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Favara, ottima adesione alla rottamazione: la città chiede risposte chiare

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Il sindaco annuncia l’adesione su Facebook e rivendica “silenzio” e “senso di responsabilità”. Ma il risultato arriva dopo mesi di sollecitazioni documentate, con Favara tra gli ultimi a decidere e una città informata solo a cose fatte.

Il sindaco di Favara, Antonio Palumbo, ha annunciato su Facebook l’adesione del Comune alla rottamazione. Riportiamo per intero le sue parole, perché è proprio da lì che vogliamo partire:

Ecco. In questo annuncio convivono una buona notizia e una nota velenosa, e vanno tenute distinte.

La buona notizia, intanto, diciamola senza riserve: l’adesione alla definizione agevolata dei debiti è una cosa giusta. Per le famiglie, i commercianti, i professionisti e le tante partite IVA che convivono da troppo tempo con cartelle, sanzioni e interessi, ogni strumento che alleggerisce il carico fiscale è benvenuto. Su questo applaudiamo per primi.

E aggiungiamo un principio, perché la rottamazione non è un favore ma un tassello di un patto più grande: attraverso i tributi la città non versa soltanto denaro, si aspetta in cambio servizi di qualità. Agevolare chi è rimasto indietro ha senso pieno se serve a ricucire quel patto, a riportare le persone dentro la fiscalità e, con il gettito recuperato, a migliorare ciò che ogni giorno non funziona.

La nota velenosa sta tutta in quel “silenzio davanti alle provocazioni e agli attacchi scomposti”. Solo che quelle “provocazioni” portano una data, un nome e una firma: in democrazia, di solito, si chiamano domande.

Il 12 marzo la Delegazione di Favara di Confcommercio chiedeva al Comune di aderire con tempestività, ricordando che a Favara la TARI è tra le più alte d’Italia. Il 24 marzo il segretario cittadino della Democrazia Cristiana, Giuseppe Nobile, denunciava che l’ente non sembrava avere intenzione di deliberare. Il 29 maggio, da queste colonne, abbiamo chiesto apertamente perché il Comune non aderisse, invitando il sindaco a spiegare ai cittadini le sue ragioni. Il 6 giugno il decano dei commercialisti, il dottor Veneziano, parlava senza giri di parole di “poco coraggio” di Sindaco e Giunta. L’8 giugno il consigliere di maggioranza Salvatore Bellavia depositava una mozione a sostegno dell’adesione.

Questi sarebbero gli “attacchi scomposti”? No. Erano categorie economiche, professionisti, forze di opposizione e persino pezzi della stessa maggioranza che chiedevano una cosa semplice: una risposta. Derubricare a “provocazione” chi rappresenta le esigenze dei cittadini non è senso di responsabilità: è fastidio verso il controllo democratico.

E poi c’è il capitolo dei tempi. Mentre Favara taceva, altri Comuni decidevano. Montevago ha approvato il regolamento all’unanimità il 30 aprile, Raffadali ai primi di maggio, Agrigento ha avviato l’iter addirittura a gennaio. Favara arriva oggi, tra gli ultimi, quando la scadenza per deliberare è ormai alle porte. Si può rivendicare la prudenza, certo: la cancellazione dei residui ha effetti sul bilancio e va maneggiata con cura. Ma prudenza e silenzio non sono sinonimi, e mesi di mutismo davanti a richieste legittime non diventano “metodo” solo perché alla fine si decide.

C’è poi un dato di calendario che a Favara nessuno finge di non vedere: dopo che a chiederla è stata persino una forza della stessa maggioranza, il Partito Democratico, con una mozione protocollata. Una pressione, va detto, pienamente legittima e a nostro avviso giusta. Ma quando a reclamare un provvedimento è la tua stessa coalizione, definire “attacchi scomposti” chi lo chiedeva diventa davvero arduo.

C’è poi un punto di metodo che pesa quanto quello di merito. Il sindaco scrive che “insieme all’assessore al Bilancio Sabrina Amato vi spieghiamo cosa abbiamo fatto”. Bene, ma lo si poteva fare prima, e meglio. Su una misura che riguarda le tasche di migliaia di cittadini, la trasparenza non è una cortesia concessa a cose fatte: è un dovere che si esercita lungo tutto il percorso. Bastava informare la città passo dopo passo, dire a che punto fosse l’istruttoria, quali verifiche mancassero, quando si sarebbe deliberato. Invece si è scelto il silenzio, salvo poi presentarsi all’arrivo con il nastro da tagliare.

Va detto anche il rovescio, perché questo giornale non fa sconti ma nemmeno processi: bene lo sforzo dell’assessore al Bilancio Sabrina Amato, alla quale riconosciamo sensibilità, pacatezza e studio. È il metodo giusto, e proprio per questo dispiace vederlo accompagnato da una comunicazione che ha preferito il silenzio e la trincea.

