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Maddalusa: gli abitanti contestano il diritto di vivere nelle case abusive

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Maddalusa: gli abitanti contestano il diritto di vivere nelle case abusive. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.

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Dal Comitato di quartiere Maddalusa, di cui è presidente Michele Mallia e segretario Vincenzo Baldacchino, riceviamo una lettera aperta sottoscritta dagli abitanti del quartiere che, di seguito, pubblichiamo integralmente:

Ad Agrigento ci sono centinaia di case edificate oltre mezzo secolo addietro senza licenza edilizia, case stabilmente abitate, primo ed unico tetto familiare, stabile residenza di diverse centinaia di persone.

Queste case, non essendo in regola con le norme urbanistiche, non possono richiedere il regolare allaccio alla condotta idrica cittadina: finora, pur con notevoli sacrifici personali ed economici (si ribadisce che sono costruzioni regolarmente abitate da almeno 40/50 anni), sono state rifornite con autobotti dei privati, con il sostenimento di costi non indifferenti.

Ma era un sacrificio necessario: come si può vivere senza acqua? Specie in determinate tragiche situazioni, con famiglie con bambini, anziani, malati, disabili? Con soggetti fragili, deboli, bisognosi di cure ed assistenza?

No, non si può vivere senza! Anche le bestie, le belve feroci, vanno in cerca di acqua, per loro ed i loro cuccioli, perché l’acqua è vita, l’acqua è bene primario, a volte è anche sopravvivenza!

Eppure ad Agrigento questo diritto si nega!

Si potrebbe anche comprendere il diniego per l’allaccio (anche se, tanto per cambiare, ad Agrigento ci sono figli e figliastri, con differenze di divieti o concessioni pur nelle medesime identiche condizioni!), trattandosi di case abusive (anche se su questo ci sarebbe tanto da poter scrivere), ma non si può comprendere, concepire e giustificare il divieto assoluto a far avere l’acqua nelle case, proibendo anche l’approvvigionamento idrico a mezzo autobotti ed a pagamento dei fruitori!

E’ per il bene dei cittadini? E’ per assicurare la potabilità dell’acqua fornita? Benissimo, nulla da eccepire nel merito, convenendosi sull’opportunità di disciplinare il delicato settore! Ma allora consentite a tutti, anche ai residenti della zona A, di poter sottoscrivere contratti di fornitura con AICA (d’altronde, in queste case, regolarmente accatastate e per le quali, in forza di legge, sono state presentate istanze di sanatoria e versate le relative oblazioni, già esistono da diversi decenni allacci per erogazione di EE, telefonia fissa, fibra ottica per connessioni, ecc…, case per le quali si pagano regolarmente tutte le tasse ed imposte, come, ad esempio, la TARI)!

I cittadini , dopo ormai due mesi, di patemi, stenti, sacrifici e lacrime, essendo membri di un Comitato di quartiere, validamente assistiti da un pool di bravi legali, hanno tentato di ottenere provvedimenti urgenti dagli organi deputati ad emetterli, ai sensi degli artt. 50 e 54 del TUEL, onde evitare l’insorgenza di possibili e prevedibili emergenze sanitarie (lo scoppio di epidemie e la conseguente diffusione di contagi non guardano alla condizione giuridico-amministrativa delle costruzioni, ma si estendono senza distinzioni a tutto il territorio cittadino ed al suo hinterland)!

Non ottenendo risposte, sempre seguendo l’iter normativo, con l’assistenza dei propri legali, hanno sollecitato gli auspicati interventi, diffidando e costituendosi in mora (procedimenti previsti dall’ordinamento giudiziario, rivolti alle autorità preposte a determinati incarichi ed abilitati a risolvere le situazioni, senza nessun riferimento provocatorio, o peggio offensivo, nei riguardi delle persone, per le quali si nutre il massimo rispetto e considerazione, ma solo istanze alla carica istituzionale!).

Eppure, non solo non c’è stato alcun riscontro positivo alle nostre legittime richieste, vere e proprie suppliche e richieste di auspicato aiuto, ma addirittura la minaccia di severi provvedimenti, paventando le temute demolizioni: vera e propria intimidazione, minaccia concreta, avvertita come ritorsione nei riguardi di inermi cittadini che invocano il diritto all’acqua (sic)!

Ecco perché chiediamo l’intervento della politica, ecco perché cerchiamo soggetti onesti, coraggiosi, innamorati della propria gente, che la rappresentano per tutelarne le esigenze e rivendicarne i giusti diritti!

Basta con questi ricatti! Basta con questa spada di Damocle! Basta, ad ondate, patire e subire le minacce di demolizioni!

