Agrigento, il “nuovo che avanza” scopre la vecchia politica: per amministratori e consiglieri il massimo possibile. A ferragosto? Il nulla. Però abbiamo il “Pride”…. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo
Adesso il quadro è finalmente più chiaro. Il “nuovo che avanza” ad Agrigento, quello della rivoluzione promessa, della città da cambiare in pochi mesi e delle grandi parole pronunciate durante la campagna elettorale, comincia a mostrare le sue prime vere priorità.
E una di queste, almeno stando agli atti, sembra essere il trattamento economico di chi amministra.
Il sindaco Michele Sodano e la sua Giunta hanno infatti definito le indennità mensili. E le cifre non sono proprio quelle che ci si aspetterebbe in una città impoverita, alle prese con emergenze che sembrano non finire mai.
Il primo cittadino arriva a 6.273,89 euro al mese. Il vicesindaco supera i 4.700 euro, il presidente del Consiglio comunale sfiora i 3.800 e gli assessori con indennità piena superano i 3.700 euro considerando anche la quota regionale.
E non finisce qui. Perché anche i consiglieri comunali, secondo quanto emerge, possono contare sul gettone di presenza nella misura massima consentita. Insomma, mentre ad Agrigento si racconta che nelle casse comunali mancano le risorse persino per affrontare le emergenze più elementari, quando si tratta di stabilire quanto devono percepire coloro che siedono nelle stanze del potere sembra improvvisamente comparire la calcolatrice.
E sia chiaro: nessuno sostiene che gli amministratori debbano lavorare gratuitamente. Le indennità sono previste dalla legge e il loro riconoscimento è perfettamente legittimo. Ma la politica non vive soltanto di ciò che è legittimo. Vive anche di opportunità, di sensibilità, di responsabilità e soprattutto di coerenza.
E allora una domanda diventa inevitabile: è davvero questo il messaggio che la nuova amministrazione vuole mandare a una città che combatte quotidianamente con problemi enormi? Perché fuori dal Palazzo dei Giganti c’è un’altra Agrigento. È quella delle strade dissestate, delle buche che sembrano diventare sempre più profonde, della sporcizia, del degrado e dei servizi che continuano a presentare criticità. È quella dei cittadini che aspettano l’acqua dai rubinetti e che, in alcune zone, vivono una situazione diventata ormai insostenibile. A Maddalusa, ad esempio, la crisi idrica continua a pesare sulla vita quotidiana dei residenti. È quella delle periferie dimenticate, delle strade che avrebbero bisogno di manutenzione, della città che avrebbe bisogno di essere pulita e curata ogni giorno.
E allora viene spontaneo chiedersi: dov’è la rivoluzione? Dov’è quel cambiamento radicale raccontato durante la campagna elettorale? Perché, a distanza di circa due mesi dall’insediamento, il cittadino che guarda Agrigento non sembra ancora vedere quella trasformazione promessa. La città non appare più pulita. Le buche non sono scomparse. L’emergenza idrica non è stata cancellata. I problemi strutturali restano tutti sul tavolo.
Eppure una grande novità, almeno sul piano degli eventi, è arrivata: il Gay Pride.
Nulla contro il Gay Pride, naturalmente. Ogni manifestazione ha diritto di esistere e ogni cittadino ha diritto di esprimere liberamente le proprie idee e la propria identità. Ma il problema è un altro. Agrigento, oggi, ha bisogno innanzitutto di acqua, strade, pulizia, manutenzione, servizi efficienti e risposte concrete. Ha bisogno di una città normale prima ancora che di una città spettacolare.
Perché si può organizzare qualsiasi evento, si possono accendere mille riflettori e si può costruire tutta la comunicazione istituzionale che si vuole. Ma se un cittadino torna a casa e trova la strada piena di buche, se apre il rubinetto e non esce acqua, se attraversa una strada sporca, allora la realtà resta quella. Ed è proprio sulla realtà che un sindaco deve essere giudicato. Pensate bene che a ferragosto l’amministrazione Sodano non ha organizzato nulla. Nulla. Si è passati da Orietta Berti, Elettra Lamborghini e Loredana Errore. Un oceano di gente divertita e soddisfatta.
La cosa più curiosa, però, è il silenzio di chi in passato sembrava avere sempre qualcosa da dire.
Quei professionisti della satira politica, quei commentatori sempre pronti a denunciare privilegi, sprechi e comportamenti della politica, oggi sembrano improvvisamente aver smarrito la voce. Come mai? Dove sono finiti? Possibile che il “nuovo che avanza” abbia prodotto anche il pensionamento anticipato della satira?
Forse il problema è che oggi criticare il Palazzo dei Giganti è diventato più complicato. Forse qualcuno ritiene che questo sindaco sia diventato intoccabile. Oppure, più semplicemente, qualcuno ha deciso che certe battaglie erano interessanti soltanto quando a governare erano altri.
Ma una cosa va detta con chiarezza: Agrigento non appartiene al sindaco, non appartiene alla giunta e non appartiene al Consiglio comunale. Appartiene agli agrigentini.
E gli agrigentini hanno tutto il diritto di sapere quanto costa la politica, quanto vengono pagati gli amministratori e quanto vengono remunerati i consiglieri. Ma hanno anche il diritto di pretendere che a quelle cifre corrispondano risultati concreti. Perché il problema non è che il sindaco guadagni 6.273 euro al mese.
Il problema nasce se quei 6.273 euro diventano, agli occhi dei cittadini, l’unica certezza prodotta dalla nuova amministrazione. Perché mentre Palazzo dei Giganti mette a posto le indennità, fuori dal Palazzo c’è una città che aspetta. Aspetta l’acqua. Aspetta le strade. Aspetta la pulizia. Aspetta le manutenzioni. Aspetta risposte.
E soprattutto aspetta di capire se quel “nuovo che avanza” sia davvero nuovo oppure se, semplicemente, abbia cambiato soltanto gli occupanti delle poltrone. Agrigento non merita una politica che si accontenti di essere formalmente in regola. Merita una politica capace di dare risultati. E oggi, più che mai, il conto non lo devono fare soltanto gli uffici comunali.
Lo faranno i cittadini.
N.B. Non venite a scassare adesso i cabasisi, come direbbe Camilleri, con la storia che il Sodani si è insediato da pochi mesi. Non funziona più…
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Fonte: Sicilia24h
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