Agrigento – “Appalti e mazzette”, il voto al Libero Consorzio entra nell’inchiesta: La foto della scheda come “prova di fedeltà”. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

La Procura di Agrigento ha chiuso le indagini. Nelle carte anche le elezioni che hanno portato Giuseppe Pendolino alla presidenza dell’ex Provincia. Una fotografia del voto sarebbe stata acquisita attraverso il trojan. Di Mauro respinge le accuse e si dichiara estraneo
AGRIGENTO – L’inchiesta “Appalti e mazzette” non parla più soltanto di gare, imprese, funzionari e rapporti tra politica e mondo economico. Nelle carte della Procura di Agrigento entra anche un terreno particolarmente delicato: le elezioni del Libero Consorzio Comunale di Agrigento e il presunto tentativo di orientare il voto di alcuni consiglieri comunali.
A rivelare oggi nuovi particolari è Grandangolo Agrigento, che pubblica in esclusiva anche la fotografia di una scheda elettorale acquisita dagli investigatori e ricostruisce, sulla base degli atti dell’inchiesta, il presunto meccanismo utilizzato per raccogliere consensi durante le elezioni di secondo livello dell’ex Provincia.
L’inchiesta pubblicata da Grandangolo Agrigento
Da questo momento, però, il racconto non può fermarsi alla fotografia. Perché quello che emerge dagli atti, secondo la ricostruzione investigativa, è molto più ampio.
Le elezioni dell’ex Provincia dentro “Appalti e mazzette”
La tornata elettorale è quella dello scorso aprile.
Per la presidenza del Libero Consorzio si confrontavano Giuseppe Pendolino, sostenuto dall’alleanza Mpa-Forza Italia-Pd, e Stefano Castellino, sindaco di Palma di Montechiaro sostenuto da Fratelli d’Italia.
A vincere è stato Pendolino, che non risulta indagato nella vicenda raccontata dagli atti.
Ma è quello che sarebbe accaduto attorno alla ricerca dei voti a finire sotto la lente della Squadra Mobile e della Procura di Agrigento.
L’ipotesi degli inquirenti va ben oltre la normale attività politica con la quale, alla vigilia di un’elezione, si cercano alleanze e preferenze.
Secondo la ricostruzione contenuta nell’informativa investigativa, sarebbe esistita “una struttura relazionale consolidata” nella quale avrebbero operato soggetti politici, imprenditori e intermediari con l’obiettivo di raccogliere consensi per candidati riconducibili alla medesima area politico-imprenditoriale.
Ed è qui che compare un elemento difficilmente ignorabile.
La fotografia del voto.
La foto della scheda elettorale
Secondo gli investigatori, a un consigliere comunale di Favara sarebbe stato chiesto di votare per un candidato indicato dal gruppo e di fornire successivamente la prova dell’avvenuta preferenza.
Una fotografia della scheda.
Non un semplice “ti voto”, dunque, ma – secondo l’ipotesi investigativa – un riscontro fotografico.
La Squadra Mobile sarebbe riuscita a recuperare quell’immagine attraverso il trojan installato sul telefono di Luigi Sutera Sardo.
Sul dispositivo viene trovata la fotografia della scheda con il nominativo precedentemente indicato.
Ed è proprio dopo quel voto che arriva la conversazione dalla quale Grandangolo trae il titolo della propria inchiesta:
“Il bravo ha fatto sì…”
Poche parole che, lette isolatamente, potrebbero significare poco. Inserite nel complesso delle conversazioni, degli incontri e dei contatti ricostruiti dagli investigatori, assumono invece per la Procura un significato ben preciso.
Un consigliere di Fratelli d’Italia e il voto per l’altro schieramento
C’è poi un particolare politicamente rilevante.
Il consigliere comunale individuato sarebbe appartenuto a Fratelli d’Italia, cioè proprio al partito che sosteneva Stefano Castellino, mentre la preferenza sarebbe stata espressa per un candidato dell’altra coalizione.
Naturalmente, cambiare indicazione politica o votare un candidato appartenente a uno schieramento differente non costituisce di per sé alcun illecito.
Il punto investigativo è un altro.
La Procura mette insieme la richiesta del voto, i contatti tra i soggetti coinvolti, la fotografia della scheda e le conversazioni successive.
Ed è sulla combinazione di questi elementi che viene costruita l’ipotesi di una “manovra occulta” finalizzata a orientare il voto.
Da Pendolino a Traina
Nelle conversazioni finite agli atti compare anche il nome di Giuliano Traina, che non risulta indagato.
