Al momento stai visualizzando Agrigento, due episodi di violenza in 24 ore in via Atenea. Di Rosa: «Non aspettiamo qualcosa di irreparabile»

Agrigento, due episodi di violenza in 24 ore in via Atenea. Di Rosa: «Non aspettiamo qualcosa di irreparabile»

  • Autore dell'articolo:
  • Categoria dell'articolo:Sport
  • Commenti dell'articolo:0 commenti

Agrigento, due episodi di violenza in 24 ore in via Atenea. Di Rosa: «Non aspettiamo qualcosa di irreparabile». Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.

Cosa sta succedendo

⏱️Tempo di lettura: 7 min

Il presidente del movimento civico Mani Libere chiede al Prefetto un tavolo straordinario sulla sicurezza e al sindaco Michele Sodano di farsene promotore. Tra le proposte: pattugliamenti anche a piedi nelle serate più delicate, verifica della videosorveglianza e un piano coordinato per il centro storico. «La sicurezza non ha nazionalità. Via Atenea deve tornare a essere il luogo dove gli agrigentini vogliono andare, non quello dal quale pensano di dovere stare lontani».

AGRIGENTO – Due episodi di violenza nel giro di appena 24 ore, entrambi nel cuore della città. È quanto basta, secondo Giuseppe Di Rosa, presidente del movimento civico Mani Libere, per chiedere alle istituzioni di affrontare immediatamente la questione della sicurezza in via Atenea e nel centro storico.

La presa di posizione arriva dopo gli episodi verificatisi tra venerdì e domenica. Nella tarda serata di venerdì un agrigentino di 27 anni è stato accerchiato e aggredito da più persone, riportando traumi e ferite e rendendo necessario il trasferimento all’ospedale San Giovanni di Dio. I carabinieri hanno avviato le indagini e stanno esaminando anche le immagini delle telecamere presenti nella zona.

Circa 24 ore dopo, sempre in via Atenea, un trentenne tunisino residente ad Agrigento è stato trovato privo di sensi dopo una colluttazione e trasportato in ospedale. Un coetaneo nigeriano è stato successivamente denunciato al termine degli accertamenti dei carabinieri.

È in questo contesto che Di Rosa interviene con una nota diffusa oggi.

«Quanto accaduto negli ultimi giorni in via Atenea non può essere considerato una normale successione di episodi isolati. Due gravi fatti di violenza a distanza di appena 24 ore impongono alle istituzioni una risposta immediata, coordinata e soprattutto visibile». 

«La sicurezza non ha nazionalità»

Di Rosa mette subito un punto fermo, evitando che i fatti possano essere utilizzati per alimentare contrapposizioni sulla nazionalità delle persone coinvolte.

«Non intendo alimentare allarmismi né trasformare episodi di cronaca in una contrapposizione tra italiani e stranieri. La sicurezza non ha nazionalità: chi delinque deve rispondere delle proprie condotte e chi vuole trascorrere una serata serenamente in centro deve poterlo fare senza paura». 

È un passaggio importante anche alla luce dei due episodi: nel primo la vittima è un giovane agrigentino, mentre nel secondo le persone coinvolte risultano di nazionalità straniera.

Il problema posto da Di Rosa è quindi un altro: la sicurezza di chiunque frequenti il centro storico.

Via Atenea rischia di perdere la sua funzione sociale

«Via Atenea – afferma Di Rosa – è stata per generazioni il salotto buono di Agrigento, il luogo della passeggiata, dell’incontro, dei locali, dei commercianti e delle famiglie».

La preoccupazione non riguarda soltanto l’ordine pubblico.

C’è anche una questione economica.

Se famiglie e cittadini dovessero cominciare a percepire il centro come un luogo poco sicuro e scegliessero altre destinazioni per trascorrere le proprie serate, le conseguenze ricadrebbero inevitabilmente sulle attività commerciali della zona.

«Se le famiglie cominciano ad avere paura, se i ragazzi scelgono altri luoghi e se chi vuole trascorrere tranquillamente una serata preferisce spostarsi altrove, a pagarne il prezzo saranno prima di tutto gli esercenti di via Atenea e delle strade limitrofe». 

Il rischio indicato è quello di un progressivo impoverimento sociale del centro storico: meno persone, meno attività, meno occasioni di incontro.

Il problema della “movida violenta” non nasce oggi

La questione, peraltro, non emerge per la prima volta.

Nella sua nota Di Rosa ricorda che già nell’agosto 2025 la Questura di Agrigento aveva adottato un D.A.C.Ur., il cosiddetto “Daspo Willy”, nei confronti di un giovane coinvolto, secondo la ricostruzione della Polizia richiamata nel comunicato, in episodi di aggressione e disordini nei luoghi della movida.

Il provvedimento prevedeva il divieto di accesso e stazionamento nei pressi dei locali di via Atenea e via Pirandello.

Per Di Rosa questo dimostra che gli strumenti di prevenzione esistono e sono già stati utilizzati.

