Agrigento, quelli che dovevano essere “diversi”: Dal campo largo alle indennità al massimo mentre ai cittadini si chiedeva di aumentare la TARI. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

AGRIGENTO – Dovevano essere quelli del cambiamento. Quelli della politica nuova, della discontinuità, della sobrietà, della trasparenza e di un modo diverso di amministrare la cosa pubblica.
Cinque Stelle ed ex Cinque Stelle, Partito Democratico, Italia Viva, ambientalisti, progressisti, Controcorrente. Anime differenti che hanno trovato la sintesi nella candidatura di Michele Sodano e nella promessa di aprire una nuova stagione politica ad Agrigento.
Poi sono finite le elezioni.
Sono arrivati Palazzo dei Giganti, gli incarichi e le responsabilità.
E adesso sono arrivate anche le determine.
Gli atti ufficiali del Comune consentono finalmente di mettere da parte slogan e narrazioni e guardare i numeri.
E i numeri raccontano che le indennità complessive lorde delle principali cariche politiche raggiungono 6.273,89 euro mensili per il sindaco Michele Sodano, 4.705,42 euro per il vicesindaco Giovanni Crosta, 3.764,34 euro per il presidente del Consiglio Giovanni Civiltà e la stessa cifra per gli assessori ai quali spetta l’indennità intera.
Ai consiglieri comunali viene inoltre riconosciuto il gettone di presenza nella misura massima prevista, pari a 32,53 euro per ogni effettiva partecipazione alle sedute del Consiglio e delle Commissioni permanenti.
Tutto legittimo.
Nessuno sostiene il contrario.
Ma proprio perché tutto è legittimo, la questione diventa esclusivamente e profondamente politica.
E soprattutto diventa una questione di coerenza per quelli che per anni si sono battuti il petto sostenendo di essere “diversi”.
Quelli che dovevano cambiare la politica
È questo il punto.
Non stiamo facendo i conti in tasca agli amministratori e non contestiamo il diritto di percepire le indennità previste dalla normativa.
Stiamo chiedendo che fine abbia fatto quella diversità politica rivendicata per anni da buona parte delle forze che oggi governano Agrigento.
Il Movimento 5 Stelle ha costruito una parte importante della propria identità proprio sui costi della politica.
Michele Sodano proviene da quell’esperienza.
L’assessore al Bilancio Raffaele Trano è anch’egli un ex parlamentare del Movimento 5 Stelle.
Poi ci sono il Partito Democratico, Italia Viva, l’area ambientalista e progressista, Controcorrente e le diverse esperienze che hanno contribuito alla coalizione che ha portato Sodano a Palazzo dei Giganti.
Una coalizione che si è presentata come alternativa ai vecchi sistemi.
E allora la domanda è inevitabile:
dov’è, nei fatti, questa diversità?
Le cifre complessive: ecco quanto indicano gli atti
La fotografia delle indennità mensili lorde complessive, considerando gli importi risultanti dagli atti esaminati, è questa:
| Amministratore | Carica | Indennità mensile lorda complessiva |
|---|---|---|
| Michele Sodano | Sindaco | € 6.273,89 |
| Giovanni Crosta | Vicesindaco | € 4.705,42 |
| Giovanni Civiltà | Presidente Consiglio comunale | € 3.764,34 |
| Marco Vullo | Vicepresidente vicario | € 1.654,56 |
| Dario Cipolla | Assessore – misura 50% | € 1.882,37 |
| Roberta Lala | Assessore | € 3.764,34 |
| Maria Miccichè | Assessore | € 3.764,34 |
| Giuseppe Riccobene | Assessore – misura 50% | € 1.882,17 |
| Umberto Rumolo | Assessore | € 3.764,34 |
| Eleonora Maria Sciortino | Assessore – aspettativa dal 1° luglio | € 3.764,34 |
| Elisabetta Torregrossa | Assessore | € 3.764,34 |
| Raffaele Trano | Assessore | € 3.764,34 |
Per Marco Vullo va considerata la determina successiva che disciplina specificamente la posizione del vicepresidente vicario e determina l’indennità in 1.654,56 euro mensili, con decorrenza dalla data dell’elezione.
A questi importi si aggiungono i gettoni dei 24 consiglieri comunali, pari a 32,53(lorde) euro per ogni effettiva partecipazione alle sedute di Consiglio e delle Commissioni, definiti nell’atto nella «misura massima».
Una parte degli incrementi delle indennità è finanziata dalla Regione Siciliana e non direttamente dalle casse comunali. È corretto precisarlo.
