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AICA, il recesso è possibile: L’atto costitutivo apre la porta all’uscita dei Comuni. Agrigento può davvero cambiare strada?

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AICA, il recesso è possibile: L’atto costitutivo apre la porta all’uscita dei Comuni. Agrigento può davvero cambiare strada?. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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AGRIGENTO – La proposta lanciata da Giuseppe Di Rosa non è soltanto una posizione politica. Ha anche un preciso fondamento giuridico.

Dopo la nota stampa con cui il presidente del movimento civico Mani Libere ha chiesto un cambio radicale della governance di AICA, arrivando a proporre che il Comune di Agrigento valuti l’uscita dalla società consortile per gestire direttamente il servizio idrico attraverso un modello in house, la redazione di Report Sicilia ha approfondito l’atto costitutivo dell’Azienda Idrica Comuni Agrigentini.

E la sorpresa è che questa possibilità è già prevista nero su bianco.

L’articolo 6 dell’atto costitutivo, infatti, stabilisce espressamente che ai Comuni soci è consentito esercitare il diritto di recesso, disciplinandone modalità e tempi. In altre parole, nessun ente locale è obbligato a rimanere per sempre all’interno della società consortile. Ogni Comune può decidere di uscirne, seguendo la procedura prevista dall’atto costitutivo.AICAATTOCOSTITUTIVO

Una previsione che cambia completamente la prospettiva del dibattito.

Per anni si è fatto credere che AICA fosse un sistema senza alternative, quasi una struttura dalla quale fosse impossibile affrancarsi. In realtà gli stessi Comuni fondatori, nel momento della costituzione della società, hanno previsto la possibilità del recesso, consapevoli che nessun modello gestionale può essere considerato intoccabile.

La domanda, allora, è inevitabile.

Se una via d’uscita esiste, perché nessuno ne parla?

Perché il Comune di Agrigento, proprietario di circa il 20% della società, dovrebbe continuare ad assistere passivamente al progressivo deterioramento della situazione economica e finanziaria di AICA senza almeno valutare le alternative?

I numeri raccontano una storia difficile da smentire.

Dalla sua costituzione, AICA ha accumulato decine di milioni di euro di esposizione debitoria, tanto da rendere necessario un prestito straordinario della Regione Siciliana di 20 milioni di euro, intervento senza il quale, secondo quanto sostenuto anche da Giuseppe Di Rosa, la società avrebbe rischiato concretamente il collasso finanziario.

Ma il problema non è soltanto economico.

Il servizio reso ai cittadini continua ad essere oggetto di pesanti contestazioni. Turnazioni sempre più lunghe, emergenze idriche continue, perdite sulla rete, interventi spesso tardivi, difficoltà nella gestione delle utenze e un rapporto con gli utenti che, negli ultimi anni, ha alimentato proteste in numerosi Comuni della provincia.

In sostanza, mentre i debiti aumentano, i cittadini continuano a ricevere un servizio che, in molte realtà, viene percepito come insufficiente.

Ed è proprio questo il punto centrale della riflessione.

Un’azienda pubblica non nasce per accumulare debiti. Nasce per garantire servizi.

Se vengono meno entrambe le condizioni – equilibrio economico e qualità del servizio – è legittimo chiedersi se il modello organizzativo adottato abbia ancora una ragione di esistere.

La proposta avanzata da Di Rosa, alla luce dell’atto costitutivo, non appare quindi una provocazione politica, ma una possibilità concreta prevista dagli stessi documenti che hanno dato vita ad AICA.

Naturalmente un eventuale recesso richiederebbe valutazioni giuridiche, economiche e organizzative approfondite. Nessuno sostiene che possa essere una decisione semplice o immediata.

Quello che però oggi emerge con chiarezza è un altro dato: Agrigento non è prigioniera di AICA.

L’atto costitutivo consente ai Comuni soci di uscire dalla consortile.

E allora il vero interrogativo non è più se sia possibile, ma se l’Amministrazione comunale abbia la volontà politica di verificare se questa sia la strada migliore per tutelare i cittadini agrigentini.

Perché difendere un modello che, in pochi anni, ha prodotto un pesante indebitamento, ha richiesto un salvataggio economico regionale e continua a essere accompagnato da diffuse criticità nella qualità del servizio rischia di trasformarsi in una scelta politica, non più soltanto amministrativa.

Ed è una scelta della quale, prima o poi, qualcuno dovrà assumersi la responsabilità davanti ai cittadini.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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