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Agrigento – Il mastello non può diventare una trappola per i cittadini

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Se l’amministrazione comunale sta dicendo ai cittadini che, senza mastello, il rifiuto non verrà ritirato e che il conferimento irregolare può persino esporre a una sanzione, allora c’è una domanda preliminare alla quale bisogna rispondere.

Tutti i cittadini di Agrigento hanno davvero un mastello?

Perché questa è la domanda dalla quale non si può scappare.

Chi conosce da anni la realtà della raccolta differenziata in questa città sa bene che non tutte le utenze si trovano necessariamente nelle stesse condizioni: c’è chi il mastello lo ha, chi lo ha ricevuto e poi lo ha perso, chi lo ha visto deteriorarsi, chi non lo ha più e chi sostiene di non averlo mai ricevuto.

E allora cosa deve fare, concretamente, il cittadino che oggi si ritrova senza mastello?

Tenere i rifiuti in casa? Lasciarli per strada? Esporli comunque e rischiare di vederseli lasciare lì? Oppure procurarsi autonomamente un contenitore che, però, potrebbe essere considerato non conforme?

È questo il punto che l’amministrazione dovrebbe chiarire prima di annunciare una stretta sui conferimenti.

Perché una cosa è dire ai cittadini: “Il mastello è obbligatorio: se lo avete smarrito o deteriorato, ecco dove e come potete ottenerne immediatamente uno nuovo”.

Altra cosa è dire: “Senza mastello il rifiuto non lo ritiriamo”, lasciando però irrisolto il problema di chi il mastello non ce l’ha.

Il regolamento comunale, naturalmente, prevede l’utilizzo dei contenitori predisposti dal gestore e stabilisce sanzioni per i conferimenti effettuati con contenitori non conformi. Ma proprio per questo la questione diventa ancora più seria: se il contenitore è un requisito indispensabile, la disponibilità del contenitore deve essere garantita all’utenza.

Non si può trasformare una possibile carenza organizzativa o una situazione materiale del cittadino in una colpa del cittadino stesso.

E qui arriviamo a un’altra questione.

Il sacco trasparente

C’è chi sostiene che il sacco trasparente, rendendo immediatamente visibile il contenuto, garantisca la possibilità di verificare la correttezza della differenziazione.

È un’argomentazione che ha una sua logica sul piano del controllo del contenuto, ma non risolve automaticamente il problema regolamentare: un sacco trasparente può rendere ispezionabile ciò che c’è dentro, ma non trasforma per magia un sacco in un mastello.

Ed è proprio qui che amministrazione e cittadini devono essere messi davanti alla stessa realtà.

Se il mastello è indispensabile, bisogna spiegare come viene garantito il mastello a chi non ce l’ha.

Se invece esistono modalità alternative temporanee per chi ne è sprovvisto, bisogna comunicarle chiaramente.

Quello che non può esistere è una terra di nessuno nella quale il cittadino si ritrova con il rifiuto in mano, senza uno strumento conforme per conferirlo, e contemporaneamente viene esposto al rischio di una sanzione.

E poi c’è la questione delle multe

Qui la domanda è ancora più semplice.

Come viene identificato il responsabile?

Perché una cosa è il rifiuto esposto da una singola utenza, identificabile con certezza: in quel caso il regolamento prevede espressamente la possibilità di non raccoglierlo e di applicare una segnalazione di non conformità.

Un’altra cosa è trovare per strada un sacco trasparente o un sacco di rifiuti senza un elemento che consenta di attribuirlo con certezza a una determinata persona.

In quel caso, la domanda è inevitabile: la multa a chi viene fatta? Al sacchetto?

Certo, l’amministrazione dispone di strumenti di controllo, comprese le fototrappole, e il regolamento consente controlli selettivi sui contenitori e sui sacchetti. Ma proprio questo dimostra che non basta annunciare una regola: bisogna spiegare come quella regola verrà applicata, con quali strumenti e soprattutto nei confronti di chi potrà essere individuato con certezza. 

Altrimenti si rischia di costruire una situazione paradossale.

Da una parte si dice di voler combattere l’abbandono dei rifiuti.

Dall’altra si rischia di lasciare senza soluzione il cittadino che non dispone del contenitore prescritto.

E il risultato potrebbe essere esattamente l’opposto di quello dichiarato: più sacchetti lasciati fuori, più rifiuti per strada, più contenziosi e più problemi da risolvere.

La lotta alle discariche abusive e ai conferimenti irregolari è sacrosanta. Nessuno la contesta.

Ma una politica seria sui rifiuti non può limitarsi a dire ai cittadini cosa non possono fare.

