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Agrigento, prima il danno d’immagine nazionale e poi la corsa ai finanziamenti: Ma il turismo chiede acqua, servizi e credibilità

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Agrigento, prima il danno d’immagine nazionale e poi la corsa ai finanziamenti: Ma il turismo chiede acqua, servizi e credibilità. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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AGRIGENTO – C’è una fotografia che, più di tante dichiarazioni, racconta il paradosso che Agrigento sta vivendo in queste ore.

Da una parte Confcommercio lancia un grido d’allarme durissimo: “Agrigento muore di sete”, imprese in ginocchio e attività costrette perfino ad abbassare le saracinesche.

Dall’altra Assoturismo, con il presidente Vittorio Messina, certifica un’estate 2026 deludente e pone una questione ancora più grave: Agrigento deve recuperare credibilità, perché acqua, rifiuti e degrado compromettono l’immagine della destinazione turistica.

Nel frattempo l’emergenza idrica agrigentina finisce sulle televisioni nazionali: il 17 agosto “Filorosso” su Rai 3 dedica spazio alla crisi siciliana e al caso Ravanusa, con la partecipazione, tra gli altri, del deputato regionale Ismaele La Vardera.

E poi c’è Maddalusa, diventata ormai un caso che da mesi supera i confini cittadini: la vicenda degli abitanti rimasti senza normale approvvigionamento idrico era già arrivata sulla Tgr Rai a giugno.

In questo scenario, mentre l’immagine turistica della città subisce colpi pesantissimi, il sindaco Michele Sodano pubblica la fotografia dell’incontro con il direttore del Parco archeologico della Valle dei Templi Roberto Sciarratta e annuncia una strategia comune tra Comune e Parco per mettere insieme “programmazione, competenze e risorse”.

Nella fotografia pubblicata dal sindaco compaiono, oltre a Sciarratta, gli assessori Umberto Rumolo e Dario Cipolla e il consulente Giuseppe Mendola.

Tutto legittimo. Anzi: cercare finanziamenti per Agrigento è un dovere di qualsiasi amministrazione.

Ma la domanda di Report Sicilia è un’altra:

quale Agrigento stiamo finanziando e, soprattutto, quale Agrigento stiamo promuovendo?

Prima di cercare soldi per promuovere Agrigento bisognerebbe evitare di distruggerne l’immagine

Il punto non è essere contrari alla Sagra del Mandorlo in Fiore, agli eventi, alla cultura o ai finanziamenti del Parco.

Esattamente il contrario.

Ogni euro capace di produrre sviluppo, turismo e occupazione deve essere intercettato.

Ma non possiamo continuare a pensare che il problema di Agrigento sia semplicemente trovare altri soldi da spendere in manifestazioni e promozione.

Perché la promozione turistica serve a portare il turista ad Agrigento. L’acqua, la pulizia e i servizi servono a non farlo scappare e a convincerlo a tornare.

Ed è proprio Assoturismo a dirlo.

Messina sostiene che la promozione non possa procedere più velocemente della qualità dell’offerta: dopo l’enorme esposizione ottenuta con Agrigento Capitale italiana della Cultura 2025, i risultati dell’estate 2026 vengono definiti deludenti.

È una frase che dovrebbe diventare materia di riflessione a Palazzo dei Giganti.

Perché se dopo Agrigento 2025 bisogna già parlare di “recuperare credibilità”, qualcosa evidentemente non ha funzionato.

Confcommercio: le imprese stanno pagando il conto

Ancora più pesante è l’intervento di Confcommercio.

Francesco Picarella, presidente della delegazione comunale, descrive una situazione che avrebbe superato la soglia della sostenibilità, con conseguenze particolarmente pesanti nel centro storico e a San Leone.

E non è un allarme nato ieri.

Già il 29 luglio Confcommercio aveva chiesto un piano straordinario per garantire l’approvvigionamento idrico nei mesi decisivi di agosto e settembre, spiegando che senza servizi primari diventava impossibile tutelare strutture ricettive, pubblici esercizi, occupazione e immagine della città.

Adesso siamo al 19 agosto.

E il titolo è diventato: “Agrigento muore di sete”.

Allora qualcuno dovrà pur chiedersi cosa sia successo tra il primo allarme e quello odierno.

E Maddalusa? Quello non è forse un danno d’immagine?

C’è poi un’altra questione che Report Sicilia pone da settimane.

Maddalusa.

Il Comune stesso, con l’ordinanza sindacale n. 47 del 17 luglio, ha attivato il Centro operativo comunale per la criticità nell’approvvigionamento idrico e per prevenire l’emergenza igienico-sanitaria nei confronti dei soggetti fragili.

Dunque il problema non è un’invenzione giornalistica.

È un fatto istituzionalmente riconosciuto.

E una città turistica che diventa conosciuta anche per un quartiere dove l’acqua rappresenta da mesi un’emergenza non può poi pensare che basti finanziare una manifestazione o una campagna promozionale per cancellare quella fotografia.

La reputazione di una destinazione si costruisce con i fatti.

E si distrugge altrettanto rapidamente con i fatti.

La memoria, però, ad Agrigento sembra essere cortissima

C’è poi un aspetto politico che non possiamo dimenticare.