Le istituzioni dovrebbero considerare gli anni trascorsi e la particolare situazione, poiché il fenomeno esplose verso la fine degli anni 60, in assenza di strumenti urbanistici che consentissero scelte alternative, in quanto il primo piano regolatore, approvato dalla competente CRU, vide la luce solo nel 1982, mentre la città era priva di vani abitativi (i continui bombardamenti per agevolare lo sbarco in Sicilia, su tutta la fascia meridionale dell’isola -Agrigento, Licata e Gela-, avevano determinato la distruzione di tutto il centro storico, con la gente sfollata nelle campagne, mentre con 7526 vani abitativi distrutti, Agrigento fu inserita dalle Commissioni internazionali post belliche al 36° posto tra tutti i centri italiani danneggiati dai bombardamenti!).

Dovrebbero considerare anche il numero notevole delle case, oltre 700: che facciamo, queste persone li mandiamo nelle riserve o li destiniamo nei campi di concentramento? Tanto sono appestati, sono degli abusivi, si sono macchiati dell’orrendo crimine di volere un tetto, un riparo, un rifugio per sè ed i propri cari!

Le case di cui si parla sono costruite in Zona A, ma non hanno nulla da spartire con l’area archeologica: essa infatti è libera da speculazione edilizia (su questo non si teme assolutamente smentita) ed invero, nel 1997 venne inclusa tra i Beni patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO (quando l’archeologo Mounir Bouchenaki, dirigente sezione archeologica dell’UNESCO, su invito del Presidente della Provincia Vivacqua, venne ad Agrigento nel mese di maggio 1996, visitando il Tempio della Concordia, dinnanzi a tantissimi testimoni, guardando il panorama dalla collina sacra, disse “Où est le beton?” dov’è il cemento?, constatò ufficialmente come l’area archeologica della Valle dei Templi fosse libera dagli edifici abusivi e che tutto era frutto di manipolazione culturale e non speculazione della povera gente).

Da mettere in evidenza, che l’adozione ha riguardato esclusivamente 337 ettari, (della Valle dei Templi) “già sotto la proprietà della regione”, quindi demanializzati e inseriti nella Word Heritage List dell’Unesco, al n.831.

Se, infatti, l’area archeologica della Valle dei Templi fosse stata deturpata, come specificò lo stesso Mounir Bouchenaki, non sarebbe stato possibile procedere in tal senso!

Addirittura nel 2015 è stata insignita della Dichiarazione di Eccezionale Valore Universale, adottata solo per altri 18 siti italiani, con Decisione 39 COM 8E in occasione del 39° Comitato del Patrimonio Mondiale (nella motivazione si legge: “……..per la straordinaria integrità e autenticità del sito archeologico….”, non dice dei “monumenti”, ma propriamente “del sito”).

Il nostro “abuso” è prettamente formale (mancanza autorizzazione), ma non sostanziale, non precludendo o danneggiando la fruizione, valorizzazione e tutela dei beni archeologici, e neanche appare paesaggistico, non essendo le predette case visibili dalla Valle, contrariamente allo Stato, che formalmente è a posto, ma nella sostanza ha commesso azioni condannabili e danni reali (Viadotto Morandi, con i piloni di cemento armato sopra la famosa necropoli Pezzino, oppure il Museo archeologico, in piena Valle e su resti archeologici).

Si evidenziano sempre e solo le mancanze della gente (“Ma che vogliono? Sono abusivi!”), mentre le inadempienze delle istituzioni rimangono sempre impunite, tanto ci sono i cittadini che ne patiscono le conseguenze!

Quando fu fatta la legge di sanatoria nazionale (L.47/85), fu recepita per competenza dalla Regione Sicilia, con L.R. 37/85, nella quale c’era l’art. 25, che imponeva ai residenti della Zona A di presentare istanza e versare l’oblazione, previo accatastamento (cosa che subito fu fatta, anche con gravi sacrifici, pur di metterci in regola!).

La Direzione Regionale all’Urbanistica (Assessorato Territorio e Ambiente), con circolare prot. 26716 del 31 agosto 1985 diede l’interpretazione autentica di quell’articolo: “A circa vent’anni da quell’evento calamitoso SI IMPONE la necessità di rivedere quei vincoli…..omissis….”, ma restò inapplicata, i vincoli rimasero tali e quali!

La volontà del legislatore era chiara, si voleva mettere fine a questa situazione liberando le case da questa condizione iniqua: non solo questa volontà era esplicitata chiaramente nella circolare sopra citata, “SI IMPONE”, ma non avrebbe avuto senso far accatastare le costruzioni, far presentare la richiesta di sanatoria e far versare l’oblazione (quindi soldi per i tecnici, per i versamenti erariali, per la non indifferente oblazione) se il legislatore medesimo non lo avesse previsto e predisposto!