Deve anche dire loro, con chiarezza, cosa devono fare quando il sistema che dovrebbe consentire loro di rispettare le regole non è materialmente disponibile.

E soprattutto deve mettere tutti nelle condizioni di rispettarle.

Perché il cittadino che abbandona deliberatamente i rifiuti non è la stessa cosa del cittadino che vuole conferirli correttamente ma si trova senza il contenitore previsto.

Confondere le due situazioni non è rigore. È semplicemente un modo sbagliato di affrontare il problema.

Seconda stesura ampliata con richiami ad alcuni artt. del egolamento

Mastelli, sacchi e sanzioni: cosa prevede davvero il regolamento di Agrigento

Se l’amministrazione comunale sta dicendo ai cittadini che il conferimento dei rifiuti deve avvenire attraverso i mastelli previsti dal servizio e che il mancato rispetto delle regole può comportare sanzioni, allora c’è una domanda preliminare alla quale bisogna rispondere.

Come deve comportarsi concretamente il cittadino che il mastello non ce l’ha?

La domanda non è affatto secondaria, perché il regolamento comunale di Agrigento contiene una previsione molto precisa.

Da una parte, infatti, l’articolo 26 stabilisce che i contenitori destinati alla raccolta differenziata sono forniti dal gestore del servizio e che, in caso di rottura o perdita di efficienza del mastello o del carrellato, questo viene nuovamente fornito dal Comune o dal gestore, con il relativo costo addebitato nella TARI dell’anno successivo.

Dall’altra parte, però, lo stesso regolamento contempla espressamente anche il caso in cui il mastello manchi.

L’articolo 25, infatti, disciplina proprio le “deroghe all’utilizzo dei mastelli in dotazione” e stabilisce che, qualora la produzione dei rifiuti ecceda la capienza dei mastelli “o in mancanza degli stessi”, il conferimento può avvenire secondo modalità alternative. Per carta e cartone sono previsti sacchi e borse di carta, scatole di cartone e pacchi legati con spago naturale; per gli imballaggi in plastica sono ammessi sacchi di plastica trasparenti; per il vetro è previsto anche l’utilizzo di un secchio o di una bacinella da collocare accanto al contenitore assegnato.

C’è però un’eccezione importante: per l’organico il regolamento continua a prescrivere l’utilizzo dell’apposito mastello.

Ed è proprio qui che la questione diventa interessante.

Perché oggi il dibattito rischia di essere semplificato nella formula: “Senza mastello il rifiuto non viene ritirato”.

Ma il regolamento comunale è più articolato.

Non dice semplicemente che in assenza del mastello ogni conferimento è automaticamente vietato. Al contrario, disciplina espressamente alcune modalità alternative proprio nell’ipotesi di mancanza del contenitore.

Per questo l’amministrazione dovrebbe chiarire ai cittadini, con precisione, quali siano le modalità da utilizzare per ciascuna frazione nel caso in cui il mastello non sia disponibile.

Non basta quindi dire che il mastello è obbligatorio.

Bisogna anche spiegare quale mastello, per quale frazione, come viene sostituito quando è rotto o inutilizzabile e cosa deve fare l’utente nel periodo in cui ne è materialmente privo.

Il punto più delicato: possesso e disponibilità

C’è poi un altro elemento che non può essere ignorato.

Il regolamento prevede una specifica sanzione per il mancato possesso delle attrezzature previste per il conferimento differenziato, indicando una sanzione da 300 a 900 euro.

Quindi non sarebbe corretto sostenere che il regolamento non prevede alcuna conseguenza per chi non possiede il mastello.

La questione vera è un’altra.

Se i contenitori sono forniti dal gestore e se, in caso di rottura o perdita di efficienza, il Comune o il gestore devono provvedere alla sostituzione, allora l’amministrazione deve essere in grado di spiegare ai cittadini come ottenere concretamente l’attrezzatura prevista dal regolamento.

Perché una cosa è sanzionare chi, pur disponendo del contenitore previsto, sceglie deliberatamente di non utilizzarlo.

Altra cosa è affrontare il caso di un’utenza che dichiara di non aver ricevuto il contenitore, di averlo smarrito o di averlo reso inutilizzabile.

In quest’ultimo caso il problema non può essere liquidato con un semplice “il mastello è obbligatorio”.

La risposta deve essere: dove si ritira, a chi bisogna rivolgersi, in quali tempi viene consegnato e cosa deve fare nel frattempo l’utente?

Sono informazioni essenziali se si vuole chiedere ai cittadini il rigoroso rispetto delle regole.

E il sacco trasparente?

