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Il New York Times ad Agrigento, ma il progetto non nasce oggi: dove finisce il merito e comincia la propaganda. Sodano racconti tutta la storia

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Il New York Times ad Agrigento, ma il progetto non nasce oggi: dove finisce il merito e comincia la propaganda. Sodano racconti tutta la storia. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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Un po’ di gloria, certamente. Ma anche un pizzico di onestà intellettuale in più non avrebbe guastato.

Il sindaco di Agrigento Michele Sodano ha celebrato con orgoglio la visita del New York Times a Palazzo di Città e l’intervista dedicata alle politiche energetiche, ai pannelli solari sugli edifici pubblici e alle comunità energetiche. Un appuntamento importante, che fa piacere alla città e che merita di essere raccontato.

Peccato, però, che nel racconto del sindaco manchi un dettaglio tutt’altro che secondario: gran parte del lavoro sul quale oggi il New York Times ha acceso i riflettori non sarebbe nato con l’attuale amministrazione, ma sarebbe stato già impostato, presentato e accettato durante la precedente amministrazione guidata da Franco Miccichè.

E allora viene spontanea una domanda: perché raccontare la storia soltanto dal capitolo più conveniente? Nessuno vuole togliere a Sodano il merito di essere stato intervistato da una delle testate giornalistiche più prestigiose del mondo, anzi, è una vetrina importante per Agrigento e il sindaco ha tutto il diritto di esserne orgoglioso. Ma una cosa è rivendicare il lavoro fatto dalla propria amministrazione, altra cosa è lasciare intendere che ciò che oggi viene raccontato agli americani sia frutto esclusivo dell’attuale governo della città. Perché se il progetto era già stato costruito, portato avanti e approvato dalla precedente amministrazione, allora sarebbe stato doveroso ricordarlo.

Non per galanteria politica. Per correttezza istituzionale.

La politica, soprattutto quando parla di progetti complessi come transizione energetica, comunità energetiche e installazione di impianti fotovoltaici, non può funzionare con la logica del “prima di me non esisteva nulla”. I progetti amministrativi hanno una storia, hanno documenti, delibere, finanziamenti, procedure e soprattutto hanno spesso il lavoro di persone che magari non siedono più nella stanza in cui oggi arrivano i riflettori. E qui sta il paradosso.

Da una parte il sindaco rivendica il proprio «metodo», parla di competenza, di capacità tecnica, di amministratori che sanno leggere «un progetto, una norma tecnica, un bilancio». Parole condivisibili. Ma proprio perché si invoca competenza e serietà, sarebbe stato ancora più elegante saper leggere anche la storia amministrativa di quei progetti, riconoscendo il lavoro di chi li aveva avviati prima.

Perché un progetto non diventa “nuovo” semplicemente perché cambia il sindaco che lo racconta.

E il New York Times, probabilmente, non è arrivato ad Agrigento per scoprire quanto sia bravo un singolo amministratore. È arrivato per capire cosa la città stia facendo sul fronte della transizione energetica. E se quelle politiche affondano le proprie radici nel lavoro della precedente amministrazione, allora quel lavoro avrebbe meritato di essere citato. Onore, dunque, al sindaco Sodano per l’intervista. Ma altrettanto onore al merito di chi ha lavorato prima di lui. Perché appropriarsi politicamente di un risultato costruito da altri non trasforma automaticamente quel risultato in una propria creatura.

La vera competenza amministrativa non consiste soltanto nel farsi intervistare dal New York Times. Consiste anche nel saper dire: “Questo progetto lo abbiamo trovato già avviato e noi lo stiamo portando avanti”. Una frase semplice. Forse troppo semplice. Eppure sarebbe bastata per rendere quel post molto più credibile e, soprattutto, molto più rispettoso della verità amministrativa.

Nell’era Miccichè c’erano amministratori, tecnici, progetti e persone che hanno lavorato. E il fatto che oggi siano altri a raccogliere i riflettori non cancella ciò che è stato fatto ieri. Il New York Times può anche guardare ad Agrigento. Ma sarebbe bello che, almeno una volta, Agrigento guardasse anche indietro (non solo per dire che hanno lasciato la catastrofe, scappatoia dai facili costumi…), prima di attribuire tutti i meriti a chi oggi si trova davanti alle telecamere.

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Fonte: Sicilia24h

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