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Agrigento, lo “sceriffo” senza stella: quando il protagonismo rischia di diventare un problema

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Agrigento, lo “sceriffo” senza stella: quando il protagonismo rischia di diventare un problema. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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Agrigento non ha bisogno di sceriffi. Non ha bisogno di chi interpreta il proprio ruolo come una missione personale contro tutto e tutti. Non ha bisogno di chi sembra voler trasformare ogni strada, ogni locale, ogni cittadino in un potenziale nemico da colpire con verbali, sequestri e provvedimenti.

Da mesi in città si parla di un vigile urbano arrivato dal nord e diventato, nel bene e nel male, una figura al centro delle discussioni. Un agente che molti hanno ribattezzato “lo sceriffo”, per il suo modo di operare, per la quantità di controlli effettuati e per una presenza che, secondo molti cittadini e operatori economici, sarebbe diventata fin troppo invasiva.

Il problema non è il controllo. Il problema non è far rispettare le regole. Il problema è il metodo. Perché chi indossa una divisa deve ricordare sempre una cosa fondamentale: il potere non è un giocattolo e l’autorità non può mai trasformarsi in accanimento.

Intanto, sarebbe proprio così, ne ha per tutti: Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza ed Enti preposti ai controlli. Lo sceriffo dice che in 40 anni non hanno fatto una mazza, hanno scherzato e giocherellato. E ora, invece, con il suo arrivo, sistemerà tutto in pochissimo tempo.

Ma si può? Le nostre forze di sicurezza non solo lavorano, ma lavorano anche duramente, rischiando la vita ogni giorno, dove purtroppo qualcuno ci ha anche lasciato le penne. E hanno la divisa come lui. Agrigento non vedeva l’ora di una presenza così incisiva. Aspettava uno come lui che impartisce legalità, trasparenza, duro lavoro, mentre gli altri pettinano le bambole.

Agrigento è una città fatta di persone perbene, di commercianti che ogni giorno combattono contro mille difficoltà, di imprenditori che investono, assumono e cercano di sopravvivere in un territorio già complicato. Trattare tutti come potenziali trasgressori, come se dietro ogni attività ci fosse un abuso da scoprire, rischia soltanto di creare paura e sfiducia nelle istituzioni.

Negli ultimi tempi sono stati diversi gli episodi che hanno fatto discutere. Tra questi anche alcuni sequestri di locali a San Leone che, dopo pochi giorni, sono stati annullati con il dissequestro disposto dal Tribunale di Agrigento. Un fatto che dovrebbe far riflettere. Tanto.

Perché quando un provvedimento colpisce un’attività commerciale non si può agire con superficialità. Dietro una saracinesca abbassata ci sono lavoratori, famiglie, sacrifici e investimenti. Un errore, una valutazione sbagliata o un accertamento non sufficientemente approfondito possono avere conseguenze pesantissime. E poi le multe salatissime a quei commercianti con le “lape” o con i camioncini che per sbarcare il lunario fanno davvero dei sacrifici enormi. E quando lo sceriffo gli fa pagare una multa di 2 mila euro per il commerciante diventa un problema serio. Gli organi preposti quando accertano che ci sono delle incongruenze, se i fatti non sono gravi danno un tempo, 5 giorni per sistemare il tutto. Lui invece no, sequestra e basta.

E allora una domanda nasce spontanea: è davvero questa la figura di cui Agrigento ha bisogno?

Una città già alle prese con problemi enormi non può permettersi un clima di tensione permanente tra chi controlla e chi lavora. La legalità non si difende con il terrore, ma con professionalità, equilibrio e competenza. Se un uomo delle istituzioni diventa più famoso per le polemiche che per il servizio reso alla comunità, forse è arrivato il momento che qualcuno valuti se sia opportuno un cambiamento. Cambiare ufficio. Cambiare incarico. Forse anche cambiare città.

Non come una punizione, ma come una scelta di buon senso. Perché quando il rapporto con il territorio si deteriora e la fiducia dei cittadini viene meno, significa che qualcosa non funziona. Tra l’altro questo misero caso è diventato anche istituzionale. Il consigliere comunale Spataro ha presentato una interrogazione invitando il sindaco, o chi per lui, a prendere provvedimenti forti.

Agrigento non ha bisogno di un uomo solo al comando che pensa di dover salvare la città dai cittadini. Ha bisogno di persone che sappiano distinguere tra chi sbaglia e chi lavora onestamente. La legalità è una cosa seria. Non è una guerra personale. E soprattutto non può diventare il palcoscenico di nessuno.

Il fatto che lo sceriffo ha fatto chiudere due locali a San Leone, dissequestrati subito dopo dalla magistratura è uno scenario inquietante. O si conoscono le regole e le leggi o si cambia mestiere. Lavorare per emulare Charles Bronson crediamo che non sia assolutamente il caso. Che arrivi ad Agrigento un altro sceriffo, purchè sia più preparato e con il chiaro intendo di non calpestare dignità e percorsi di vita con una fermezza priva di compassione, perché dietro ogni storia ci sono uomini e donne, non numeri.”

Adesso tocca alle istituzioni intervenire e valutare se questo modo di operare sia ancora compatibile con gli interessi di una città che ha bisogno di serenità, non di ulteriori tensioni.

N.B. Adesso, vi raccomando, additateci come i protettori dell’illegalità…

Vi faremo sapere se adesso perseguiteranno anche noi…

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Fonte: Sicilia24h

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