Lo scorso anno, quando Report Sicilia e Giuseppe Di Rosa denunciavano pubblicamente la crisi idrica, i disservizi, i problemi della città durante l’anno della Capitale della Cultura e il rischio che tutto questo producesse un danno al turismo, il problema sembrava essere chi raccontava quelle criticità.

Tra coloro che contestavano quella impostazione vi era anche chi oggi siede nella maggioranza che sostiene il sindaco, compresa la consigliera Mangione, protagonista allora del confronto con il mondo delle strutture ricettive.

Il messaggio era sostanzialmente questo: denunciare pubblicamente i problemi avrebbe danneggiato Agrigento.

Oggi, però, gli stessi problemi sono diventati materia di comunicati delle associazioni di categoria e di servizi televisivi nazionali.

E allora bisogna essere coerenti.

Se denunciare la mancanza d’acqua danneggiava il turismo nel 2025, dovrebbe danneggiarlo anche nel 2026.

Oppure bisogna finalmente riconoscere ciò che Report Sicilia sostiene da tempo:

il danno d’immagine non lo produce chi racconta che manca l’acqua. Lo produce il fatto che l’acqua manchi.

La Vardera porta l’emergenza sulle televisioni nazionali: ieri sarebbe stato “danno d’immagine”?

Anche qui la politica presenta un cortocircuito evidente.

Ismaele La Vardera partecipa al dibattito televisivo nazionale sulla crisi idrica siciliana e sul caso Ravanusa.

È legittimo.

Ma allora era altrettanto legittimo che Report Sicilia raccontasse un anno fa le criticità di Agrigento.

Non può esistere un’informazione “buona” quando serve alla battaglia politica degli amici e un’informazione “cattiva” quando a denunciare è qualcuno che politicamente dà fastidio.

E soprattutto bisogna comprenderne le conseguenze.

Se acqua, abusivismo, Maddalusa, rifiuti e disservizi diventano una narrazione nazionale, la prima vittima economica è proprio quel comparto turistico che oggi chiede disperatamente credibilità.

E mentre accade tutto questo il sindaco va a cercare risorse

Ed eccoci alla fotografia pubblicata da Sodano.

Il sindaco incontra il direttore del Parco archeologico e parla di una strategia condivisa tra Valle e città, investimenti, fondi e sviluppo turistico. L’obiettivo dichiarato è anche aumentare la permanenza dei visitatori ad Agrigento.

Obiettivo sacrosanto.

Ma prima di chiedersi come trattenere un turista un giorno in più, bisognerebbe chiedersi se siamo capaci di garantirgli l’acqua nella struttura dove dorme.

Prima di investire altri soldi nella promozione, bisogna chiedersi perché Assoturismo dica che Agrigento deve recuperare credibilità.

Prima di programmare nuove iniziative, bisognerebbe ascoltare Confcommercio quando denuncia imprese in difficoltà.

E prima di progettare la prossima grande vetrina sarebbe opportuno fare finalmente il bilancio di quella appena conclusa.

Fondi sì, ma diciamo ai cittadini come verranno spesi

Per questo Report Sicilia non contesta la ricerca di finanziamenti.

Al contrario, chiediamo che il sindaco renda pubblica la strategia.

Quali risorse si stanno cercando?

Per quali progetti?

Quanto si pensa di destinare alla Sagra del Mandorlo in Fiore e agli altri eventi?

Quanto invece a interventi strutturali capaci di migliorare realmente l’accoglienza?

Chi predisporrà i progetti?

Quale sarà il ruolo degli assessori presenti all’incontro e quale quello dei consulenti personali del sindaco?

E soprattutto: come verranno misurati i risultati?

Perché Agrigento ha già conosciuto stagioni di finanziamenti, eventi, incarichi, progetti e grandi annunci.

Quello che manca è capire quanto tutto questo abbia lasciato alla città una volta spenti i riflettori.

Assoturismo ha indicato la strada: meno autocelebrazioni, più realtà

Vittorio Messina ha utilizzato un’espressione che dovrebbe essere scritta all’ingresso di Palazzo dei Giganti: bisogna fare un bilancio “senza autocelebrazioni” e costruire una strategia concreta di medio periodo.

È esattamente da qui che bisognerebbe partire.

Perché mentre la politica cerca nuove risorse, il mercato sta già presentando il conto.

Le strutture ricettive hanno segnalato una flessione delle presenze e chiesto al sindaco di riattivare la Consulta del turismo e costruire una cabina di regia permanente.

Confcommercio parla di imprese in ginocchio.

Assoturismo parla di estate deludente e credibilità da recuperare.

L’emergenza idrica arriva sulle televisioni nazionali.

Maddalusa continua a rappresentare una ferita aperta.

E noi discutiamo ancora di come trovare altri soldi per promuovere Agrigento.

Forse l’ordine delle priorità andrebbe invertito.

Prima rendiamo Agrigento una città capace di accogliere. Poi spendiamo per convincere il mondo a venire a visitarla.

Perché altrimenti rischiamo il paradosso definitivo: spendere denaro pubblico per pubblicizzare una città mentre, contemporaneamente, problemi irrisolti e battaglie politiche ne veicolano in tutta Italia l’immagine peggiore.

E a pagare quel conto, alla fine, non saranno né i politici né i consulenti.

Saranno gli albergatori, i B&B, i ristoratori, i commercianti, i lavoratori e l’intera economia agrigentina.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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