Al momento stai visualizzando Agrigento in piazza per l’acqua: tanta sete e un fiume di parole

Agrigento in piazza per l’acqua: tanta sete e un fiume di parole

  • Autore dell'articolo:
  • Categoria dell'articolo:Sport
  • Commenti dell'articolo:0 commenti

Agrigento in piazza per l’acqua: tanta sete e un fiume di parole. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.

Cosa sta succedendo

⏱️Tempo di lettura: 10 min

manifestazione cittadina

n Bar Sport Stefano Benni raccontava la Luisona: la pasta più imponente della vetrina, lì da anni, guardata da tutti, indicata ai forestieri come un monumento, mai tolta di lì. Nessuno la mangiava, nessuno la buttava. Faceva parte dell’arredamento. Quando finalmente qualcuno la mangiò, ci rimise la salute.

Ad Agrigento la Luisona è la crisi idrica. Sta in vetrina da sessant’anni. Tutti la indicano, tutti ne parlano, tutti sanno che è lì. Ogni tanto qualcuno la fotografa. Nessuno la toglie. E chi ci sbatte contro, alla fine, ci rimette qualcosa di concreto: l’igiene, il lavoro, la dignità quotidiana di aprire un rubinetto.

Sabato mattina, in piazza Pirandello, la vetrina è stata portata sotto il balcone di Palazzo dei Giganti. Con i bidoni vuoti.

La piazza che doveva riempirsi e non si è riempita

La manifestazione — promossa da un gruppo di cittadini che si è definito apolitico e apartitico, autorizzata dalla Questura — era stata convocata alle 10 davanti al Municipio con uno slogan che non ammetteva sfumature: «Più gente c’è, meglio è! Uniti per l’acqua: è un diritto!». Il Comune aveva predisposto l’ordinanza sulla viabilità, divieti di sosta dalle 6, divieto di circolazione dalle 8. L’apparato era pronto.

Il numero, no. ReportSicilia ha contato «un centinaio scarso» di partecipanti; AgrigentoOggi ne ha stimati «circa duecento». In entrambi i casi, una frazione della città. La delegazione più numerosa era quella di Maddalusa e Cannatello — cioè proprio quelli che l’acqua non ce l’hanno.

È il primo dato politico della giornata, e non riguarda le istituzioni: riguarda Agrigento. Una città che, quando la sete è di altri, resta a casa. Con l’aria condizionata, quando c’è la corrente.

I bidoni vuoti e il diritto pieno

Chi c’era, però, ha portato l’unico oggetto che spiegava tutto senza bisogno di comunicati: bidoni da dieci litri, rigorosamente vuoti. E striscioni: «Maddalusa senz’acqua, follia». «Maddalusa, rubinetti vuoti da 3 mesi, pazienza finita». «Acqua = vita = dignità. L’acqua è un diritto, non un privilegio».

Non c’era una piattaforma rivendicativa articolata. Non serviva. La richiesta era di quelle che non hanno bisogno di essere argomentate: l’acqua. La stessa che il Consiglio comunale, tre settimane fa, aveva chiesto all’unanimità di garantire con un’ordinanza urgente, richiamando il minimo vitale dei cinquanta litri a testa previsto dalla normativa regionale.

Il paradosso è tutto qui, e regge da mesi: cittadini residenti nel Comune di Agrigento, che sulle proprie abitazioni pagano IMU e TARI, scendono in piazza davanti al Comune di Agrigento per chiedere acqua al Comune di Agrigento. E trovano il Comune di Agrigento accanto a loro, a protestare.

«Sono con voi»: il sindaco tra i manifestanti

Michele Sodano c’era. Con lui gli assessori Crosta, Riccobene e Miccichè e alcuni consiglieri della coalizione. Non si è sottratto: è entrato in mezzo alla gente, si è fatto circondare, ha risposto.

La formula ripetuta, riportata da ReportSicilia, è stata sempre la stessa: «Sono con voi e lo sarò sempre, lo avete mai visto un sindaco scendere in piazza insieme alla gente, per combattere contro quanto fatto da chi ha creato tutto questo in oltre 60 anni?». Ad AgrigentoOggi ha dichiarato: «Sono qui con voi per individuare gli strumenti a disposizione del Comune e capire che cosa possiamo fare».

Sono due frasi che vanno lette insieme, perché insieme raccontano la postura scelta. La prima sposta la responsabilità su sessant’anni di storia. La seconda, pronunciata al terzo mese di rubinetti a secco, colloca l’amministrazione ancora nella fase istruttoria: capire che cosa possiamo fare.

