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Sindaci contro Schifani: chi si assumerà la responsabilità del disastro AICA?

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Sindaci contro Schifani: chi si assumerà la responsabilità del disastro AICA?. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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Dopo due anni di emergenza idrica, i primi cittadini chiedono più acqua alla Regione. Ma nessuno spiega che fine hanno fatto i soldi delle bollette e il prestito regionale destinato a pagare il debito con Siciliacque.

AGRIGENTO – Adesso i sindaci della provincia di Agrigento minacciano di consegnare le fasce tricolori al Presidente della Regione Siciliana Renato Schifani.

Lo fanno dopo avere incontrato l’assessore regionale all’Energia, Acqua e Rifiuti, Francesco Colianni, chiedendo un incremento della dotazione idrica per affrontare l’estate e garantire una distribuzione più regolare dell’acqua nei territori della provincia.

Nel comunicato diffuso al termine dell’incontro si arriva addirittura a sostenere che un eventuale mancato aumento delle forniture da parte di Siciliacque rappresenterebbe un fatto di eccezionale gravità, tanto da essere definito un vero e proprio “crimine contro l’umanità”.

Parole forti.

Fortissime.

Ma c’è una domanda che nessuno sembra voler affrontare.

Come siamo arrivati a questo punto?

I sindaci oggi protestano contro chi?

I sindaci oggi puntano il dito contro la Regione Siciliana.

Ma gli stessi sindaci sono i soci di AICA.

Gli stessi sindaci hanno nominato e continuano a nominare gli organismi di governo della società.

Gli stessi sindaci avrebbero dovuto esercitare il cosiddetto “controllo analogo” previsto dalla normativa per una società pubblica partecipata.

Gli stessi sindaci hanno assistito negli anni all’aumento dei debiti, alle difficoltà finanziarie, alle continue emergenze idriche e alle proteste dei cittadini.

Tra i presenti all’incontro vi era anche il neo sindaco di Agrigento Michele Sodano. Forse, se accanto a lui ci fosse stato il suo assessore ai Servizi Idrici, l’ingegnere Giuseppe Riccobene, qualcuno avrebbe potuto ricordargli che la crisi di AICA non nasce oggi e non nasce a Palermo. Nasce da anni di scelte, ritardi, omissioni e controlli che evidentemente non hanno funzionato.

Perché se il sistema è arrivato al collasso, la domanda politica inevitabile è una sola:

dove erano i sindaci mentre tutto questo accadeva?

I soldi delle bollette dove sono finiti?

I cittadini agrigentini hanno continuato a ricevere bollette.

Le hanno pagate.

Hanno subito turnazioni sempre più pesanti.

Hanno sopportato perdite idriche enormi.

Hanno finanziato con le proprie tasche un servizio che continua a non garantire una distribuzione regolare dell’acqua.

Eppure AICA continua a presentare una situazione economica che definire problematica è poco.

Una domanda che i cittadini hanno il diritto di porre è semplice:

che fine hanno fatto i milioni di euro incassati attraverso le bollette?

Perché non sono stati sufficienti a garantire equilibrio finanziario?

Perché la società continua a trovarsi in una situazione di forte criticità nonostante gli incassi provenienti dagli utenti?

Il prestito della Regione che doveva salvare AICA

C’è poi un altro aspetto che merita una spiegazione pubblica.

La Regione Siciliana è già intervenuta.

Lo ha fatto mettendo a disposizione risorse straordinarie che dovevano consentire il pagamento del pesante debito accumulato nei confronti di Siciliacque.

Un intervento che avrebbe dovuto rappresentare una boccata d’ossigeno per la società.

Eppure oggi ci ritroviamo nuovamente davanti allo stesso problema.

E allora i cittadini hanno il diritto di sapere:

quel denaro è stato sufficiente?

Come è stato utilizzato?

Quali risultati concreti ha prodotto?

Perché si torna ancora una volta a parlare di emergenza e di rischio riduzione delle forniture?

Prima delle minacce servono spiegazioni

La richiesta di maggiore acqua per il periodo estivo è certamente condivisibile.

Nessuno può immaginare una provincia turistica senza adeguate risorse idriche durante i mesi più caldi dell’anno.

Ma prima di trasformare la questione in uno scontro politico con Palermo, sarebbe opportuno che i sindaci spiegassero ai cittadini quali controlli abbiano esercitato in questi anni sulla gestione di AICA.

Perché nessuno può fingere che il problema nasca oggi.

L’emergenza idrica agrigentina non è figlia dell’estate 2026.

È il risultato di anni di mancati investimenti, perdite mai eliminate, programmazione insufficiente, gestione discutibile e controlli che non hanno prodotto i risultati attesi.

La vera emergenza è la credibilità

I sindaci chiedono oggi più acqua.

I cittadini chiedono invece qualcosa di ancora più importante:

la verità.

Vogliono sapere come sia stato possibile arrivare a una situazione nella quale una società pubblica che incassa milioni di euro dalle bollette, che ha ricevuto sostegno economico dalla Regione e che è controllata direttamente dai Comuni continui a trovarsi in condizioni tali da dover invocare interventi straordinari per garantire un diritto fondamentale come l’acqua.

Prima delle fasce tricolori consegnate a Schifani, forse sarebbe utile consegnare ai cittadini un rendiconto chiaro.

Perché la crisi idrica agrigentina non nasce a Palermo.

Nasce molto più vicino.

E forse qualcuno dovrebbe avere il coraggio di spiegarlo.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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