Al momento stai visualizzando Agrigento – Una paziente, non un numero: l’appello che scuote le istituzioni

Agrigento – Una paziente, non un numero: l’appello che scuote le istituzioni

  • Autore dell'articolo:
  • Categoria dell'articolo:Politica
  • Commenti dell'articolo:0 commenti

Agrigento – Una paziente, non un numero: l’appello che scuote le istituzioni. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

Cosa sta succedendo

⏱️Tempo di lettura: 5 min

salute mentale

Una lettera aperta affidata a Facebook dalla titolare di una comunità alloggio di Porto Empedocle, evidentemente per conto di una persona che conosce bene, scrive tre righe che valgono un intero trattato di diritto costituzionale: «Io non sono un numero. Non sono una pratica da rinviare. Non sono una posizione in graduatoria. Sono una persona».

La lettera: una paziente, non una pratica

Chi scrive è una cittadina residente ad Agrigento, che convive da anni con una grave patologia psichiatrica e che — sono parole sue — dal 19 settembre 2024 è ospite di una comunità alloggio del territorio empedoclino. La struttura, afferma, continua ad assisterla «con professionalità, umanità e dedizione», pur in assenza di qualunque corrispettivo: il Comune di competenza (viene indicato nella lettera che pubblichiamo in calce all’articolo) non avrebbe ancora assunto l’impegno di spesa né versato le rette dovute per il servizio garantito ogni giorno. La donna riferisce di essere stata inserita in una graduatoria e in lista d’attesa «per ricevere le cure». Da qui la domanda che dà il titolo alla sua lettera e a questo articolo: come può un diritto fondamentale essere subordinato a una posizione in classifica?

Il meccanismo: la retta che non arriva

Dietro il linguaggio burocratico c’è un ingranaggio preciso. Per una comunità alloggio la retta si divide tra una quota sanitaria, a carico dell’ASP, e una quota sociale, che grava su Comune e utente in proporzione all’ISEE. È quest’ultima a dipendere dall’impegno di spesa comunale: senza una determinazione che vincoli le somme a favore dell’ente gestore, la struttura lavora — di fatto — a credito. Ed è al momento del visto di regolarità contabile che, storicamente, il meccanismo si inceppa. La conseguenza, in questo caso, è paradossale: un soggetto privato garantisce gratuitamente una prestazione essenziale che dovrebbe essere onere pubblico, mentre la persona più fragile della catena resta appesa a una lista.

 Il Comune di competenza per quanto sappiamo non versa in stato di dissesto né di predissesto.  L’articolo 32 della Costituzione tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo. La Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall’Italia con la legge 18/2009, impone continuità assistenziale e i sostegni necessari a vivere con dignità. E una giurisprudenza costante di Consulta e giudici amministrativi ricorda che le prestazioni essenziali sono diritti soggettivi non comprimibili da vincoli di bilancio. Tradotto: una graduatoria può ordinare l’accesso a un beneficio discrezionale, non può sospendere un livello essenziale di assistenza già in corso di erogazione.

La sollecitazione: un atto, non una promessa

A chi tocca rispondere ha nome e delega. All’amministrazione comunale di competenza questo giornale chiede quattro cose semplici e verificabili: concludere il procedimento amministrativo già avviato; assumere l’impegno di spesa; liquidare le rette arretrate all’ente gestore che da mesi anticipa il servizio; e, a monte, chiarire con quale criterio una prestazione che attiene a un diritto costituzionale possa essere collocata in lista d’attesa. Non è la richiesta di un favore. È la richiesta, per usare ancora le parole della lettera, che «le istituzioni sappiano dimostrare, con i fatti, che nessun cittadino viene lasciato solo nel momento del bisogno».    

la lettera: 

Non sono una graduatoria. Sono una persona. Lettera aperta al Sindaco e all’Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Agrigento.

Mi chiamo xxxxxxxxx
e sono una cittadina residente nel Comune di Agrigento.

Convivo da molti anni con una grave patologia psichiatrica. In passato sono stata sottoposta a TSO, ricoverata presso il reparto di Psichiatria e successivamente seguita dai servizi di salute mentale del territorio.

Dal 19 settembre 2024 sono ospite della Comunità Alloggio “Raggio di Sole” di Porto Empedocle. È una struttura che continua ad assistermi con professionalità, umanità e dedizione, nonostante il Comune non abbia ancora assunto l’impegno di spesa e non corrisponda le rette dovute per il servizio che mi viene garantito ogni giorno.

Mi rivolgo a voi perché credo che la salute non possa essere subordinata a una graduatoria.

Mi è stato detto che sono in graduatoria predisposta dal Comune di Agrigento ed in lista di attesa per ricevere le mie cure.
Ma la mia malattia non aspetta. Le crisi non aspettano. Il bisogno di cura non aspetta.

Senza il sostegno della comunità non riesco a prendermi cura di me stessa. Parlo da sola, vedo cose che non esistono e rischio di perdere il contatto con la realtà. Le pareti, i muri e i soffitti diventano la mia compagnia. Sono gli operatori della comunità che ogni giorno mi aiutano a ritrovare la lucidità, la serenità e la possibilità di vivere una vita dignitosa.

Mi chiedo: come può una persona con una grave disabilità psichica essere messa in una graduatoria per vedere riconosciuto un diritto fondamentale?

L’articolo 32 della Costituzione italiana tutela il diritto alla salute come diritto fondamentale dell’individuo. La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall’Italia, riconosce il diritto a ricevere i sostegni necessari per vivere con dignità, inclusione e continuità assistenziale.

Io non sono un numero.

Non sono una pratica da rinviare.

Non sono una posizione in graduatoria.

Sono una persona fragile che ha bisogno di cure continue.

Chiedo al Sindaco e all’Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Agrigento di intervenire con urgenza affinché venga completato il procedimento amministrativo già avviato, venga assunto l’impegno di spesa e siano riconosciute le rette dovute alla Comunità Alloggio “Raggio di Sole”, che da due anni continua a garantirmi assistenza senza interrompere il mio percorso terapeutico gratuitamente.

Non sto chiedendo un favore.

Sto chiedendo il rispetto di un diritto sancito dalla Costituzione e dalle leggi dello Stato.

La salute mentale non può essere sospesa.

La dignità di una persona non può dipendere da una graduatoria.

Confido che le istituzioni sappiano ascoltare questa richiesta e dimostrare, con i fatti, che nessun cittadino viene lasciato solo nel momento del bisogno.

Con rispetto,

Una paziente in cura

Leggi anche: Altre notizie su Politica

Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

Lascia un commento