Un manifestante gli ha chiesto di firmare comunque, di prendersi la denuncia e dare l’acqua a Maddalusa. «Non ti preoccupare, ti assolveranno», gli hanno detto i presenti. Il sindaco ha ricordato l’attivazione del COC, che ha consentito di rifornire una dozzina di famiglie in condizioni di particolare disagio — quindici, secondo il numero indicato dallo stesso Sodano nel pomeriggio.

A Maddalusa l’acqua, però, la vogliono tutti.

Lo scaricabarile ha molte stanze e nessuna porta

La geografia delle responsabilità agrigentine è ormai un capolavoro di ingegneria istituzionale: ogni stanza ne indica un’altra, e il corridoio non porta da nessuna parte.

Il Comune diffida AICA. AICA ha interrotto il servizio sostitutivo con le autobotti a Maddalusa. Maddalusa ricade in zona A, vincolo di inedificabilità assoluta, e la classificazione urbanistica viene invocata per impedire l’allaccio anche dove le condotte ci sono. Il sindaco chiama in causa la Regione. Il movimento Controcorrente, di cui il sindaco fa parte, alla vigilia della manifestazione aveva invitato a protestare «contro Aica, non sotto il Municipio». L’assemblea dei sindaci dell’ATI va convocata d’urgenza — e i sindaci sono, per statuto, la spina dorsale di AICA.

È il punto sollevato in piazza dal promotore Salvatore Licari, che ha indicato proprio nei sindaci i principali responsabili del dissesto, nella loro veste di soci del gestore. Se AICA è dei Comuni, la diffida del Comune ad AICA è un ente che diffida sé stesso: un atto giuridicamente ineccepibile e politicamente circolare.

  Il sindaco ha annunciato la diffida formale al gestore, l’autobotte comunale messa a disposizione dalla Protezione Civile e la richiesta di convocazione urgente dell’assemblea dell’ATI, ricordando che gli invasi dispongono ancora di risorse e che «non bastano più le parole, servono fatti».

La riunione dei sindaci di AICA, pare, è in programma la prossima settimana.

La prossima settimana

Ecco l’altra costante. Ogni scadenza agrigentina sull’acqua si chiude con la convocazione della scadenza successiva. Tavolo, vertice in Prefettura, assemblea dell’ATI, nuovo tavolo. Il calendario si riempie mentre le cisterne si svuotano.

Non è una battuta polemica: è la struttura formale della vicenda. Il rendiconto degli ultimi mesi non è fatto di litri erogati, ma di convocazioni effettuate. E una riunione, per quanto urgente, non ha mai lavato un piatto.

La Chiesa in piazza: il Vangelo e il chitarrista

Poi è arrivato l’arcivescovo, monsignor Alessandro Damiano, con il sacerdote Sorce. La Chiesa agrigentina in piazza, tra i bidoni vuoti, sotto il sole.

Damiano ha richiamato il Vangelo e il dovere di «dare da bere agli assetati». Ha detto che la questione è «seria, antica, ahimè», e l’ha sigillata con una frase destinata a restare: «di tempo ne è trascorso, ma di acqua sotto i ponti non ne è passata». Ha chiesto alle «autorità competenti» e ai «rappresentanti della popolazione» di sedersi attorno a un tavolo per cercare non soluzioni-tampone ma «soluzioni a lungo termine», ipotizzando persino interventi legislativi. Ha ricordato che i territori limitrofi alla Valle vivono da cinquant’anni «in una sorta di limbo». E si è detto sorpreso della scarsa affluenza: «girando l’angolo francamente mi aspettavo una presenza maggiore».

Poi la metafora: «queste corde dovremmo farle suonare, magari con un bravo chitarrista. Cerchiamo bravi chitarristi che sappiano trovare i giusti accordi per raggiungere una bella sinfonia».

È un intervento generoso, e nessuno può dire che la Chiesa agrigentina sia rimasta a guardare: sull’acqua a Maddalusa l’arcivescovo si era già esposto a luglio, e da quell’appello era nata anche una catena di solidarietà spontanea. Ma è un intervento costruito su un sostantivo indeterminato. Le «autorità competenti» non hanno nome. Il chitarrista bravo non ha nome. Il limbo non ha un responsabile: per definizione teologica, nel limbo non c’è colpa, c’è solo assenza.

E mentre l’arcivescovo pronunciava quelle parole, il sindaco della città era lì, a pochi passi. Una delle autorità competenti era in piazza, ad ascoltare l’invito rivolto alle autorità competenti.