E qui serve un chiarimento, perché le parole contano e il titolo dell’annuncio promette più di quanto forse mantenga. La legge mette oggi a disposizione dei Comuni due strumenti distinti, il cosiddetto “doppio binario”. Il primo è la definizione agevolata delle entrate comunali, prevista dalla Legge di Bilancio 2026 (art. 1, commi 102-110, della legge n. 199/2025): riguarda i crediti che il Comune gestisce ancora in proprio, cioè avvisi di accertamento, ingiunzioni e atti impositivi non ancora trasmessi all’Agente nazionale della riscossione. In questo caso l’ente approva un proprio regolamento e può azzerare sanzioni, interessi e penali, ferma restando la debenza della quota capitale. Il secondo è la vera e propria Rottamazione Quinquies estesa agli enti locali (art. 10-quinquies del DL 38/2026, convertito dalla legge n. 88/2026, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 22 maggio 2026): riguarda i carichi già affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023, cioè le posizioni più datate e stratificate, e consente di estinguere il debito versando il capitale e le spese di notifica ed esecutive, con l’azzeramento di sanzioni, interessi di mora e aggio. Per le sole multe stradali lo sconto vale su interessi e aggio, mentre la sanzione resta dovuta.

La differenza non è un cavillo da addetti ai lavori: è proprio lì che si misura il beneficio per i cittadini. La definizione agevolata “pulisce” ciò che il Comune ha ancora in casa; la rottamazione piena raggiunge invece il magazzino dei debiti più datati, quelli su cui famiglie e imprese hanno accumulato anni di sanzioni e interessi. Ecco perché il rilievo sollevato da professionisti e forze politiche era serio: il sindaco sventola la bandiera della “Rottamazione Quinquies”, ma se l’atto si fermerà alla sola definizione agevolata delle entrate comunali, ai favaresi arriverà uno sconto più piccolo di quello che il titolo lascia immaginare. La città ha il diritto di sapere, nero su bianco, quale dei due binari la Giunta sta davvero imboccando, su quali debiti e con quali tempi.

E c’è un dettaglio che il racconto trionfale dimentica: a deliberare in via definitiva non sarà la Giunta, ma il Consiglio comunale. È l’assise civica che dovrà approvare la proposta dell’esecutivo, e senza quel voto nulla sarebbe possibile. Significa che la misura passerà proprio da quell’aula dove siedono i consiglieri, di maggioranza e di opposizione, che il sindaco sembra voler ridurre a semplici disturbatori. Le “provocazioni”, insomma, finiranno per votare l’atto di cui oggi qualcuno si intesta i meriti.

E c’è un paradosso che in tanti, a Favara, ricordano bene: da consigliere comunale di opposizione, lo stesso sindaco avrebbe fatto e chiesto esattamente ciò che oggi liquida come “attacco scomposto”. Incalzare, presentare mozioni, pretendere risposte, sollecitare a non perdere tempo era il suo mestiere di allora, ed era sacrosanto.

Diciamolo chiaramente: non vogliamo alimentare scontri, non è nel nostro stile. Quello che facciamo, da anni, è dovere di cronaca: seguire questa e tante altre vicende senza risparmiarci, raccontando le cose buone quando ci sono e segnalando con la stessa onestà quando le cose non vanno. Lo facciamo anche per difendere chi, in questi mesi, come la città intera, ha chiesto con civiltà questo provvedimento e si è visto rispondere con il silenzio o, peggio, con l’etichetta di “provocatore”. Perché la stampa libera non è un nemico da cui difendersi: è uno strumento democratico, un canale di stimolo e di controllo che aiuta chi amministra a correggere la rotta e i cittadini a capire e a partecipare.

E allora un’ultima cosa, con il sorriso ma anche con fermezza: a tutto c’è un limite. Bisogna saper accettare le critiche, spesso costruttive, e magari anche un ripasso su una norma, una data, un fatto, senza trasformarlo in polemica e senza la tipica arroganza di chi crede di avere sempre ragione. Lo deve fare chiunque, ma a maggior ragione chi, fino a ieri, della critica aveva fatto un mestiere, dai banchi dell’opposizione. Chi ha chiesto conto per anni non può oggi indignarsi se gli si chiede conto: sarebbe la più ingenerosa delle smemoratezze. Chi governa bene non teme le domande: le usa. E noi, le domande, continueremo a porle. Con rispetto, con i fatti e, come sempre, francamente.

L’articolo Rottamazione a Favara: bene l’adesione, ma quelle “provocazioni” erano la città che chiedeva proviene da Sicilia ON Press.

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Fonte: Sicilia On Press

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