Ma se vogliamo dire ai cittadini quanto vale complessivamente l’indennità riconosciuta a una carica, dobbiamo riportare l’intera cifra.
E quindi il sindaco Michele Sodano non è a 4.596 euro lordi mensili, ma arriva complessivamente, secondo il prospetto dell’atto, a 6.273,89 euro.
E mentre le indennità restano queste, si voleva aumentare la TARI
Qui la vicenda diventa decisamente più interessante.
Perché pochi giorni prima della pubblicazione di queste determine l’amministrazione Sodano aveva portato in Consiglio il PEF della TARI con un incremento che avrebbe comportato un ulteriore sacrificio per gli agrigentini.
Dopo il mancato numero legale, il sindaco e alcuni consiglieri della sua area hanno rappresentato pubblicamente uno scenario pesantissimo.
Circa 400 mila euro da recuperare.
Programmazione finanziaria da rivedere.
Servizi potenzialmente da ridimensionare.
E persino il richiamo agli ASACOM, cioè all’assistenza all’autonomia e alla comunicazione degli studenti con disabilità.
E allora, adesso che conosciamo anche le indennità, la domanda diventa ancora più semplice:
prima di chiedere altri soldi agli agrigentini, perché non cominciare dai costi della politica?
ASACOM e servizi essenziali: prima dimostrateci quali sacrifici fate voi
Gli ASACOM non sono una voce qualsiasi di bilancio.
Dietro quell’acronimo ci sono studenti con disabilità, famiglie, diritto allo studio e inclusione.
E ci sono poi i servizi sociali e gli altri servizi essenziali che il Comune deve riuscire a garantire.
Se davvero la situazione economica di Palazzo dei Giganti è così difficile da rendere necessario aumentare la TARI e prospettare conseguenze sui servizi, sarebbe politicamente naturale che il primo segnale arrivasse proprio da chi amministra.
Giuseppe Di Rosa aveva proposto una riduzione volontaria del 20% delle indennità.
Non risolverebbe da sola i problemi finanziari del Comune.
Ma permetterebbe al sindaco e alla Giunta di dire agli agrigentini una cosa molto semplice:
«Prima di chiedere un sacrificio a voi, lo abbiamo fatto noi».
Per ora questo segnale non è arrivato.
E già che parliamo di trasparenza: sindaco, dov’è l’atto del PEF?
Ma c’è dell’altro.
Perché mentre finalmente conosciamo attraverso le determine quanto valgono le indennità, continuiamo ad aspettare un altro documento molto più direttamente collegato alle tasche degli agrigentini.
Dov’è la proposta di deliberazione completa sottoposta al Consiglio comunale il 30 luglio sul PEF della TARI?
Report Sicilia e Giuseppe Di Rosa ne hanno chiesto la pubblicazione.
Se ai consiglieri comunali veniva chiesto di assumersi la responsabilità politica di approvare un provvedimento destinato a incidere sulla TARI, è altrettanto normale che gli agrigentini possano leggere integralmente che cosa si chiedeva di votare.
Non una sintesi.
Non una diretta Facebook.
Non una spiegazione politica successiva.
L’atto.
Con i numeri, le motivazioni, i costi e le conseguenze previste.
La trasparenza amministrativa, quella vera, comincia dai documenti.
E poi c’è quell’accordo del 31 luglio: con chi, sindaco?
Ma soprattutto continuiamo ad aspettare una risposta su un altro passaggio.
Nella diretta del 31 luglio, Michele Sodano ha parlato dell’intesa politica che avrebbe dovuto consentire di arrivare all’approvazione del PEF, accusando poi il centrodestra di avere fatto venir meno il numero legale.
È proprio da quelle parole che nasce una domanda alla quale ancora oggi attendiamo una risposta.
Con chi aveva raggiunto quell’accordo il sindaco Michele Sodano?
Con uno o più consiglieri comunali?
Con qualche capogruppo?
Con esponenti politici esterni al Consiglio?
Con un deputato regionale o nazionale?
Quando era stato raggiunto?
E soprattutto: che cosa era stato concordato?
Non lo chiediamo sulla base di una voce di corridoio.
Non stiamo raccontando un retroscena anonimo.
È stato il sindaco a parlare pubblicamente di un accordo.
Ed è proprio per questo che, se Michele Sodano rivendica la trasparenza come metodo di governo, dovrebbe essere il primo ad avere interesse a raccontare alla città esattamente come sono andate le cose.
Se qualcuno aveva dato la propria parola e poi l’ha tradita, Sodano lo dica
Anzi, andiamo oltre.
