Agrigento, appena Report Sicilia tocca la maggioranza riparte l’assalto social: «Non ci fermerete, le offese saranno valutate in sede legale». Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Dopo gli articoli che hanno riguardato esponenti dell’attuale governo cittadino, sotto i post della testata ricompaiono commenti che spesso non entrano nel merito dei fatti ma attaccano il giornale e il suo editore. Dagli screenshot: «barzelletta», «ridicoli e patetici», «siete illeggibili», «fate giornalismo secondo me è altro», fino a «basta ca scrivi, pure minchiati». Report Sicilia: critica e dissenso sono legittimi, l’insulto personale è un’altra cosa. Tutto sarà conservato e sottoposto alla valutazione dei legali.
AGRIGENTO – Ormai il copione sembra ripetersi con una puntualità che merita di essere raccontata.
Report Sicilia pubblica un articolo che riguarda l’amministrazione comunale, la maggioranza o un suo esponente e, nel giro di pochissimo tempo, sotto i post sui social compaiono decine di interventi.
Fin qui nulla di strano. È il confronto pubblico, ed è esattamente ciò che deve accadere attorno a un giornale.
Il problema nasce quando alla contestazione dei fatti si sostituiscono la derisione, l’attacco alla testata e l’offesa personale.
Gli screenshot che pubblichiamo parlano da soli.
Questa volta il tema era semplicissimo: un articolo relativo alla consigliera comunale Elvira Mangione, che aveva denunciato la presenza di un’automobile davanti al Palazzo di Città, messo a confronto con fotografie del 30 giugno che documentavano la sua bicicletta assicurata all’inferriata di un’aiuola all’ingresso del Comune.
La domanda posta dal giornale era altrettanto semplice: le regole valgono per tutti?
Si poteva rispondere sì.
Si poteva rispondere no.
Si poteva sostenere che i due episodi non fossero comparabili.
Si poteva criticare duramente l’impostazione dell’articolo.
Tutto legittimo.
Ma ancora una volta una parte della discussione è rapidamente diventata qualcosa di diverso.
«Ormai sei diventato una barzelletta»
Tra i commenti visibili negli screenshot c’è chi scrive:
«Ormai sei diventato una barzelletta», accompagnando la frase con emoticon che ridono.
Un’altra utente commenta:
«Sono diventati a dir poco ridicoli e patetici».
C’è chi liquida il pezzo con:
«È una barzelletta questo articolo».
E ancora:
«Siete illeggibili».
Un altro commento sostiene:
«Ma praticamente gli unici articoli che pubblicate sono contro l’amministrazione e contro i disagi. Certe volte mi chiedo perché vi vantiate di essere una testata giornalistica!? Fare giornalismo secondo me è altro».
Qualcun altro arriva a scrivere:
«Basta ca scrivi. Pure minchiati».
E non mancano riferimenti alla passata candidatura elettorale dell’editore:
«Come è brutto rosicare fatevene una ragione avete perso».
Oppure:
«Aspetta la nave che torna da Lampedusa».
Sono parole pubbliche.
Non le inventiamo e non le attribuiamo genericamente a qualcuno: sono negli screenshot dei commenti che la testata ha conservato.
Ma qualcuno entra nel merito. Ed è giusto sottolinearlo
C’è però una differenza che vogliamo evidenziare, perché Report Sicilia non intende mettere nello stesso calderone critica e insulto.
Alcuni lettori contestano nel merito il paragone tra automobile e bicicletta.
C’è chi domanda:
«Paragonare la bici ad un’automobile… ma è Lercio?»
Un’altra persona osserva che una bicicletta «non fa nulla».
Altri ritengono che l’articolo attribuisca impropriamente al sindaco responsabilità che non gli competono.
Sono opinioni.
Possiamo condividerle oppure no, ma questo è confronto.
Persino una critica severa al giornale, quando resta una critica alla qualità dell’articolo o alla sua impostazione, appartiene alla normale dialettica pubblica.
La questione cambia quando si passa dal contenuto alla persona.
Ed è proprio questo confine che intendiamo difendere.
Interviene anche Elvira Mangione
Negli screenshot compare inoltre un intervento della stessa consigliera comunale Elvira Mangione, che replica a un commento nel quale si sosteneva che far notare un comportamento non consono non equivalesse a denunciare.
Mangione scrive:
«Tu “denunci” o meglio fai notare un comportamento non consono… E cosa ti dicono? “È il tuo sindaco a governare la città!”. A mio parere QUESTO è il modo di pensare totalmente errato e proprio per questo ad Agrigento non cambierà MAI nulla!»
È una posizione politica e personale perfettamente legittima.
Ed è proprio qui che vogliamo fermarci un momento.
Perché Report Sicilia non chiede alla consigliera Mangione di essere d’accordo con il giornale.
Le chiede, come chiede a qualsiasi amministratore o consigliere, di rispondere ai fatti e alle domande.
È questo il confronto che vorremmo vedere.
Non è la prima volta
L’episodio assume però un significato diverso se inserito in ciò che stiamo documentando ormai da tempo.
Abbiamo già raccontato la frattura apertasi mesi fa con Ismaele La Vardera.
Abbiamo ricordato quanto accadde durante la presentazione della candidatura di Michele Sodano, quando una domanda formulata da un giornalista di Report Sicilia venne ricondotta pubblicamente alla figura dell’editore.