Qui bisogna evitare un altro equivoco.

Il fatto che il regolamento ammetta, in determinate circostanze, il sacco di plastica trasparente per gli imballaggi in plastica non significa che il sacco trasparente possa essere utilizzato indistintamente per qualsiasi frazione.

Il sacco trasparente consente di rendere visibile il contenuto e quindi può facilitare i controlli, ma la trasparenza del sacco non è, di per sé, una regola generale sostitutiva del mastello.

Il regolamento distingue infatti le diverse frazioni e stabilisce modalità differenti di conferimento.

Per questo sarebbe sbagliato trasformare il tema del sacco trasparente in una contrapposizione ideologica tra Comune e cittadini.

La domanda corretta è molto più semplice:

in quale situazione il sacco trasparente è conforme al regolamento e per quale frazione?

La risposta deve arrivare in modo chiaro dall’amministrazione e dal gestore.

E poi ci sono le multe

Anche qui il regolamento è più preciso di quanto possa sembrare.

L’articolo 55 stabilisce che i controlli sul contenuto dei sacchetti o dei contenitori possono essere effettuati in forma selettiva, nel rispetto delle norme sulla privacy.

Ma soprattutto prevede che gli addetti possano astenersi dalla raccolta quando i rifiuti provengono da una singola utenza certa e non sono conformi per natura, momento del conferimento o confezionamento.

In quel caso viene applicato all’esterno del sacchetto o del contenitore un adesivo di non conformità e l’utente deve provvedere a una nuova esposizione nel turno successivo, dopo aver corretto il conferimento.

Questo significa che il sistema regolamentare presuppone un elemento fondamentale: la possibilità di collegare il rifiuto a un’utenza certa.

Ed è proprio su questo punto che deve essere fatta chiarezza quando si parla di sanzioni.

Perché un conto è il contenitore riconducibile con certezza a una determinata utenza.

Un altro conto è il sacco abbandonato per strada, privo di elementi immediatamente sufficienti a stabilire chi lo abbia depositato.

In quel caso la domanda è inevitabile: come viene individuato il responsabile?

Non basta dire che esistono i controlli.

Bisogna spiegare come vengono effettuati e attraverso quali elementi viene attribuita la responsabilità.

Il Comune, peraltro, ha già comunicato di utilizzare anche le fototrappole e di aver effettuato controlli e sanzioni contro i trasgressori della raccolta differenziata.

Quindi gli strumenti esistono.

Ma proprio per questo è ancora più importante spiegare ai cittadini quale sia il percorso che porta dall’irregolarità accertata all’identificazione del responsabile.

La questione vera non è essere contro le sanzioni

La lotta all’abbandono dei rifiuti e ai conferimenti irregolari è sacrosanta.

Nessuno può pretendere che una città possa funzionare se ciascuno conferisce i propri rifiuti come vuole.

Ma proprio perché le regole devono essere rispettate, devono essere anche comprensibili e concretamente applicabili.

Il regolamento di Agrigento, letto attentamente, non dice soltanto “usate il mastello”.

Dice anche che i contenitori vengono forniti dal gestore, disciplina la sostituzione di quelli rotti o inefficienti e, soprattutto, prevede specifiche deroghe anche in caso di mancanza del mastello.

Questa è la parte che oggi merita di essere spiegata ai cittadini.

Perché il problema non è stabilire se il mastello sia obbligatorio.

Il problema è sapere come il sistema garantisca al cittadino la possibilità concreta di rispettare l’obbligo.

E soprattutto quali siano le regole da seguire nel frattempo.

Se il Comune vuole intensificare i controlli, è assolutamente legittimo.

Se vuole sanzionare chi abbandona deliberatamente i rifiuti, è doveroso.

Ma insieme alla stretta sui comportamenti irregolari deve arrivare anche una comunicazione altrettanto chiara sulle modalità corrette di conferimento nei casi particolari previsti dallo stesso regolamento.

Perché il cittadino che abbandona deliberatamente un sacchetto per strada non è necessariamente nella stessa situazione del cittadino che cerca di rispettare le regole ma si trova senza l’attrezzatura prevista dal servizio.

Ed è proprio per evitare che le due situazioni vengano confuse che l’amministrazione deve spiegare con precisione cosa prevede il regolamento, cosa deve fare il cittadino e come il Comune e il gestore garantiscono gli strumenti necessari per effettuare correttamente la raccolta differenziata.

Il rigore è giusto. Ma il rigore, per essere credibile, deve andare di pari passo con regole chiare, strumenti disponibili e modalità di applicazione trasparenti.

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Fonte: AgrigentoOggi

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