Carcere di Agrigento: 22,3 milioni promessi, ma i posti restano incerti. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.
Cosa sta succedendo

Una cifra rotonda fa notizia più di un documento di 126 pagine. Così, quando è circolata la notizia di «22,3 milioni per lavori ad Agrigento e Rebibbia», l’attenzione si è concentrata sul numero, non su ciò che quel numero significa davvero per la casa circondariale «Pasquale Di Lorenzo». Eppure è proprio lì che si gioca la partita: non quanti milioni vengono annunciati, ma quanti posti detentivi saranno realmente utilizzabili e in quali condizioni. Mettendo a confronto l’annuncio con le fonti ufficiali, il quadro che emerge è più sobrio — e più istruttivo — di quello restituito dai titoli.
Da dove nasce la cifra di 22,3 milioni
I 22,3 milioni non sono un capitolo del programma carceri intestato ad Agrigento: derivano da un atto di gara. Secondo Il Sole 24 Ore – Edilizia e Territorio, è Invitalia ad aver assegnato opere di edilizia penitenziaria per circa quella somma, ripartite tra la casa circondariale di Agrigento e quella di Roma Rebibbia. Si tratta dunque di un dato procedurale (un affidamento), non della dotazione complessiva destinata al solo carcere agrigentino.
Qui la prudenza è d’obbligo: il riparto esatto tra Agrigento e Rebibbia non è ricavabile né dal programma ministeriale né dalle fonti giornalistiche disponibili, e va verificato sull’atto Invitalia. Le formulazioni che attribuiscono ad Agrigento «20 milioni» e a Rebibbia «10 milioni» — per un totale di «circa 30 milioni» — non trovano riscontro nei documenti ufficiali e sono internamente incoerenti con la stessa cifra di 22,3 milioni: vanno trattate come non confermate.
Cosa prevede davvero il Programma carceri per Agrigento
Il riferimento più solido è il Programma dettagliato degli interventi redatto dal Commissario Straordinario per l’Edilizia Penitenziaria ai sensi dell’art. 4-bis del DL 92/2024 (convertito dalla L. 112/2024 e successive modifiche), documento che dà attuazione al Piano carceri 2025-2027. Lì Agrigento compare in due linee di intervento distinte, con importi molto diversi da quelli circolati.
La prima è il completamento del nuovo padiglione detentivo (Linea 1, intervento n. 6): 150 posti aggiuntivi, durata stimata 18 mesi a partire dall’approvazione del programma, ultimazione prevista al IV trimestre 2026. L’importo è di 6,5 milioni di euro. La cifra è contenuta perché la struttura risulta già edificata: la scheda ufficiale annota che è stata completata la relazione a struttura ultimata ed è stato emesso il certificato di collaudo statico. Si tratta cioè di completare un involucro che esiste, non di costruirlo da zero.
La seconda è l’ampliamento con nuovi moduli detentivi (Linea 2, intervento n. 19): a fronte di una capienza regolamentare attuale di 283 posti, si aggiungono 48 posti per arrivare a una capienza teorica di 331, con un costo stimato di 4 milioni di euro e una durata di 10 mesi.
A queste vanno aggiunti due interventi più piccoli riconosciuti in capo al Provveditorato regionale (Sicilia e Calabria): una posta da 2,3 milioni sulla casa circondariale di Agrigento (RUP nominato) e una da 1 milione per il miglioramento della prestazione energetica (PREPAC 2018). Nessuno dei due, però, aggiunge posti.
Nota di contesto. Il programma non riguarda solo Agrigento città. Nello stesso elenco, per la provincia, compare Sciacca con 1,88 milioni di euro (adeguamento funzionale e strutturale, RUP nominato).
Padiglione e moduli: 198 posti, non 248
Sommando le due linee del programma, l’incremento di posti riferibile ad Agrigento è di 198 unità (150 dal padiglione, 48 dai moduli). È un dato che incide poco sui costi del clamore mediatico ma molto sulla verifica: perché la cifra che circola nelle dichiarazioni sindacali — «altri 248 posti» prima del 2027 — è superiore di una cinquantina di unità rispetto a quanto risulta dai documenti.