Secondo la ricostruzione investigativa, dopo alcune interlocuzioni sarebbe stato proprio Traina uno dei candidati sui quali concentrare le preferenze.
L’operazione elettorale raggiunge il risultato: Giuliano Traina viene eletto consigliere del Libero Consorzio nella lista “Uniti per Agrigento”, mentre Giuseppe Pendolino viene eletto presidente.
Né Traina né Pendolino, è necessario ribadirlo, risultano indagati per questi fatti.
Ed è proprio questa distinzione a rendere ancora più interessante ciò che la Procura sostiene di avere ricostruito: l’indagine non contesta automaticamente l’elezione degli interessati, ma concentra l’attenzione sulle modalità attraverso le quali alcuni voti sarebbero stati cercati, orientati e verificati.
La Procura chiude le indagini
Adesso “Appalti e mazzette” ha superato un passaggio importante.
La Procura di Agrigento ha notificato gli avvisi di conclusione delle indagini.
L’ipotesi di associazione per delinquere viene contestata a quattro persone: Sebastiano Alesci, Roberto Di Mauro, Luigi Sutera Sardo e Vittorio Giarratana.
Secondo l’impostazione accusatoria, il presunto sodalizio avrebbe avuto tra le proprie finalità anche quella di incidere sulle elezioni del Libero Consorzio, attraverso il pilotaggio di voti degli aventi diritto, con l’obiettivo – questa è sempre la tesi della Procura e non una responsabilità già accertata – di favorire soggetti considerati funzionali agli interessi del gruppo.
Una contestazione pesante che dovrà adesso superare il vaglio giudiziario.
E occorre ricordare che, in una precedente fase cautelare, il Gip non aveva riconosciuto i gravi indizi necessari per sostenere l’ipotesi associativa così come allora prospettata.
La chiusura delle indagini non è quindi una condanna e non equivale neppure al rinvio a giudizio.
Le difese potranno esercitare tutte le facoltà previste dalla legge e successivamente la Procura assumerà le proprie determinazioni.
Di Mauro: “Io estraneo”
Anche la posizione dell’onorevole Roberto Di Mauro deve essere riportata con chiarezza.
La difesa, rappresentata dall’avvocato Lillo Fiorello, ha contestato la ricostruzione accusatoria, precisando tra l’altro che a Di Mauro non vengono contestate tangenti ricevute o altre utilità e sostenendo l’estraneità del deputato alle ipotesi formulate.
Di Mauro si dichiara estraneo e confida che il prosieguo della vicenda giudiziaria dimostri la correttezza del proprio operato.
Sarà eventualmente il processo, se la Procura ne chiederà l’apertura e il giudice disporrà il rinvio a giudizio, a stabilire responsabilità e fatti.
Il punto che riguarda Agrigento
Ma c’è una questione che va oltre le singole posizioni giudiziarie.
Perché l’inchiesta “Appalti e mazzette”, pezzo dopo pezzo, sta descrivendo l’ipotesi investigativa di una rete di relazioni capace di muoversi contemporaneamente tra politica, pubblica amministrazione, imprese e, adesso, persino competizioni elettorali di secondo livello.
È un’ipotesi della Procura. Dovrà essere provata.
Ma non può essere liquidata come una vicenda qualsiasi.
Soprattutto quando tra gli elementi raccolti compare perfino la fotografia di una scheda elettorale che, secondo gli investigatori, sarebbe servita a dimostrare che l’indicazione ricevuta era stata rispettata.
Ed è probabilmente questo il particolare politicamente più inquietante dell’intera vicenda.
Non perché quella fotografia dimostri da sola l’esistenza di un “sistema”. Non lo fa.
Ma perché la Procura la inserisce dentro un mosaico fatto di conversazioni, incontri, rapporti con imprenditori, indicazioni sui candidati e ricerca di consiglieri comunali disponibili a esprimere determinate preferenze.
Ora l’indagine preliminare è chiusa.
È arrivato il momento in cui le ipotesi investigative dovranno confrontarsi con le difese e, se si arriverà al processo, con un giudice.
Report Sicilia continuerà a seguire questa vicenda attenendosi agli atti, perché una cosa è raccontare un’inchiesta e un’altra è anticipare una sentenza.
Ma quando dentro un’inchiesta sugli appalti pubblici finisce persino la fotografia del voto per l’elezione degli organi dell’ex Provincia, fare finta che si tratti soltanto dell’ennesima vicenda giudiziaria agrigentina sarebbe altrettanto sbagliato.
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

