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Comitati di Licata e Canicattì chiedono stato di calamità per l’acqua

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Comitati di Licata e Canicattì chiedono stato di calamità per l’acqua. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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I comitati per l’acqua, recentemente costituiti a Licata e Canicattì, e che sono scesi in piazza lo scorso 13 giugno, hanno diffuso una nota con la quale, secondo il loro punto di vista, esaminano la grave emergenza idrica che si registra nell’Agrigentino.

Ecco il testo del documento diffuso dai due comitati:

“I COMITATI di Licata e Canicattì, Rappresentano alcuni aspetti della grave situazione idrica, che pervade le Comunità di Canicattì, Licata, Agrigento, Ravanusa, Campobello di Licata, intesa la vasta area della provincia di Agrigento centro-orientale.  Rileviamo la carenza notevole delle forniture idriche, si attestano in gran parte abbastanza al di sotto dei 100 lt. pro-capite giornalieri, ove anche al di sotto dei 50 lt, non rispettando il regolamento di utenza di Aica che prevede la fornitura di almeno 150 lt. pro-capite giornalieri, rifacendosi all’obbligo di legge. Aica da monopolista, gestore del servizio idrico, non fornisce adeguatamente fasce di popolazione residenti, anche in aree non servite da acquedotto pubblico, residenti in abitazioni regolarmente rispondenti alle norme urbanistiche, o comunque che hanno assolto oneri di urbanizzazione, imposte e tributi comunali d’ogni genere, regolarmente a conoscenza da decenni dei Comuni che hanno legittimato l’affidamento dell’esistenza delle abitazioni. 

I costi dell’acqua e dei servizi, la cui distribuzione fa carico ad AICA in rete o mediante il servizio sostitutivo con autobotti, negli ultimi mesi sono notevolmente incrementati, divenendo insostenibili per i cittadini. Inoltre Aica, senza alcuna chiarezza che dovrebbe provenire da delibera resa pubblica, e comunque anche da ATI Idrico per l’esclusiva competenza che gli fa carico in materia tariffaria, non danno spiegazioni, se e del perché i cittadini residenti in area di campagna, dovrebbero pagare le quote fisse e variabili relative alla depurazione ed alla fognatura, quando non sono effettivamente prestati questi servizi.

Il diritto inviolabile all’acqua non è assolutamente garantito, il grado di vessazione e privazione nei confronti dei cittadini è inaudito. La privazione del liquido sta creando seri danni all’esistenza delle attività economiche-commerciali. Ne derivano rischi all’incolumità sanitaria dei cittadini, oltre al venire meno delle condizioni di ordine e sicurezza sociale. La carenza di acqua è addebitabile all’incapacità di AICA, ed alla disattenzione e inadempienze dell’ATI IDRICO per i compiti assegnati dallo statuto cui fanno loro carico. AICA ed ATI IDRICO, risulta che non hanno compiutamente osservato ed adempiuto affinché vi fosse la dovuta chiarezza sulla capacità produttiva di acqua, esplicata attraverso le prescrizioni relative al Bilancio Idrico di cui agli artt. 95 e 145 del D.lgs.152/2006, del Piano d’Ambito aggiornato e del Piano Programma degli Interventi, di cui non ne risultano le sostanziali e concrete determinazioni, vista a maggior ragione la condizione di emergenza, contravvenendo anche a precisi obblighi dettati dai rispettivi Statuti Sociali.  

Aica ha una condizione di sofferenza e di sovra-indebitamento (circa € 70milioni), cui non hanno posto soluzione e riequilibrio, come previsto per legge, congiuntamente AICA ed ATI IDRICO. Tutto ciò fa sì che AICA, è da tempo in grave carenza di liquidità finanziaria, non riesce a sostenere i pagamenti dell’acqua acquisita da SICILIACQUE SpA, quindi privata da adeguate forniture, non svolge le manutenzioni ordinarie e straordinarie, non garantisce con i propri uffici gli adeguati servizi di relazione contrattuale con gli utenti. Il non disporre di liquidità finanziaria, per perdite accumulate per milioni di euro, derivanti da una gestione incontrollata e pervicacemente condotta in perdita e conseguente deficit finanziario esponenziale, ne ha ridotto notevolmente le capacità a svolgere l’adeguato servizio idrico integrato.  

Essendo dimostrata l’incapacità di AICA a svolgere il servizio idrico, si rivendica:  -la proclamazione dello stato di calamità, cui comunque competerà agli organismi pubblici terzi accertare se trattasi di responsabilità della gestione aziendale che investe sia la proprietà che la dirigenza, la governance complessiva;  -la fornitura di acqua a tutti i cittadini indistintamente, anche avvalendosi dei mezzi della protezione civile, e/o con noleggio di autobotti di imprese private con spese a carico del gestore idrico, e ricorrendo anche al servizio civile con l’intervento dell’esercito;  -le doverose scuse ai Cittadini, alle Imprese, per i gravi disservizi creati e le vessazioni morali e materiali subite;  -ove ricorre il rimborso di spese subite ed esborsate dai cittadini per avere fatto fronte in maniera sostitutiva alle inefficienze di AICA. La gestione di AICA è gravemente iniqua nell’applicazione delle forme di fornitura di acqua fra i Comuni, considerato: che vi sono Comuni con cui intrattiene rapporti di fornitura diretta, facendo assumere ai medesimi la veste di “grossista”, quindi distributore ai propri cittadini, violando la disposizione di legge che prevede quale unico distributore, il gestore idrico unico per convenzione con l’ATI Idrico. AICA ed ATI IDRICO, non hanno determinato il costo equo del servizio sostitutivo di fornitura con autobotte, che deve far carico per previsione di legge ad AICA, la quale da comunicati ha indicato che il costo venga anticipato dall’utente per essere successivamente rimborsato o compensato in decurtazione dalle bollette/fatture che AICA emetterà ai medesimi utenti.