Da allora, ogni volta che il giornale pubblica articoli critici sull’amministrazione o su esponenti dell’area politica che la sostiene, una parte della discussione social sembra spostarsi con impressionante facilità dal «cosa avete scritto?» al «chi è Giuseppe Di Rosa?», fino alla sua candidatura e alla sconfitta elettorale.
Ed eccoci ancora qui.
Abbiamo perso le elezioni. E allora?
Mettiamolo nero su bianco ancora una volta.
Giuseppe Di Rosa si è candidato a sindaco e ha perso le elezioni.
Non è un segreto.
Non è una scoperta dei commentatori di Facebook.
Non è una notizia che ci mette in difficoltà.
Le elezioni sono finite e Michele Sodano è il sindaco di Agrigento.
Ma esiste davvero qualcuno convinto che la conseguenza di una sconfitta elettorale debba essere il silenzio?
Un cittadino che perde le elezioni perde forse il diritto di parlare?
Un editore deve chiudere il proprio giornale?
Una redazione deve smettere di leggere determine, delibere e ordinanze?
Dobbiamo evitare di fotografare ciò che accade davanti al Comune perché qualcuno potrà rispondere «avete perso»?
No.
Report Sicilia non si arrende
Lo diciamo con estrema chiarezza: Report Sicilia non si arrende e non arretra di un centimetro sul diritto-dovere di raccontare ciò che ritiene di interesse pubblico.
Continueremo a pubblicare gli atti.
Continueremo a fare domande.
Continueremo a documentare ciò che accade nelle strade.
Continueremo a chiedere conto delle scelte amministrative.
Continueremo a occuparci dell’acqua, dei rifiuti, della TARI, delle opere pubbliche, delle strade, degli incarichi, delle indennità, della sicurezza, del decoro e di tutto ciò che riguarda la città.
E continueremo a farlo indipendentemente dal colore politico di chi governa.
Chi ritiene che abbiamo scritto qualcosa di falso lo contesti.
Indichi il fatto sbagliato.
Produca un documento.
Chieda una rettifica.
Replichi pubblicamente.
Le nostre pagine sono aperte alle risposte.
Ma non pensiate che una raffica di commenti sarcastici o offensivi possa convincerci a non pubblicare il prossimo articolo.
Otterrà l’effetto opposto: controlleremo ancora di più.
Le offese all’editore saranno valutate legalmente
C’è infine un aspetto sul quale la testata intende essere altrettanto chiara.
Tutti i commenti pubblicati sui canali social di Report Sicilia vengono conservati quando assumono contenuti potenzialmente lesivi.
La critica, anche feroce, fa parte del gioco democratico.
La satira è legittima.
Il dissenso è legittimo.
Contestare un articolo è legittimo.
Dire che un’inchiesta è sbagliata è legittimo.
Ma criticare non significa avere automaticamente diritto a insultare, diffamare o attribuire fatti determinati non veri a una persona.
Per questo i commenti rivolti alla testata e, in particolare, quelli contenenti espressioni potenzialmente offensive o lesive nei confronti dell’editore Giuseppe Di Rosa saranno raccolti e sottoposti ai legali, che valuteranno caso per caso se sussistano gli estremi per iniziative nelle sedi competenti.
Non saremo noi, attraverso un articolo, a stabilire se un commento costituisca un illecito.
Lo stabiliranno eventualmente gli organi competenti.
È una distinzione importante.
Non cerchiamo censura: chiediamo confronto
E sia altrettanto chiaro un altro punto.
Non chiediamo a nessuno di cancellare le critiche.
Non vogliamo una pagina Facebook popolata soltanto da persone che ci danno ragione.
Non vogliamo applausi.
Vogliamo discussione.
Anzi, invitiamo chi ritiene sbagliati i nostri articoli a intervenire.
Ma fatelo sui fatti.
Diteci quale fotografia sarebbe falsa. Quale documento sarebbe stato interpretato male. Quale data sarebbe sbagliata. Quale dichiarazione sarebbe stata attribuita a qualcuno che non l’ha pronunciata.
È così che si smentisce un giornale.
Non scrivendo «hai perso le elezioni».
Non chiamandolo «barzelletta».
Non definendo chi vi lavora «ridicolo e patetico».
Noi domani saremo ancora qui
Alla fine la questione è molto più semplice di quanto sembri.
Le amministrazioni passano.
I sindaci passano.
Le maggioranze cambiano.
Gli assessori cambiano.
Le campagne elettorali finiscono.
Un giornale, invece, se vuole meritare questo nome, deve continuare a fare il proprio lavoro anche quando ciò che pubblica diventa scomodo per qualcuno.
Perciò a chi pensa di scoraggiarci attraverso il dileggio diciamo soltanto questo:
risparmiate le energie.
Report Sicilia non si fermerà.
Alle critiche risponderemo con i fatti.
Alle smentite risponderemo con i documenti.
Agli errori, quando ci saranno, risponderemo correggendoli.
Alle offese personali e alle eventuali condotte lesive risponderemo, quando i nostri legali ne ravviseranno i presupposti, nelle sedi previste dalla legge.
E al prossimo fatto di interesse pubblico?
Faremo quello che abbiamo fatto fino ad oggi.
Lo pubblicheremo.
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