Se davvero uno o più esponenti del centrodestra avevano assicurato al sindaco la presenza in aula e i numeri necessari per consentire l’approvazione del PEF e poi hanno fatto l’esatto contrario, Sodano ha tutto il diritto politico di raccontarlo agli agrigentini.
E probabilmente anche il dovere.
Faccia nomi e cognomi.
Spieghi quando è avvenuto il confronto.
Dica quale impegno era stato assunto.
Perché soltanto così la città potrà stabilire chi abbia rispettato la propria parola e chi no.
Altrimenti rimane una situazione singolare: si accusa genericamente il centrodestra di avere fatto uno “sgambetto” alla città, ma non si dice chi avrebbe precedentemente garantito il contrario.
La trasparenza non può fermarsi esattamente nel punto in cui cominciano i nomi.
Trasparenza significa anche raccontare come si costruiscono le maggioranze
Non c’è nulla di scandaloso, sia chiaro, nel cercare i voti necessari per approvare un provvedimento.
La politica è anche confronto, mediazione e ricerca di convergenze.
Anzi, con una maggioranza consiliare numericamente ridotta, dialogare con altre forze diventa quasi inevitabile.
Ma proprio per questo non comprendiamo quale sia il problema nel rendere pubblica quell’interlocuzione dopo che è stato lo stesso sindaco a raccontarne l’esistenza.
Se l’accordo c’era, chi lo aveva sottoscritto politicamente?
Se non c’era un vero accordo ma soltanto una disponibilità informale, si dica anche questo.
È molto semplice.
Il paradosso di quelli che dovevano essere “diversi”
Ed eccoci al punto finale.
Cinque Stelle ed ex Cinque Stelle, PD, Italia Viva, ambientalisti, progressisti, Controcorrente.
Quelli della trasparenza.
Quelli del cambiamento.
Quelli che per anni hanno spiegato quanto fosse necessario superare i metodi della vecchia politica.
Oggi amministrano Agrigento.
Le indennità complessive risultanti dagli atti raggiungono 6.273,89 euro lordi mensili per il sindaco, 4.705,42 per il vicesindaco, 3.764,34 per il presidente del Consiglio e per gli assessori aventi diritto alla misura intera.
Ai consiglieri viene riconosciuto il gettone nella misura massima.
Contemporaneamente si voleva aumentare la TARI.
Quando l’aumento non è passato sono stati evocati ASACOM e servizi essenziali.
E ancora oggi aspettiamo di vedere integralmente l’atto che il Consiglio era chiamato a votare e di sapere con chi il sindaco avesse raggiunto l’accordo politico di cui ha parlato pubblicamente il 31 luglio.
Tutto questo non configura una questione di legittimità.
Configura una gigantesca questione di coerenza politica.
Le cifre sono lorde, ma la domanda resta
Naturalmente le cifre riportate sono lorde e non rappresentano quanto materialmente rimane nelle tasche degli amministratori dopo la tassazione.
L’IRPEF è progressiva per scaglioni e il netto effettivo dipende dalla situazione fiscale individuale, dalle addizionali e dalle eventuali detrazioni.
Ma qui non stiamo facendo i conti personali di Michele Sodano o dei suoi assessori.
Stiamo discutendo del valore delle indennità risultante dagli atti pubblici e, soprattutto, delle scelte politiche di un’amministrazione che sostiene di dovere affrontare una situazione finanziaria difficilissima.
Adesso dimostrateci di essere davvero diversi
A questo punto non servono altre dichiarazioni.
Servono gesti.
Riducete volontariamente le indennità.
Dimostrate che prima degli ASACOM e prima di chiedere altri soldi agli agrigentini siete disponibili a intervenire sui costi della politica.
E poi, sindaco Sodano, completi l’opera di trasparenza che lei stesso rivendica.
Pubblichi integralmente l’atto sul PEF della TARI che il Consiglio doveva votare.
E soprattutto:
dica con chi aveva raggiunto l’accordo politico di cui ha parlato nella diretta del 31 luglio. Dica quando. Dica su cosa.
Se qualcuno le aveva dato la propria parola e poi l’ha tradita, è giusto che Agrigento lo sappia.
Se invece le cose sono andate diversamente, è altrettanto giusto chiarirlo.
Perché essere “diversi” non significa dirlo in campagna elettorale.
Significa esserlo quando si governa.
Soprattutto quando ci sono da scegliere i sacrifici: quelli dei cittadini o, finalmente, anche quelli della politica.
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