Le Autorità accertino che le tariffe, elevate da ATI Idrico e applicate da AICA, sono illegittime poiché non rispettano i criteri di legge, tant’è che ARERA non le ha mai approvate; da ciò ne sono derivati aumenti infondati a carico degli utenti. Considerato che sia AICA che ATI Idrico, si sono rilevati incapaci a realizzare gli investimenti infrastrutturali, fra cui la manutenzione e sostituzione di reti idriche vetuste (evidenti le perdite idriche diffuse), finanziati con contributo in c/capitale da parte dei Fondi dell’UE andati revocati per inattività, si ritiene che in via eccezionale se ne facciano carico e programma di realizzazione le strutture pubbliche del territorio, ed in particolare il Genio Civile, coadiuvate dall’Esercito e/o dalle Forze dell’Ordine con funzione di vigilanza, e sorveglianza del territorio, per garantire il buon andamento delle opere ed il rispetto dei tempi di realizzazione.

AICA è in grave strutturale squilibrio finanziario, e ciò, nonostante non abbia effettuato gli investimenti infrastrutturali che erano previsti nel Piano d’ambito e nel Piano Programma, elevati sin dal suo avvio di attività e comunque dai medesimi Piani a seguire, trattasi di obblighi cui si doveva attenere poiché corrispondenti al piano tariffario applicato che nello stabilire le tariffe e relativi incassi dagli utenti, in controparte doveva destinare i flussi finanziari alla realizzazione di queste opere infrastrutturali.

AICA, non ha mai chiuso i Bilanci annuali in pareggio, violando i precetti di legge quale ente pubblico al pari dei Comuni, non rispettando pertanto l’istituto del così detto “Patto di stabilita” di previsione costituzionale e regolamenti Ue e TUELL. Inadempiente anche alla legge civile non avendo coperto le perdite dichiarate, tramite apporti di capitale da parte dei Comuni, Soci per come si erano impegnati i Sindaci approvando i Bilanci annuali con specifiche delibere ed appostazioni nei Bilanci medesimi, come previsto dal Codice Civile in presenza di sottocapitalizzazione dell’azienda. Ricorrevano e ricorrono pertanto le condizioni del Commissariamento, riguardante sia le facoltà della Prefettura, che le competenze dell’Assessorato delle Autonomie Locali e della Funzione Pubblica, e dell’Assessorato dell’Energia e dei Servizi di Pubblica Utilità  Stante quanto è constatato, e dimostrato: dal Bilancio in tutte le sue parti al 31/12/2024 inclusa la Relazione del Collegio dei Revisori, ultimo depositato a febbraio 2026 (in notevole ritardo), sullo stato di squilibrio economico-finanziario (circa € 25milioni) e produttivo di AICA; il non procedere da parte di AICA ed ATI Idrico al Piano di Riequilibrio – previsto per legge e dalla convenzione fra loro; il non aver rappresentato la grave situazione al Tribunale di Agrigento Sezione Civile; il non aver presentato adeguato e fondato Bilancio previsionale; il non avere presentato alcuna Relazione semestrale  sull’andamento economico-finanziario e produttivo; il non aver presentato il Bilancio al 31/12/2025 entro il termine del 31/05/2026; fa ritenere che gli Organi di AICA abbiano e stiano arbitrariamente e dogmaticamente conducendo l’azienda, come se fosse un normale periodo di gestione ordinaria, pur essendo in evidente bancarotta (purtroppo), che imponeva la gestione straordinaria speciale controllata di competenza di un Commissario; quindi le attività svolte in questo periodo dagli Organi di Aica, pongono la certa questione che, se non sono del tutto invalide le decisioni da loro prese, quanto meno si ritiene che li rende responsabili dell’eventuale aggravamento finanziario e della deleteria, inefficiente gestione del servizio idrico a discapito degli utenti e con danno per il demanio pubblico, per aver agito autonomamente in un non normale, bensì straordinario periodo d’attività. Il Gestore Idrico e l’Ente di Governo d’Ambito dovranno operare secondo le previsioni di legge dettate dal D.lgs. n.152/2006, garantendo la gestione pubblica del servizio idrico integrato. I Comitati portatori dell’interesse pubblico, in linea con le previsioni e dettati di legge, in stretta relazione con i cittadini ne ascolteranno le esigenze, presteranno informazione, eserciteranno il controllo delle attività del Gestore Idrico e dell’Ente di Governo dell’Ambito, per quanto attiene all’erogazione del servizio idrico integrato, tenuto conto dell’Acqua Bene Pubblico e della salvaguardia dell’Ambiente. Canicattì, Licata lì 16/06/2026   Con osservanza  COMITATO CIVICO L’ACQUA AI CITTADINI DI LICATA – Via Principe di Napoli n.21 COMITATO CIVICO ACQUA BENE COMUNE DI CANICATTI – Via Beppe Montana n.2 Signori iscritti: Brillante Claudio, Damanti Franco, Rinascente Angelo, Iacopinelli Paolo, Iacopinelli Angelo Enzo, Mantia Gianluca, Graci Domenico, Licari Salvatore, Viola Carmen, Gallo Vincenzo, Falcone Fabio, Guarneri Gioachino, Bergamo Loris, Rampello Salvatore Mario, Scrimali Laura, Lo Vermi Vincenzo, Pranio Giuseppe

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Fonte: quilicata.it

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