Appello all’amministrazione: la villetta Bonamorone abbandonata e vuota. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Da tempo è sparito il cartello che intitolava la villetta comunale a Beppe Montana, il commissario agrigentino ucciso dalla mafia nel 1985. Resta solo il telaio: un rettangolo di metallo che non racconta più nulla. E un vuoto che, a guardarlo bene, è già una resa.
C’è un modo silenzioso, quasi vile, in cui una città dimentica i suoi morti migliori. Non con un atto clamoroso, non con una delibera che cancella, non con una decisione presa alla luce del sole. No: con l’incuria. Con una targa che scompare e nessuno che se ne accorga. Con una cornice che resta vuota per mesi, per anni, finché quel vuoto smette di gridare e diventa abitudine.
È esattamente ciò che sta accadendo nella villetta comunale del quartiere di Bonamorone, là dove, in una mattina solenne di qualche anno fa, Agrigento aveva finalmente deciso di onorare uno dei suoi figli più nobili: Beppe Montana.
Vale la pena ricordarla, quella cerimonia, perché chi c’era sa che non fu una formalità da disbrigare in fretta. Al taglio del nastro c’erano il sindaco, le autorità civili e militari, e c’era la vedova — la testimone più dolente e più autorevole di tutte. Per una volta, finalmente, la città dedicava finalmente qualcosa al suo concittadino eroico. Non una via di periferia segnata su una mappa che nessuno guarda, ma uno spazio vivo, un giardino dove i bambini giocano e gli anziani si siedono al sole. Il luogo giusto. Perché la memoria, quando è vera, non sta chiusa in un archivio: sta dove la gente passa.
E chi era Beppe Montana lo dovrebbe sapere ogni agrigentino, e dovrebbe insegnarlo ai propri figli. Nato ad Agrigento, commissario della Squadra Mobile di Palermo, capo della sezione “Catturandi”: l’uomo che dava la caccia ai latitanti di mafia, quelli che lo Stato non riusciva a stanare. Aveva trentaquattro anni quando, il 28 luglio 1985, lo aspettarono al rientro da una giornata di mare e lo uccisero in un agguato a Porticello. Pochi giorni dopo sarebbe toccato a Ninni Cassarà. Fu una delle stagioni più nere della storia di questa terra, quella in cui Cosa nostra provò a decapitare lo Stato investigativo. A Beppe Montana la Repubblica conferì la Medaglia d’oro al valor civile. Ad Agrigento conferì il proprio nome a quella villetta.
E oggi? Oggi di quella promessa di memoria resta una cornice vuota. Il cartello non c’è più. Rubato, caduto, divelto, rimosso e mai più ricollocato: poco importa il come. Importa il fatto, ed è un fatto che indigna. La targa che porta il nome di un servitore dello Stato ucciso dalla mafia è scomparsa, e nessuno l’ha rimessa al suo posto.
Si dirà: è solo un cartello. È vero il contrario. Quel telaio vuoto non è un dettaglio, è un messaggio. Dice ai cittadini che intitolare costa una mattinata di discorsi, ma ricordare costa una fatica quotidiana che evidentemente non si è disposti a sostenere. Dice ai ragazzi che passano di lì che si può dare un nome a un luogo e poi lasciarlo cancellare dal tempo e dall’indifferenza. Dice — a chi la mafia l’ha combattuta e ai familiari di chi è morto combattendola — che la riconoscenza di questa città ha la durata di un taglio del nastro.
Non è accettabile. Non lo è in nessuna città; meno che mai in una città di Sicilia, dove la parola “antimafia” non è uno slogan ma una ferita ancora aperta.
Per questo chiediamo, senza giri di parole e senza pazienza residua, che il cartello torni al suo posto. Subito. Non è un favore da concedere: è un atto dovuto. Costa pochissimo — il prezzo di una targa, una mezza giornata di lavoro di un operaio comunale. Ma vale moltissimo, perché ridà a quel giardino il suo nome e a quel nome la sua dignità.
Si rimetta quella targa nella sua cornice. E la prossima volta che qualcuno, davanti alla villetta di Bonamorone, leggerà il nome di Beppe Montana, sappia che quella città non ha dimenticato. Perché una città che dimentica i propri eroi non merita di averne avuti.
Ricordiamo comunque che nel 2018 Il Libero Consorsio ha deciso di intitolare il palazzo sede della Questura di Agrigento al Commissario di Polizia “Beppe” Montana e un murales dallo scorso anno domina una delle pareti esterne dell’ingresso della scuola Esseneto
Ci auguriamo che anche l’amministrazione comunale e non è possobile prima, almeno nel giorno dell’anniversario, ormai prossimo, della morte del commissario Beppe Montana collochi una nuova targa all’ingresso della villetta di Bonamorone che torni a riempire quella cornice da troppo tempo vuota
Leggi anche: Altre notizie su Politica
Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