Ma non fu realizzata la previsione legislativa che ci avrebbe finalmente liberati da questo giogo!

Gli inadempienti siamo sempre noi, se le inadempienze provengono dalla parte pubblica non succede niente, le conseguenze le pagano solo e sempre i cittadini inermi!

Abbiamo tante altre cose da evidenziare nel merito, mancate applicazioni di disposizioni legislative, omissioni gravi, ci riserviamo di parlarne nelle sedi opportune e, se ne ricorre il caso, alla Procura di Caltanissetta!

Se avessimo ucciso, stuprato, rubato, attentato, ecc… a quest’ora avremmo già scontato la pena, avremmo avuto tante attenuanti e goduto dei benefici di legge, mentre per un reato amministrativo ancora siamo additati come delinquenti della peggiore specie, selvaggi ed ignoranti, deturpatori ed abusivi.

Dalle cronache si rileva che i due ex terroristi dei NAR Francesca Mambro e Valerio Fioravanti furono condannati come esecutori di molteplici omicidi e della strage alla stazione di Bologna del 1980 (la bomba fatta esplodere uccise 85 persone, ne ferì 200).

È uno tra i delitti più sanguinosi, eppure, avendo scontato la loro pena, sono oggi in libertà condizionale, perché la pena NON PUO’ ESSERE ETERNA.

Solo per noi, per non avere il coraggio di una soluzione legislativa, sempre invocata, facile da realizzare, che non comprometterebbe niente (la situazione ormai è ingessata), ma renderebbe giustizia a cittadini inermi!

Invece di aiutarci, vogliono che lasciamo questa città (prima se ne sono andati i giovani, per trovare lavoro, adesso vogliono mandare via i vecchi!), ricorrendo a questi ricatti, assediandoci nelle nostre case!

Il più celebre assedio dell’antichità, che portò alla caduta della città a causa della sete, è l’Assedio di Atene e del Pireo (87-86 a.C.), condotto dal generale romano Lucio Cornelio Silla.

Consapevole delle possenti fortificazioni, Silla decise di isolare completamente la città, bloccando ogni via di rifornimento, tanto che dopo mesi di isolamento, la situazione igienica e alimentare divenne disperata, perché le scorte d’acqua si esaurirono, provocando carestia, malattie, morti e disperazione.

E’ quello che vorrebbero fare con noi, prenderci per la sete, facendoci arrendere.

Ma questa strategia poteva adottarsi migliaia di anni fa, in assenza di norme e del rispetto della dignità umana: oggi è inconcepibile e viene condannata all’unanimità!

Assediare le città – nel nostro caso un quartiere- tagliando l’accesso all’acqua potabile è, infatti, unanimemente condannato dalla morale contemporanea e dal diritto internazionale, che lo qualificano come un crimine di guerra.

Questa pratica trasforma i civili in ostaggi, negando loro il bene primario per la sopravvivenza in violazione dei principi di umanità.

Dal punto di vista etico, l’assedio volto a provocare la sete è considerato un atto di inaudita crudeltà.

Le principali autorità religiose e le organizzazioni umanitarie, come il Comitato Internazionale della Croce Rossa, denunciano costantemente questa strategia perché colpisce indiscriminatamente donne, bambini, anziani e malati.

L’acqua viene infatti utilizzata come vera e propria arma di ricatto e punizione collettiva, un comportamento che viola qualsiasi codice etico!

Sul piano giuridico, la condanna si è tradotta in norme vincolanti del Diritto Internazionale Umanitario (DIU): Il Protocollo Addizionale I vieta espressamente di attaccare, distruggere, asportare o rendere inservibili i beni indispensabili alla sopravvivenza della popolazione civile, inclusi gli impianti e le riserve d’acqua.

La Corte Penale Internazionale (CPI), con lo Statuto di Roma, configura la fame e la privazione di beni di prima necessità come crimini di guerra.

Impedire deliberatamente l’accesso alle risorse idriche per piegare una città viola i diritti fondamentali tutelati dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e costituisce una violazione grave del diritto cogente internazionale.

Eppure ad Agrigento, nella nostra Contrada, nelle nostre case, prime ed uniche abitazioni, vige ancora l’assedio dell’acqua, pare essere tornati indietro migliaia di anni!

Da noi non contano l’umanità, le sofferenze, la comprensione, il sostegno, ma il ricatto, la sopraffazione, l’arroganza del potere!

Ma noi non cederemo, potranno toglierci tutto, ma non la dignità e l’orgoglio!

