Agrigento – Commissioni, accordi e alleanze politiche. ControCorrente e la promessa (già tradita?) di essere diversi. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Il metodo è legittimo, e ControCorrente lo rivendica come tale. Ma il punto è un altro. Nessuna norma impedisce a ControCorrente, Pd e Avs di accordarsi con Fratelli d’Italia, Lega e Democrazia Cristiana sulle commissioni consiliari fuori dalla conferenza dei capigruppo, escludendo Forza Italia e Mpa. Però ControCorrente non ha chiesto il voto agli Agrigentini come un partito qualsiasi: lo ha chiesto come un partito «diverso».
Il tema, dunque, non è la legalità ma la coerenza tra il dire e il fare.
Non è un episodio isolato. Lo stesso schema ha accompagnato la scelta del candidato sindaco.
Il campo largo agrigentino lavorava da oltre un anno a programma e candidatura e aveva indicato Nuccio Dispenza candidato Sindaco. La Vardera e Sodano hanno invece trattato con i vertici regionali di Pd, Cinque Stelle, Avs e Italia Viva, ottenendo la candidatura di Michele Sodano. Ne sono seguite le dimissioni del segretario cittadino del Pd, Nino Cuffaro, e di quasi tutto il direttivo del circolo «Vittoria Giunti».
La logica è la stessa: aggirare la sede naturale, dove la decisione dovrebbe maturare, per approdare a quella dove si decide davvero.
Machiavelli. Nel capitolo XVIII del Principe il pensatore fiorentino scrive che al principe non occorre possedere tutte le qualità virtuose, ma è necessario «parere» di averle. Va ricordato che la formula «il fine giustifica i mezzi» non compare alla lettera: Machiavelli osserva che nelle azioni dei principi «si guarda al fine», cioè al mantenimento dello Stato. Da questo angolo, spartirsi le commissioni per governare è fisiologia, non scandalo. Ma proprio la sua lezione mostra il prezzo del «parere»: chi costruisce la propria reputazione sull’apparire diverso, una volta smascherato, perde la risorsa su cui aveva investito.
Hobbes. Nel Leviatano (cap. XVII) i patti «senza la spada sono soltanto parole». La promessa di diversità è un patto con gli elettori, e la loro spada è il voto, che colpisce alla scadenza. Nel capitolo XV Hobbes discute lo «stolto» che ritiene ragionevole rompere i patti quando conviene, e gli replica che nessuno accoglie in alleanza chi ha mostrato di violare la parola: la reputazione di affidabilità è la condizione di ogni intesa futura.
Pragmatismo americano. William James definiva vero ciò che «funziona» nell’esperienza: un’idea vale per il suo «valore in contanti» (cash-value, Pragmatism, 1907). Applicato allo slogan «siamo diversi», il criterio è impietoso: la diversità sarebbe vera se producesse comportamenti diversi. Alla prova dei fatti, tra trattative riservate e sedi ufficiali scavalcate, il suo valore in contanti è prossimo allo zero. John Dewey, poi, smonta la tesi machiavellica: mezzi e fini sono «due nomi per la stessa realtà» (Human Nature and Conduct, 1922), e i metodi scelti finiscono per plasmare il partito che li adopera.
Il Re è nudo, ma senza sorpresa: la politica è anche questo.
Il danno è di chi aveva creduto all’eccezione. Per la logica del potere, ControCorrente ha imparato in fretta il mestiere. Per la logica della verità resta un partito come gli altri, e i suoi elettori, traditi nella promessa più che nel voto, ora lo sanno.
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Fonte: Report Sicilia
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