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Agrigento – Maddalusa, oltre cento giorni senz’acqua: Di Rosa sfida Sodano e AICA, «Mostrate la legge che vieta di dare il minimo vitale alle persone»

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Agrigento – Maddalusa, oltre cento giorni senz’acqua: Di Rosa sfida Sodano e AICA, «Mostrate la legge che vieta di dare il minimo vitale alle persone». Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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AGRIGENTO – Oltre cento giorni senz’acqua. Non senza un nuovo allaccio, non senza una sanatoria edilizia, ma senza quel servizio sostitutivo che dovrebbe consentire alle persone di avere almeno l’acqua necessaria per bere, cucinare e garantire le condizioni igieniche essenziali.

Il caso Maddalusa torna al centro del dibattito politico e istituzionale agrigentino con una nuova e durissima presa di posizione di Giuseppe Di Rosa, presidente del Movimento Civico “Mani Libere” e già candidato sindaco di Agrigento.

La domanda posta da Di Rosa nella nota diffusa oggi, 16 agosto, è tanto semplice quanto difficile da eludere: «Si può lasciare un intero quartiere, seppure abusivo e costruito in una zona sottoposta ad assoluta inedificabilità, senza acqua per oltre cento giorni?».

Ed è proprio questo il punto sul quale, dopo mesi di polemiche, Report Sicilia ritiene necessario riportare la discussione.

Perché nessuno sta chiedendo di cancellare l’abusivismo. Nessuno sta chiedendo che un’autobotte diventi uno strumento di sanatoria. Nessuno sta sostenendo che un immobile eventualmente insanabile debba diventare legittimo perché al suo interno vivono delle persone.

La domanda è un’altra: l’abusivismo di un immobile può trasformarsi nella condanna delle persone che vi abitano a rimanere senz’acqua per un tempo indefinito?

Case abusive e persone: due questioni che continuano a essere confuse

Di Rosa insiste da mesi proprio sulla distinzione tra la posizione urbanistica degli immobili e la condizione delle persone che vi abitano.

«Se quelle case sono abusive, si applichino le leggi sull’abusivismo. Se sono insanabili, si seguano le procedure previste dall’ordinamento. Se devono essere acquisite o demolite, chi ne ha la competenza assuma i relativi provvedimenti», afferma.

Ma fino a quando dentro quelle abitazioni continuano a vivere uomini, donne, bambini, anziani e persone fragili, resta una domanda alla quale qualcuno dovrà rispondere: quale legge consentirebbe di lasciarli senza l’acqua indispensabile per vivere?

Ed è qui che il caso Maddalusa assume una dimensione che va ormai ben oltre la discussione sulla Zona A.

Perché un conto è sostenere che non possano essere stipulati nuovi contratti o effettuati allacci in violazione della normativa urbanistica.

Un altro è impedire che un cittadino possa ricevere acqua attraverso un servizio sostitutivo o prelevarla da un’autobotte.

La proposta delle autobotti è rimasta senza risposta

Di Rosa ricorda di avere avanzato da tempo una proposta estremamente semplice: collocare una o due autobotti della Protezione Civile all’ingresso di Maddalusa, consentendo ai residenti di prelevare direttamente l’acqua necessaria.

Niente allacci.

Niente nuovi contratti.

Niente sanatorie.

Nessun riconoscimento della legittimità urbanistica degli immobili.

Soltanto acqua alle persone.

Una proposta che, sottolinea Di Rosa, è rimasta senza seguito.

E proprio questo rende ancora più difficile comprendere perché, trascorsi oltre cento giorni, non sia stata individuata una soluzione alternativa.

Il Consiglio comunale ha già votato all’unanimità

C’è poi un elemento politico che non può essere ignorato.

Il Consiglio comunale di Agrigento ha già approvato all’unanimità una mozione che impegna l’amministrazione ad attivare ogni iniziativa consentita dall’ordinamento per garantire ai residenti il quantitativo minimo vitale.

Non si è trattato di una battaglia dell’opposizione.

Hanno votato tutti, compresi consiglieri appartenenti all’area politica che sostiene il sindaco Michele Sodano.

E allora la domanda diventa inevitabile: cosa manca ancora?

Di Rosa lo sintetizza così: non manca la volontà espressa dal Consiglio comunale, non manca la richiesta dei cittadini, non manca l’emergenza e certamente non manca il tempo trascorso.

«Manca soltanto la decisione di chi amministra».

Anche dalla maggioranza arriva la distinzione fra acqua e abusivismo

A rendere ancora più difficile continuare a utilizzare la questione urbanistica come risposta automatica all’emergenza idrica è arrivata anche la posizione di Sinistra Italiana–Alleanza Verdi e Sinistra, forza politica che sostiene l’amministrazione Sodano.

Di Rosa ricorda come sia stato affermato pubblicamente il principio secondo cui la tutela della Zona A non può trasformarsi nell’abbandono delle persone che vi abitano e il diritto ai servizi essenziali deve essere distinto dalla legittimità urbanistica degli immobili.

Un passaggio politicamente importante.

Sulla riperimetrazione della Zona A possono esistere opinioni differenti.

Si può essere favorevoli o contrari.

Si può sostenere la necessità delle demolizioni degli immobili insanabili.

