano alle assemblee e concorrono alle decisioni sugli assetti amministrativi.
Ma quanti consigli comunali affrontano sistematicamente le questioni relative ai bilanci, alle tariffe, alle nomine e ai risultati delle aziende partecipate?
Quanto spazio viene dedicato alla verifica degli investimenti?
Quanti amministratori chiedono conto delle perdite economiche e dei disservizi?
Non è sufficiente partecipare a una votazione o approvare una nomina.
Chi esercita una funzione pubblica deve assumersi anche la responsabilità di controllare ciò che accade dopo.
La gestione delle risorse collettive non può essere affidata alla sola fiducia personale nei confronti di chi è stato nominato.
la politica che promette il cambiamento e gli equilibri che resistono
In Sicilia ogni stagione politica viene accompagnata da promesse di rinnovamento.
Cambiano i governi, le maggioranze, i movimenti e gli amministratori.
Ma il vero cambiamento dovrebbe essere misurato attraverso la qualità delle decisioni, la trasparenza degli incarichi e i risultati ottenuti.
Quando una nuova amministrazione continua a utilizzare gli stessi criteri di selezione delle persone, quando gli incarichi sembrano rispondere soprattutto a equilibri politici e quando le responsabilità vengono continuamente rinviate, il rinnovamento rischia di restare una dichiarazione.
Questo vale per Palermo come per Catania, Messina, Trapani, Caltanissetta, Enna, Ragusa, Siracusa e Agrigento.
Non perché tutte queste realtà presentino le medesime criticità, ma perché il principio deve essere identico in ogni parte dell’Isola.
Le istituzioni appartengono ai cittadini, non ai gruppi politici che temporaneamente le amministrano.
la delegittimazione di chi critica e il rischio di una democrazia senza controllo
Un altro elemento sul quale riflettere riguarda il rapporto tra istituzioni e informazione.
Quando un giornale pubblica documenti, denuncia possibili anomalie o chiede chiarimenti, la risposta dovrebbe arrivare attraverso atti verificabili.
Non attraverso attacchi personali.
Non attraverso tentativi di delegittimazione.
Non attraverso la rappresentazione del giornalista critico come un nemico dell’istituzione.
Il diritto di replica è sacrosanto e ogni amministratore deve poter contestare ricostruzioni che ritiene inesatte.
Ma il confronto deve rimanere sui fatti.
La storia del sistema Montante dimostra quanto sia importante che l’informazione mantenga la propria indipendenza e che il potere non cerchi di controllare il racconto pubblico delle proprie attività.
Non ogni rapporto tra politica e stampa è sospetto.
Non ogni articolo favorevole a un’amministrazione rappresenta propaganda.
Ma la libertà di informazione richiede che nessun giornalista debba sentirsi obbligato a compiacere chi amministra per poter svolgere il proprio lavoro.
la domanda che la Sicilia dovrebbe porsi
A questo punto l’interrogativo iniziale assume un significato ancora più preciso.
E se in Sicilia fossero tornati alcuni dei metodi del sistema Montante?
E se determinate reti di influenza avessero semplicemente cambiato protagonisti?
E se le relazioni politiche continuassero, in alcuni contesti, a pesare più delle competenze nella scelta delle figure apicali?
E se una parte del consenso venisse ancora costruita attraverso rapporti privilegiati con ambienti dell’informazione?
Non abbiamo elementi per trasformare questi interrogativi in accuse contro persone o istituzioni specifiche.
Ma abbiamo il diritto di chiedere che le scelte pubbliche siano trasparenti e verificabili.
Perché il sistema Montante non dovrebbe essere ricordato soltanto come una vicenda giudiziaria.
Dovrebbe rappresentare anche una lezione sui rischi derivanti dalla concentrazione dell’influenza politica, economica e istituzionale.
la Sicilia ha davvero imparato la lezione?
Il problema non è cercare un nuovo Montante.
Il problema è impedire che si ripetano le condizioni che hanno consentito la formazione di reti di potere opache.
Occorrono procedure trasparenti per le nomine, controlli effettivi sulle aziende pubbliche, pubblicazione degli incarichi e dei relativi costi, responsabilità amministrative chiaramente individuabili e un’informazione libera.
Occorre soprattutto una classe dirigente capace di considerare il controllo democratico non come un fastidio, ma come una garanzia.
La Sicilia ha già conosciuto le conseguenze di sistemi nei quali le relazioni personali e l’influenza esercitata fuori dalle sedi istituzionali hanno assunto un peso eccessivo.
Non può permettersi di dimenticarle.
E se il sistema Montante fosse tornato, non nei nomi ma nei metodi?
È questo il grande interrogativo che poniamo.
Non un verdetto, non un’accusa generalizzata, ma una domanda che merita attenzione.
Perché le persone cambiano, i governi passano e le maggioranze si alternano.
Ma quando i meccanismi di esercizio del potere restano opachi, il rischio è che la storia si ripeta senza che i cittadini se ne accorgano.
E questa volta la Sicilia dovrebbe avere gli strumenti, la memoria e il coraggio per impedirlo.
Report Sicilia continuerà a osservare le vicende della politica e della pubblica amministrazione siciliana, chiedendo documenti, verificando le decisioni e raccontando i fatti, senza rinunciare al diritto di critica e senza attribuire responsabilità che non siano sostenute da elementi verificabili.
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