Il problema è creare le condizioni affinché il controllo del territorio sia costante soprattutto nelle fasce orarie nelle quali aumenta la presenza di persone.

La proposta: pattuglie anche a piedi nelle serate del fine settimana

Da qui la richiesta centrale contenuta nella nota di Mani Libere:

un tavolo straordinario sulla sicurezza convocato dal Prefetto di Agrigento, con Comune, Questura, Carabinieri e gli altri soggetti istituzionali competenti.

Tra le misure da valutare, Di Rosa propone un presidio coordinato e rafforzato nelle ore maggiormente a rischio, soprattutto nelle serate di venerdì e sabato.

Non soltanto pattuglie in automobile.

Anche presenza a piedi lungo via Atenea, via Pirandello e le principali strade di accesso al centro.

«Una pattuglia che attraversa continuamente via Atenea non serve soltanto quando una rissa è già cominciata. Serve soprattutto a fare in modo che quella rissa possa non cominciare». 

Non si tratta, precisa Di Rosa, di chiedere una militarizzazione del centro storico, ma di aumentare la capacità di prevenzione nelle ore di maggiore afflusso.

E le telecamere funzionano tutte?

L’altro grande interrogativo riguarda la videosorveglianza.

Le immagini degli impianti presenti nella zona potrebbero contribuire proprio alla ricostruzione dell’aggressione subita dal ventisettenne.

Di Rosa chiede quindi al Comune un censimento aggiornato.

Quante telecamere pubbliche sono installate nel centro storico?

Quante sono realmente funzionanti?

Quali aree riprendono?

Le immagini sono disponibili alle centrali operative?

Esistono punti ciechi?

Sono domande concrete.

«Prima facciamo un censimento di quelle che abbiamo. Diciamo ai cittadini quante funzionano realmente, quali registrano, chi può consultarle e dove esistono punti ciechi. Poi completiamo la rete dove necessario». 

Di Rosa: «Non aspettiamo il morto»

È probabilmente il passaggio più duro della nota.

Di Rosa lo introduce senza giri di parole:

«La frase può sembrare dura, ma è esattamente ciò che penso: non dobbiamo aspettare che accada qualcosa di irreparabile per scoprire che il problema esisteva già». 

Il presidente di Mani Libere precisa però che una strategia sulla sicurezza non può essere esclusivamente repressiva.

Controlli e interventi delle forze dell’ordine devono accompagnarsi, nella sua proposta, a un lavoro con esercenti, residenti, associazioni e giovani.

Perché un centro storico vivo è anche un centro nel quale esiste controllo sociale e nel quale cittadini e famiglie continuano a sentirsi liberi di andare.

L’appello a Sodano: «Chieda al Prefetto la convocazione del tavolo»

La richiesta politica viene indirizzata direttamente al sindaco Michele Sodano.

Di Rosa gli chiede di sollecitare il Prefetto affinché venga convocato il tavolo sulla sicurezza.

E, questa volta, mette da parte esplicitamente lo scontro politico:

«Su questioni come questa non devono esistere maggioranza e opposizione, né campagne elettorali finite o future. Se il sindaco assumerà un’iniziativa concreta per aumentare la sicurezza del centro, troverà il nostro sostegno istituzionale». 

Un’apertura che sposta la questione dal terreno della polemica a quello delle soluzioni.

Perché le competenze sull’ordine pubblico sono definite dalla legge, ma il Comune può concorrere alla vivibilità urbana attraverso Polizia locale, illuminazione, videosorveglianza e organizzazione degli spazi pubblici.

Due episodi in 24 ore sono un campanello d’allarme

Nessuno può stabilire sulla base di due soli episodi che via Atenea sia diventata improvvisamente una zona fuori controllo.

Sarebbe un’affermazione che i dati disponibili non consentono.

Ma sarebbe altrettanto sbagliato ignorare ciò che è accaduto.

Due episodi di violenza nello stesso luogo e a distanza di appena 24 ore costituiscono un segnale che merita attenzione.

E soprattutto pongono una domanda molto semplice:

è possibile aumentare la prevenzione prima che accada qualcosa di ancora più grave?

È questa, in fondo, la richiesta contenuta nella nota di Di Rosa.

Non attendere il terzo episodio.

Non aspettare che il centro storico cominci a svuotarsi.

Non intervenire soltanto quando qualcuno è già finito in ospedale.

«Interveniamo adesso. Non dopo»

La conclusione della nota è altrettanto netta:

«Agrigento non può abituarsi alle immagini di ragazzi a terra in via Atenea. Non possiamo considerare normale che una serata possa trasformarsi in un pestaggio e che il giorno successivo si debba raccontare un altro episodio di violenza nello stesso luogo». 

Le indagini dovranno stabilire responsabilità e dinamiche dei singoli episodi.

Alle forze dell’ordine compete l’attività investigativa.

Alla politica e alle istituzioni, invece, compete decidere quali strumenti di prevenzione mettere in campo.

E Di Rosa chiude con tre parole:

«Interveniamo adesso. Non dopo».

Leggi anche: Altre notizie su Sport

Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

Lascia un commento