La storia racconta anche l’assedio di Masada, con la tragica fine dell’ultima roccaforte dei ribelli ebrei durante la prima guerra giudaica.

Nel 73-74 d.C., dopo la distruzione di Gerusalemme, le truppe romane espugnarono la fortezza; i circa 960 difensori scelsero il suicidio di massa piuttosto che cadere vivi nelle mani dei nemici.

La descrizione che ne fece lo storico romano-giudaico Flavio Giuseppe fu talmente forte che lo sdegno prevalse e gli assedianti furono universalmente e moralmente condannati, mentre le vittime di Masada sono ricordati nei secoli come eroi di vita e libertà!

Tutto questo premesso, si rinnova l’invito ai politici a contattarci, prendere posizione ed agire!

Oppure ci conoscono soltanto quando vengono a cercare il voto?

 Segue l’elenco degli abitanti del quartiere Maddalusa:

Alaimo Celestina   Alaimo Pietro   Alaimo Innocenza      Alletto Mattia     Alaimo Matteo     Analfino Alfonso    Attardo Giuseppe     Arcidiacono Filippo   Attardo Teresa      Attardo Salvatore      Baldacchino Roberto    Baiamonte Salvatore     Baldacchino Vincenzo     Ballacchino Francesco    Barbadoro Gerlanda    Barbaro Elisa    Bartolomeo Pasquale   Bellavia Salvatore    Bennardo Gaspare     Bonanno Fabio     Borsellino Paolo      Borsellino Vincenza     Brancato Giuseppina     Cacciatore Salvatore     Caci Francesco     Calaciura Silvana Calandra Roberto     Capraro Giovanni     Cavallaro Caterina Delia    Cibella Maria Maddalena      Cino Pagliarello Calogero     Cirasa Alfonso      Contino Antonino Corazzini Daniele      Cozzo  Rosalia      Croce Maurizio      Cuffaro Francesco     Di Francesco Giuseppe.    Di Maria Giovanna   Di Rosa Angelo      Di Rosa Giuseppe     Falzone Rosalia     Gacioppo Raffaele.  Di Rosa Assuntina      Fallea Concetta     Fortino Antonio        Gallo Giovanni    Galvano Vincenzo    Di Rosa Calogero      Falzone Domenica      Fuca’ Carmelina.  Gallo Maria      Gallo Cassarino Giuseppe      Gibella Laura      Graceffo Gaetano.  Gramaglia Gerlando     Greco Salvatrice.    Guzzetta Mario     Losi Giovanna Jennifer    Losi Vincenzo    Lucera Stefano    Lucera Vito       Luparello Assunta      Luparello Assunta      Malli Calogero.   Mangiapane Giuseppe.   Messina Calogero   Minacori Paolo       Mirabile Gianfranco       Mirabile Maria Concetta      Modica Ajello Rosario         Modica Massimo       Montana Domenica     Montana Gerlando     Montana Lampo Calogero        Montana Lampo M.Stella      Montana Lampo Raimondo.        Montana Pasquale Domenico     Nastasi Emanuele    Natalello Fabio Nobile Orazio Manuel      Mallia Michele     Mangiapane Giuseppe     Marino Rosalia Marino Teresa       Messina Rosalia     Milan Gianluca     Oliva Adele         Paci Diego     Paci Giuseppina.     Pendolino Vincenzo     Piraneo Bartolomeo   Prestigiacomo Angela Prinzivalli Anna       Punturello Rosalia     Raguccia Francesco.    Randisi Paolo Ravana’ Giuseppe      Riolo Maria Antonietta.  Russello Maria Stella.    Russello Salvatore.       Russo Emanuela Francesca       Russo Filippa       Russo Francesca      Russo Giuseppina Maria     Salamone Salvatore.   Sclafani Calogero.  Sodano Concetta       Stagno Salvatore           Sutera Sardo Maria.  Vella Sciortino Teresa Vella Teresa.       Zambuto Angela Maria       Zambuto Calogero      Zambuto Concettina Zambuto Rosa Maria        Zicari Mirella        Zuppardo Adele     Zuppardo Alfonso Daniele       Salli’ Gaetano        Sclafani Ignazio       Sciortino Leonarda     Sclafani Michele        Speranza Nunzio       Surrusca Daniele       Valenza Angelo    Stagno Rosario         Sutera Sardo Alessandro      Patti Pasquale     Piraneo Giuseppe.   Prinzivalli Rosa       Ragusa Rosalia    Velieri Salvatore.    Vullo Giuseppe     Zagarri’ Giuseppe

L’articolo Abitanti Maddalusa: chi sta in case abusive, non ha diritto a vivere? proviene da Sicilia ON Press.

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Fonte: Sicilia On Press

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