Lo scarto non è un dettaglio. Se la fonte istituzionale dice 198 e la fonte sindacale dice 248, una delle due informazioni va corretta o spiegata: o esiste un terzo intervento non censito nel programma, o il numero 248 è un’approssimazione poggiata su un dato di pianificazione diverso. Finché non lo si chiarisce, in un articolo va scritto «circa 198 posti secondo il programma del Commissario» e non «248», che è una cifra di parte sindacale.
Va inoltre segnalato che i termini di ultimazione indicati dal programma — IV trimestre 2025 per i moduli, IV trimestre 2026 per il padiglione — sono date di pianificazione fissate sui dati di fine 2024 e sul documento di metà 2025. A metà 2026 la prima scadenza è di fatto già superata: lo slittamento, più che un’eccezione, è la norma dell’edilizia penitenziaria italiana, dove il problema non è quasi mai lo stanziamento ma l’esecuzione (tempi, varianti, sospensioni, collaudi).
Sovraffollamento: 360 detenuti su 283 posti
La scheda ufficiale del Ministero della Giustizia sulla casa circondariale «Pasquale Di Lorenzo», aggiornata al 7 aprile 2026, indica 283 posti regolamentari, 14 posti non disponibili e 360 detenuti presenti. Il tasso di affollamento va calcolato non solo sulla capienza nominale ma sui posti effettivamente disponibili: 360 detenuti su 283 posti significano circa il 127%; togliendo i 14 posti indisponibili, la capienza effettiva scende a 269 e il tasso sale a circa il 134%.
Attenzione, qui, alla precisione cronologica delle fonti. Il numero dei presenti cambia a seconda di chi lo dice e quando: 360 secondo la scheda ministeriale di inizio aprile, «circa 300» secondo il sindacato a metà giugno. È normale che oscilli, ma bisogna datare ogni cifra. Va invece scartato il dato di «374 detenuti» che ancora circola online: risale all’aprile 2020, in piena emergenza Covid, ed è del tutto fuori contesto rispetto al 2026.
La stessa scheda restituisce una fotografia pesante della vivibilità: 247 camere detentive (13 indisponibili), di cui solo 192 con doccia e 42 con bidet; nessuna camera indicata come accessibile a persone con disabilità; zero campi sportivi, zero palestre, zero officine; area verde non fruibile per i lavori del padiglione. In una precisazione successiva il Ministero ha ricondotto gli interventi di ristrutturazione alla competenza del Provveditorato regionale, confermando l’assenza di spazi per le lavorazioni e di impianti sportivi e richiamando l’uso di aree di socialità e l’impiego intramurario dei detenuti.
Il nodo del personale e la trappola della fonte unica
Sul versante dell’organico, l’allarme è del Sappe, il cui segretario generale Donato Capece ha definito il carcere a rischio «polveriera» in vista dell’arrivo dei nuovi posti. Secondo il sindacato, rispetto alla pianta organica del 2024 mancherebbero 18 unità in totale, ma il dato complessivo nasconde squilibri: la carenza di personale maschile salirebbe a 38 unità (41 considerando il solo ruolo agenti-assistenti), mentre nel nucleo Traduzioni e Piantonamenti la scopertura si attesterebbe intorno al 40%. Da qui la richiesta di almeno 50 unità aggiuntive di Polizia penitenziaria. La scheda ministeriale, per parte sua, indica un organico effettivo di 207 unità a fronte di 197 previste: un dato aggregato che, come ammette lo stesso sindacato, può mascherare gli sbilanciamenti per ruolo, turno, sesso e mansione operativa.
Più contenitori o più dignità?
L’investimento per Agrigento è reale e non secondario, ma la lezione dell’edilizia carceraria italiana è nota: lo stanziamento è la parte facile. Aumentare i posti riduce il sovraffollamento solo se sono posti effettivi e non teorici, e solo se arrivano insieme a personale, servizi, spazi trattamentali, lavoro, sanità e manutenzione. In assenza di questo, si costruiscono contenitori più grandi, non più dignità detentiva — con il paradosso di un sistema che, aggiungendo bracci senza aggiungere agenti, trasforma ogni nuovo posto in un moltiplicatore di tensione.
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Fonte: Report Sicilia
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