Si può discutere di acquisizioni, vincoli e tutela della Valle dei Templi.

Ma nessuna di queste posizioni risponde alla domanda immediata: come devono procurarsi l’acqua oggi le persone che vivono a Maddalusa?

La domanda ad AICA: chi ha fermato le autobotti e con quale atto?

C’è poi una questione sulla quale Di Rosa insiste da tempo e che meriterebbe una risposta definitiva.

Chi ha deciso di interrompere il servizio sostitutivo delle autobotti a Maddalusa?

Quando è stata assunta quella decisione?

Con quale provvedimento?

E soprattutto: sulla base di quale norma?

Di Rosa chiede che, se esiste una disposizione che impedisce non soltanto gli allacci agli immobili abusivi ma persino di mettere attraverso autobotti o punti di distribuzione un quantitativo minimo d’acqua a disposizione delle persone che vi risiedono, venga finalmente resa pubblica.

«Numero della legge. Articolo. Comma. Provvedimento. Parere. Atto amministrativo. Qualcuno lo mostri alla città», scrive Di Rosa.

Ed è probabilmente questo uno dei punti più importanti dell’intera vicenda.

Dopo oltre cento giorni non basta più dire “non si può”.

Bisogna spiegare perché non si può.

Se sono abusive, perché lo Stato non interviene sull’abusivismo?

Ma la nota pone anche una questione ancora più scomoda.

Se parliamo di un insediamento abusivo esistente da decenni, costruito in un’area sottoposta a vincoli particolarmente stringenti, allora la legalità non può essere invocata soltanto quando si tratta dell’acqua.

Se gli immobili sono insanabili, si proceda secondo legge.

Se devono essere acquisiti, si acquisiscano.

Se devono essere demoliti, si assumano gli atti e le responsabilità conseguenti.

Ma occorrerebbe anche domandarsi dove siano state le istituzioni mentre quell’abusivismo nasceva, cresceva e si consolidava nel corso degli anni.

Di Rosa lo dice chiaramente: «La responsabilità della legalità non può comparire soltanto quando bisogna chiudere il rubinetto».

Ed è difficile non cogliere il paradosso.

Lo Stato non può dimostrare la propria forza esclusivamente lasciando senz’acqua chi vive dentro una casa abusiva mentre l’immobile, nel frattempo, continua tranquillamente a restare al suo posto.

Il dito torna puntato sul sindaco Sodano

La responsabilità politica indicata da Di Rosa torna quindi sul sindaco Michele Sodano.

La richiesta avanzata è ormai nota: se ricorrono i presupposti per un’ordinanza contingibile e urgente, il sindaco la firmi.

Se invece Sodano ritiene che quella strada sia giuridicamente impraticabile, renda pubblici i pareri tecnici, sanitari e giuridici che glielo impedirebbero e indichi quale altra soluzione legittima intenda adottare.

«Ma qualcosa deve fare – afferma Di Rosa – perché amministrare significa decidere. Non significa aspettare che il problema scompaia da solo».

E il 27 agosto cosa resta ancora da discutere?

Sul tavolo c’è adesso il Consiglio comunale aperto convocato per il prossimo 27 agosto.

Un appuntamento che potrebbe essere utile se servirà a produrre finalmente risposte e decisioni.

Molto meno se dovesse trasformarsi nell’ennesima occasione per ricominciare la discussione dall’inizio.

Perché il Consiglio comunale si è già espresso.

I residenti hanno già manifestato.

Le posizioni politiche sono note.

L’emergenza è conosciuta da tutte le istituzioni coinvolte.

E sono trascorsi oltre cento giorni.

Per questo Di Rosa avverte: il 27 agosto non bisognerà stabilire nuovamente se i residenti abbiano bisogno dell’acqua. Bisognerà dire «come e quando gliela si intende garantire».

Dopo oltre cento giorni la scelta è semplice: «Una norma o l’acqua»

La conclusione della nota è probabilmente anche la sintesi politica dell’intera vicenda.

Di Rosa chiede a Sodano, ad AICA e alle istituzioni coinvolte di fare finalmente una delle due cose:

rendere pubblica la norma che impedirebbe di garantire attraverso sistemi sostitutivi il minimo vitale alle persone residenti a Maddalusa oppure individuare immediatamente lo strumento legittimo per dare loro l’acqua.

Non una sanatoria.

Non la cancellazione dei vincoli.

Non la trasformazione di un’area inedificabile in edificabile.

Acqua.

E dopo oltre cento giorni la vicenda non può più essere raccontata come una semplice contrapposizione tra chi difende la legalità e chi vorrebbe tutelare l’abusivismo.

La legalità impone di perseguire gli abusi con gli strumenti che la legge mette a disposizione.

Ma proprio per questo la domanda di Di Rosa merita una risposta altrettanto giuridica e altrettanto precisa:

qual è la norma che impone di lasciare senz’acqua le persone?

Se esiste, la si mostri.

Se non esiste, dopo oltre cento giorni l’acqua va garantita attraverso uno strumento legittimo.

Perché, come conclude Di Rosa, «Maddalusa è Agrigento. I suoi residenti sono cittadini di Agrigento. E il sindaco di Agrigento è anche il loro sindaco. Adesso decida».

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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