Quando i social amplificano l’odio: il vero problema è chi pubblica. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Editoriale dell’editore Giuseppe Di Rosa
C’è un aspetto della vicenda che riguarda l’imprenditore Giuseppe Piraino e il sequestro preventivo da 700 mila euro disposto nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta truffa dei bonus facciate che merita una riflessione più profonda.
Non tanto sul provvedimento giudiziario, che segue il proprio percorso e sul quale saranno i tribunali a stabilire responsabilità e verità. Non tanto nemmeno sulla notizia pubblicata da Report Sicilia, che si è limitata a riportare fatti già oggetto di cronaca e pubblicati da numerose testate giornalistiche.
La vera notizia, semmai, è ciò che è accaduto dopo.
Dopo l’articolo del collega Francesco Di Mare si è messa in moto la solita macchina dei social. Non una richiesta di chiarimento, non una precisazione garbata, non una rettifica motivata. No. Una raffica di commenti, attacchi personali, ironie, insulti e tentativi di delegittimazione professionale rivolti al giornalista e al giornale.
Eppure la domanda è semplice: cosa avrebbe scritto di falso Report Sicilia?
Il collega Francesco Di Mare avrebbe dovuto forse possedere la sfera di cristallo per sapere che Giuseppe Piraino non faceva più parte di Controcorrente da alcuni mesi?
Avrebbe dovuto immaginare che una persona che per anni è stata pubblicamente associata a quel movimento, che è stata esposta nelle iniziative politiche, nelle riunioni, nelle campagne e nelle manifestazioni, non ne facesse più parte?
Chiunque abbia seguito la politica siciliana degli ultimi anni sa perfettamente che Giuseppe Piraino non era un soggetto sconosciuto. Anzi.
Prima ancora dell’esperienza in Controcorrente, Piraino era stato uno dei simboli delle battaglie sulla legalità portate avanti da Ismaele La Vardera. Era stato presentato come esempio di coraggio civile, come uomo che aveva denunciato e collaborato con la giustizia, diventando uno dei volti più noti di quelle campagne politiche e mediatiche.
Se oggi qualcuno sostiene che non sia corretto ricordare quei legami pubblici e notori, dovrebbe forse spiegare perché per anni proprio quei rapporti sono stati esibiti come un valore aggiunto.
La replica di Controcorrente pubblicata sui social avrebbe potuto limitarsi a precisare che Piraino non faceva più parte del movimento dall’ottobre 2025.
Una precisazione legittima.
Invece si è scelto un altro registro: quello dell’attacco, dello scherno e della delegittimazione.
Ed è proprio questo che preoccupa.
Perché sotto quel post si è assistito all’ennesimo spettacolo di una parte dei social trasformata in una tifoseria permanente. Persone pronte a intervenire non per discutere i fatti, ma per colpire chi li racconta. Persone che non contestano una notizia entrando nel merito, ma attaccano il giornalista, il giornale, l’autore, l’editore.
Una dinamica che ormai si ripete sistematicamente.
Basta pubblicare qualcosa che non piace e immediatamente si attivano i difensori d’ufficio, i commentatori seriali, i professionisti dell’insulto, gli esperti dell’offesa personale.
Il problema non è più il contenuto.
Il problema diventa chi ha osato pubblicarlo.
È questo il clima che si vuole costruire?
È questa la rivoluzione gentile di cui tanto si è parlato?
Perché la politica dovrebbe educare al confronto, non alla demonizzazione dell’avversario. Dovrebbe insegnare il rispetto delle opinioni differenti, non alimentare l’idea che chi critica debba essere ridicolizzato o messo alla gogna.
La verità è che questo meccanismo sta producendo un pericoloso odio sociale.
C’è poi un altro aspetto che riteniamo doveroso chiarire.
Dopo la conclusione della campagna elettorale e l’elezione del nuovo sindaco Michele Sodano, l’editore di Report Sicilia ha concordato con l’intera redazione, a partire dal direttore responsabile e dal vicedirettore, una linea editoriale chiara e condivisa: evitare qualsiasi giudizio politico sull’operato della nuova amministrazione comunale almeno fino a quando non vi saranno risultati concreti e valutabili.
Per questa ragione Report Sicilia, nelle settimane successive alle elezioni, si è limitata e continuerà a limitarsi a raccontare la cronaca amministrativa, gli atti, le nomine, le delibere, gli eventi e le notizie che riguardano il Comune di Agrigento, svolgendo esclusivamente il proprio ruolo di informazione.
Nessun processo preventivo. Nessuna opposizione preconcetta. Nessuna campagna contro chi oggi governa la città.
Riteniamo infatti che ogni amministrazione abbia il diritto di lavorare e di essere giudicata sui risultati e non sulle appartenenze politiche o sulle aspettative di chi l’ha sostenuta o contrastata durante la competizione elettorale.
Proprio per questo risultano ancora più incomprensibili e preoccupanti gli attacchi rivolti alla nostra testata per un articolo che non riguardava l’operato del Comune di Agrigento né l’attività del nuovo sindaco, ma una vicenda di cronaca giudiziaria riportata sulla base di fatti pubblici e documentati.
Quando anche la semplice cronaca viene interpretata come un attacco politico, forse il problema non è più l’informazione ma il clima che qualcuno sta contribuendo ad alimentare.
Un odio che non nasce spontaneamente, ma che viene alimentato quotidianamente attraverso messaggi, post, commenti e campagne di delegittimazione.
Oggi tocca a un giornalista.
Domani toccherà a un cittadino.
Dopodomani a chiunque osi esprimere un’opinione diversa.
E quando una comunità smette di discutere i fatti per iniziare ad aggredire le persone, il problema non riguarda più un articolo o un movimento politico.
Riguarda la qualità della nostra democrazia.
Report Sicilia continuerà a fare ciò che ha sempre fatto: raccontare i fatti, verificare le notizie, pubblicare documenti e accettare il confronto.
Anche quando questo significa diventare il bersaglio di chi preferisce colpire il messaggero piuttosto che confrontarsi con il messaggio.
Perché il vero pericolo non è una notizia che può essere discussa, chiarita o persino contestata.
Il vero pericolo è una società che smette di confrontarsi e sceglie di odiare.
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