Nessuno ha fatto un passo avanti. Nessuno era tenuto a farlo: era una manifestazione, non un processo. Ma è esattamente questo il meccanismo che ad Agrigento funziona da sessant’anni con precisione svizzera: si denuncia il problema al plurale, e al plurale nessuno risponde.

La bottiglia

C’è stata, in mezzo a tutto questo, una scena che vale più di ogni comunicato.

Il sole di agosto in piazza Pirandello non fa sconti. Il sindaco parlava da un pezzo, circondato, sudato, con la voce che iniziava a incrinarsi. Aveva sete.

Allora una donna — una di quelle che a casa il rubinetto lo apre e non esce niente, da tre mesi — ha tirato fuori una bottiglia d’acqua e gliel’ha porta. Senza polemica. Senza sarcasmo. Perché a uno che ha sete l’acqua si dà, punto.

Il sindaco ha bevuto.

È accaduto che la cittadina senz’acqua abbia dissetato l’amministratore che dell’acqua è responsabile davanti alla legge come autorità sanitaria locale. Il gesto conteneva, senza volerlo, l’intera vertenza: da una parte chi ha ancora la sostanza — l’acqua vera, in una bottiglia di plastica, portata da casa; dall’altra chi ha l’ufficio, il protocollo, la diffida, la convocazione. E la sete.

Se qualcuno cercava l’immagine della giornata, era quella. Non serviva uno striscione.

«Firmi l’ordinanza»: la protesta che arriva dopo la protesta

Finita la piazza, è cominciata la politica. Giuseppe Di Rosa, presidente di Mani Libere, ha definito la presenza del sindaco alla manifestazione «un grave errore politico e istituzionale», sostenendo che il primo cittadino non possa limitarsi a manifestare accanto a chi chiede una soluzione su una materia che riguarda il Comune che amministra.

Di Rosa ha messo a confronto Agrigento e Ravanusa, dove il sindaco Salvatore Pitrola ha proclamato lo stato di emergenza idrica assumendosene la responsabilità, e ha chiesto perché quell’iniziativa venga sostenuta pubblicamente dal deputato Ismaele La Vardera mentre ad Agrigento — dove La Vardera è politicamente contiguo al sindaco — la stessa richiesta non venga avanzata con pari determinazione. Da qui la domanda ripetuta tre volte: «Qual è la differenza tra un cittadino di Ravanusa e uno di Agrigento?».

La richiesta è una sola, e sta sul tavolo da settimane: un’ordinanza contingibile e urgente che imponga ad AICA il servizio sostitutivo con le autobotti. Di Rosa ha chiesto inoltre ad AICA sulla base di quale atto amministrativo il servizio sia stato interrotto a Maddalusa, e ha riproposto la questione della permanenza dei vertici del gestore, precisando che si tratta di «domande politiche e istituzionali», non di attacchi personali.

Sono valutazioni di parte, espresse da un ex candidato sindaco. Ma la domanda tecnica che pongono — quale atto, quale norma, quale firma — è l’unica a cui, finora, nessuno ha risposto con un documento.

Il fiume di parole

Verso mezzogiorno la piazza si è sciolta. Le forze dell’ordine, schierate in numero abbondante, non hanno avuto nulla da fare: la tensione temuta non c’è stata, e il merito — come ha riconosciuto anche chi critica l’amministrazione — è stato dei cittadini, che hanno protestato con una compostezza che a queste latitudini si dà troppo per scontata.

Poi ognuno ha ripreso la propria strada. Verso Maddalusa, verso Cannatello, verso i quartieri dove l’acqua arriva a turni e a orari che nessuno riesce più a prevedere.

Sono tornati a casa portando qualcosa, in effetti. Hanno portato la solidarietà dell’arcivescovo, la vicinanza del sindaco, la richiesta di convocazione dell’assemblea dell’ATI, la diffida al gestore, l’annuncio dell’autobotte, l’impegno a seguire personalmente la vicenda, la promessa di una riunione la prossima settimana, tre domande retoriche, una metafora musicale e la certezza che le competenze siano di qualcun altro.

Hanno riempito la macchina di dichiarazioni. I bidoni no, quelli erano ancora vuoti.

E stasera, ad Agrigento, in migliaia hanno aperto il rubinetto e non è uscito niente. Non l’acqua, almeno. Perché di flusso, in questa città, ce n’è in abbondanza: scorre dai microfoni, si dirama nei comunicati, esonda nelle interviste, si getta puntuale nella prossima riunione. È un fiume vero, largo, generoso, inesauribile.

È solo fatto di parole. E le parole, in una pentola, non bollono.

Leggi anche: Altre notizie su Sport

Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

Lascia un commento